Doveva essere questa la settimana buona per riprendere il filo interrotto ormai da più di un mese con la pubblica amministrazione capitolina. Neanche il ferragosto aveva demoralizzato la Roma e i suoi dirigenti dopo il parere positivo della Regione sulle opere pubbliche. Purtroppo ci si è messa di mezzo la crisi di Governo, con il conseguente caos politico di questi giorni, a bloccare ancora una volta la ripresa della trattativa. Niente di allarmante, sia chiaro. Semplicemente il Comune ha approfittato del periodo di festa e dei problemi nazionali per proseguire nella propria strategia attendista. Anche perché, e questo va detto, qualora saltasse il Governo gialloverde, uno dei terreni di scontro tra 5 Stelle e Lega sarebbe proprio la Capitale e la poltrona di Virginia Raggi. Cosa accaduta anche alla vigilia delle elezioni europee, con il leader del Carroccio pronto a lanciare una vera e propria Ora su Roma. Salvini considera infatti la Città eterna come vero grimaldello per scardinare definitivamente la roccaforte grillina. E sul Campidoglio rischia di giocarsi la partita più cruenta, soprattutto se Di Maio riuscisse in qualche modo ad evitare il voto anticipato. Ed ecco quindi che la posizione di Virginia Raggi torna ad essere fortemente in bilico, e questa debolezza si ripercuote inevitabilmente sul progetto stadio. Un progetto che però la sindaca in cuor suo vorrebbe portare a casa. Almeno così assicurano fonti vicine alla prima cittadina. La Raggi sa che la sua carriera politica molto probabilmente terminerà con questo suo mandato da sindaca, ed è, al di là delle dichiarazioni pubbliche, anche consapevole di non aver brillato in questi anni. L'unica eredità tangibile che potrebbe lasciare è proprio lo stadio, ed in qualche modo questo potrebbe spingerla a muoversi.

Il piano B

La Roma dal canto suo è tranquilla di aver prodotto il massimo sforzo, e consapevole che qualunque marcia indietro del Comune verrebbe pagata a caro prezzo, elettorale ed economico. Il piano B di Fiumicino resta in piedi, e serve soprattutto ad esercitare una legittima pressione sul Campidoglio. Ormai certo non ci si culla più nella speranza di posare la prima pietra entro questo anno, ma si lavora per non andare oltre la prossima primavera. Come scritto più volte, ad oggi la deadline che i proponenti si sono dati è il prossimo settembre, mese entro il quale si conta di chiudere la partita della Variante e della Convenzione. Il lavoro sulla Variante è pressoché terminato, mentre sulla Convenzione resta in ballo ancora la realizzazione del potenziamento del trasporto pubblico, Roma-Lido e FL1 in primis. I due documenti dovrebbero arrivare in aula nel prossimo autunno ed essere approvati entro l'anno. Oltre non è onestamente ragionevole pensare di poter attendere. I ritardi accumulati ad oggi hanno già avuto delle conseguenze dirette sui proponenti, ultima in ordine di tempo, ma non di importanza, le dimissioni del Cda di Eurnova. A tal proposito non si registrano novità sostanziali nemmeno dalla famiglia Parnasi, ancora in cerca del sostituto di Giovanni Naccarato come Amministratore Delegato. Ed anche questo aspetto ha suggerito una paziente attesa dei giallorossi. Una volta rimesso in sesto l'assetto societario di Eurnova, e passata questa settimana di festa, si tornerà alla carica con il Comune per fissare il cronoprogramma dei prossimi incontri. Presumibilmente ci saranno parecchi incontri a stretto giro di tempo, a cominciare forse già dalla metà della prossima settimana.

Se i dubbi della sindaca e della sua amministrazione verranno in qualche modo chiariti non ci vorrà troppo tempo per giungere ad una positiva conclusione della trattativa. Nell'interesse della Roma, del Comune, e soprattutto della città.