Anche in un momento di apperente silenzio il tema del nuovo stadio della Roma continua a restare al centro della politica cittadina. E che il pensiero sia sempre presente nella testa dei dirigenti giallorossi e dei tifosi appare più che normale e legittimo. Sembra invece una novità il rincorrersidi pareri favorevoli alla costruzione di un impianto di proprietà per la Roma. Fatto questo ovviamente positivo, anche se forse frutto di una campagna elettorale che lentamente sta decollando. Ieri è stata la volta di Carlo Calenda, Europarlamentare, leader di Azione e tra i primi a candidarsi a Sindaco di Roma. Lo ha fatto dai microfoni de Gli Inascoltabili su Nsl radio. «Nelle prossime settimane farò una proposta dettagliata su dove lo stadio può sorgere e con quali tempi». Questa forse la dichiarazione più importante dell'ex ministro e che risponde perfettamente a quello che il club vorrebbe dalla pubblica amministrazione, e che invece, almeno formalmente il Comune non vorrebbe fare. Una novità non solo dal punto di vista del "rito" della burocrazia italiana, ma anche e soprattutto sostanziale, in cui il pubblico si fa carico di una scelta che ha inevitabilmente ripercussioni su tutta la città. «Credo che la Roma abbia pienamente ragione – ha proseguito Calenda – a parte lo sconcio di 10 anni persi, tutte cose che nelle altre città si fanno in quattro anni, è una vergogna nazionale. Come è vergognoso che la Raggi abbia detto di fare lo stadio solo prima delle elezioni». «Noi faremo una proposta di localizzazione – ha quindi ribadito Calenda – e penso che abbia ragione la Roma: lo deve fare il Comune perché quando la società fa proposte al Comune finisce in vacca, quindi è giusto che lo faccia l'amministrazione. Io farò la mia proposta molto dettagliata nelle prossime settimane». «La Roma adesso vuole una cosa completamente diversa – ha infine detto il leader di azione – uno stadio più piccolo, più friendly per gli spettatori e più adatto a quello che è il calcio contemporaneo. Per me se questa è la loro visione è giusto che lo facciano come vogliono, se lo costruiscono con i soldi loro lo stadio mica glieli da il Comune». Ed a quanto pare quest'area non dovrebbe essere quella degli ex Mercati Generali, su cui invece dovrebbe sorgere la Città dei Giovani. Il cantiere, gestito dalla Lamaro dei fratelli Toti, dovrebbe partire entro il prossimo ottobre, rendendo quindi l'area inutilizzabile. Difficile anche che possa essere scelta la zona del Gazometro, troppo piccola e difficilmente fruibile per quelli che dovrebbero gli standard di uno stadio europeo. Restano in piedi le ipotesi nel quadrante sud-est della città. E non va escluso un ritorno di fiamma per Tor di Valle. Vitek non ha rinunciato all'idea di costruire uno stadio dove ora sorge l'ippodoromo, e se dovesse presentarsi con una proposta concreta e sostenibile non è detto che la Roma non torni a sedersi al tavolo con la Cpi. Solo ipotesi per ora, tutte, in attesa che Calenda, e con lui (così si spera a Viale Tolstoj) gli altri canidati, facciano le loro proposte.