Dopo le parole rilasciate al nostro giornale la scorsa settimana dall'Assessore allo Sport, Politiche giovanili e Grandi Eventi cittadini, Daniele Frongia, l'attesa per il nuovo stadio della Roma è tornata ad essere concreta e tangibile. Al punto che molti speravano che questa settimana potesse segnare un qualche punto di svolta, magari con l'approvazione da parte della Giunta capitolina della Convenzione Urbanistica su cui i tecnici del Comune, con quelli dei proponenti, hanno lavorato sino a pochi giorni fa.

In realtà è improbabile che questo avvenga, e tutto sommato nemmeno a torto. Infatti se è vero che, come detto proprio da Frongia, «i proponenti e gli uffici hanno concluso i lavori sul piano tecnico» e che quindi «da adesso inizierà realmente e finalmente l'iter politico», è anche vero che quest'ultimo non può essere considerato come un passaggio scontato. O meglio, l'esito appare certo, a meno che qualcuno in Consiglio comunale non voglia rischiare una causa milionaria a danno dei cittadini, quel che non va sottovalutato sono invece i tempi. Ancora una volta proprio le tempistiche rappresentano il vero problema di questa infinita telenovela che vede protagonista indiretta la società giallorossa.

Alla sindaca mancano una manciata di voti (quattro o al massimo cinque) per avere la certezza della tenuta della sua maggioranza in Assemblea, e pur considerando lo stadio strategico per la città e per se stessa, non intende sacrificare su questo scranno le possibilità di una sua ricandidatura. L'opposizione dal canto suo sta affilando le armi, e anzi annusa l'occasione che contro la sindaca uscente si possa vincere nella Capitale. Ed ecco susseguirsi i nomi dei possibili sfidanti, dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni al coordinatore del Carroccio a Roma Claudio Durigon. Senza dimenticare che in molti credono che il vero rivale della Raggi si annidi all'interno del suo stesso movimento, con Alessandro Di Battista pronto a raccoglierne l'eredità.

In questo senso va tenuta seriamente in considerazione la trasferta romana dei prossimi giorni del fondatore del Movimento 5 Stelle. Da molto Beppe Grillo manca da queste latitudini, e la sua assenza non è stata affatto casuale. A Roma il leader dei 5 Stelle ha esercitato sempre un ruolo di mediazione, ed è stato uno dei principali sostenitori della sindaca. Il suo arrivo dovrebbe, a detta di chi nel Movimento lavora, dare nuova linfa alla Raggi, rafforzandone la posizione, rilanciando la sua candidatura, e quindi compattando la maggioranza.

I documenti decisivi

Fatto questo che rappresenterebbe il preludio al voto, prima in Giunta, quindi (dopo i passaggi nelle Commissioni consiliari e municipali) in Assemblea. Convenzione (come già detto) e Variante al Piano Regolatore Generale. Documenti che precederebbero l'adozione da parte del Comune della Delibera della Conferenza dei Servizi, datata gennaio 2018. Fase questa che potrebbe concludersi nelle prime settimane dopo l'estate, quindi tra settembre e ottobre. Poi il passaggio nuovamente in Regione per il via libera definitivo, le gare a bando europeo e la bonifica dell'area. Una tempistica che se rispettata permetterebbe ai proponenti, alla Roma, di posare la prima pietra nella primavera del prossimo anno.

Giusto in tempo per rappresentare il mattone, realmente e metaforicamente, su cui costruire tutta la prossima campagna elettorale. Resterebbe poi da risolvere solo la questione della proprietà dei terreni. Questione che però non preoccupa la Roma, nei suoi dirigenti italiani quanto nella proprietà americana del club. Dato ormai per scontato che non sarà Luca Parnasi e la sua Eurnova il partner dei giallorossi in questa impresa, poco importa se a sostituirlo ci sia il ceco Radovan Vitek o l'ex proprietario dell'ippodromo Gaetano Papalia. Anzi, si fa nuovamente largo l'ipotesi che a rilevare il pacchetto dei terreni possa essere proprio James Pallotta. Certo è che non sarà questo a fermare la realizzazione del nuovo stadio della Roma.