La Roma si ritrova oggi a Trigoria dopo i due giorni di riposo concessi da Fonseca alla squadra in seguito alla vittoria nel derby di sabato sera. Parola d'ordine: ultimo sforzo. Battere lo Spezia per raggiungere la Conference League, d'accordo, minimo stagionale da raccogliere solo all'ultimo atto di un campionato deludente, ma punto d'onore dopo una serata d'onore. Quella in cui la Roma ha battuto la Lazio con una prestazione accorta e cinica, in cui la squadra è apparsa determinata su ogni pallone in ogni centimetro del campo. Quello che sarebbe servito in tante altre partite di una stagione da dimenticare.

Tra i più positivi in campo Marash Kumbulla, in estate accostato, anzi, avvicinato dalla Lazio ma poi dirottato nella Capitale da un'offertona della Roma all'Hellas Verona per quello che è stato formalmente il primo acquisto della famiglia Friedkin neoproprietaria del club. Il nazionale albanese era partito dalla panchina nella stracittadina ma visto l'infortunio di Ibanez è stato buttato nella mischia in corso d'opera per sostituirlo. Risultato, una prestazione più che convincente, essenziale come è lui, senza fronzoli. Qualità che deve piacere anche a uno come José Mourinho, con il quale Marash è ansioso di mettersi a lavorare dopo la pausa estiva. Perché quando ha scelto la Roma sapeva che avrebbe avuto a che fare con un livello alto. «Wow», ha pensato quando l'ha chiamato la società giallorossa, ha confessato ieri sul suo profilo Instagram nella prima parte di un'intervista che andrà in onda oggi e domani nelle altre due "puntate". «Il momento più emozionante quest'anno è stata la partita col Milan e il mio gol del 3-3. Il Covid, invece, il momento più difficile della mia carriera. Cosa mi fa battere il cuore? Oltre a Peschiera del Garda (dov'è nato, ndr), entrare in campo con lo stadio pieno».

In vista dello Spezia Kumbulla dovrebbe trovare ancora spazio, anche in considerazione delle condizioni precarie dei compagni di reparto, con il solo Mancini che non è a rischio. Da valutare gli infortunati, a partire da Ibanez e Smalling, fino ad arrivare agli esterni sinistri Calafiori e Spinazzola (pre-convocato dal ct Mancini in Nazionale). Fermo ai box anche Veretout oltre al lungo degente Pau Lopez. Chi si sta mettendo alle spalle il passato è Nicolò Zaniolo, che aveva in preventivo per domani o dopodomani (ma potrebbe slittare anche alla prossima settimana) la visita in Austria dal professor Fink per il semaforo verde a tornare in campo. Una sola cosa è certa: non vede l'ora di liberarsi e lavora «senza tregua» ogni giorno (anche ieri l'hanno testimoniato i suoi social dove è apparso con papà Igor in allenamento e si è divertito in un siparietto con il compagno di squadra Villar).