Settantatré anni prima del gesto di Totti («Zitti, quattro e a casa»), alla Juventus ne facciamo cinque. Cinque a zero, con Campo Testaccio in delirio per la Roma di Burgess, che chiuderà quella stagione al secondo posto: sugli spalti ci sono trentamila spettatori, ben più del limite di capienza (intorno ai venticinquemila); altri cinquemila tifosi assistono al leggendario incontro "di straforo", dal vicino Monte dei Cocci.

È la lezione delle lezioni, che passa alla storia non solo perché è ancora oggi la vittoria più larga contro i bianconeri: quella partita ispirerà persino un film - intitolato per l'appunto «Cinque a zero» - e la canzone che sarà la colonna sonora della pellicola. Un brano che ancora oggi, prima di ogni partita casalinga, risuona dagli altoparlanti mentre la squadra scende in campo per il riscaldamento. Il nome originale è «La canzona de Testaccio», ma è ormai conosciuta semplicemente come «Campo Testaccio».

La partita

Il 15 marzo 1931 la Roma è reduce da una sconfitta per 3-0 contro il Napoli, ma la voglia di riscatto contro la Vecchia Signora è grande. La Juventus è quella di Carlo Carcano, che si appresta a vincere cinque Scudetti di fila. In quella stagione, però, a Campo Testaccio non c'è trippa per gatti: su undici partite giocate in casa fino a quel momento, Ferraris IV e compagni ne hanno vinte nove, spesso con punteggi larghissimi. Ma nemmeno il più ottimista dei romanisti può immaginare quello che sta per succedere quando le squadre entrano in campo. Pronti via, al 6' passiamo già in vantaggio: la prima rete porta la firma dell'argentino Nicolas Lombardo, anche lui nato il 13 marzo come De Sisti, Bruno Conti e Nela.

I giallorossi sono indemoniati, la Juventus capolista sembra un innocuo agnellino finito nelle grinfie di una Lupa più famelica che mai. Il primo tempo si chiude sull'1-0, ma le velleità di rimonta bianconere vengono subito spente da "Sciabbolone" Volk, che a inizio ripresa firma il raddoppio. Per il centravanti fiumano sarà una stagione da incorniciare, conclusa con 29 gol e il titolo di capocannoniere.

Gli animi si surriscaldano, Ferraris IV e Cesarini vengono espulsi per reciproche scorrettezze al 60', ma un minuto dopo il "Professore" Fulvio Bernardini firma il tris su calcio di rigore concesso per un fallo in area di Caligaris su Volk. «L'entusiasmo non ha più limiti - scrive all'indomani Il Littoriale - Vediamo Ferraris, dai bordi del campo, rientrare momentaneamente nel rettangolo per abbracciare e baciare il compagno. La partita è ormai decisa». Ma i giallorossi non ne hanno abbastanza e colpiscono altre due volte: Fasanelli cala il poker, quindi ancora "Fuffo" per la doppietta personale che vale la cinquina.

È il delirio, in campo e sugli spalti: la Roma si porta al secondo posto in classifica, scavalcando il Bologna che pareggia 1-1 contro il Torino. Da quel momento in poi, Campo Testaccio si confermerà inespugnabile: i giallorossi ne faranno cinque al Genova e alla Pro Vercelli, addirittura sette al Livorno e tre al Brescia. Non basterà a conquistare il tricolore, ma la leggenda della casa giallorossa prenderà il via di lì a pochi mesi anche grazie a quella celebre canzone: «Cor core acceso da 'na passione / Undici atleti Roma chiamò / E sotto ar sole der Cupolone / 'Na bella maja a du' colori je trovò».