Seicentoventi chilometri separano la Capitale da Imperia. Nell'immaginario Ligure, la Roma è lontana anni luce, spesso scavalcata nelle gerarchie dalle squadre del più vicino Nord.  La fede giallorossa però si sa, non conosce limiti, e allora può succedere che in una piccola provincia di 40.000 abitanti, considerata l'ultimo avamposto prima della Francia, un gruppo di trenta persone decida di riunirsi in un bar, di proprietà di un romanista originario della Borghesiana, per vedere le partite della propria squadra del cuore. Stiamo parlando del Club Ponente Giallorosso, un'associazione situata nel comune di Imperia Porto Maurizio nata come un gioco il 28 luglio di quest'anno e diventata in poche settimane una realtà in continua espansione. Il presidente si chiama Maurizio Gonzales

Il motto "volemose bene, divertiamoci e guardiamo la partita", richiama a una romanità pura e semplice, quasi impossibile da ritrovare al di fuori delle mura della Capitale: "Abbracciamo una zona che va dalla provincia di Savona a quella di Imperia. Siamo lo spin-off di un club nato l'anno scorso, il Roma Club Imperia Francesco Totti. Siamo più di trenta, un numero destinato sicuramente a crescere. Ci mangiamo cacio e pepe, supplì, cerchiamo di fare sempre qualcosa che ricordi la città della nostra squadra del cuore. Abbiamo fatto tante amicizie e abbiamo partecipato già a diverse trasferte, come quella di Torino dell'anno scorso", racconta a Il Romanista il segretario del club Stefano Macaluso, una persona che unisce alla fede giallorossa l'amore per la sua terra. Una terra scossa, appena un anno fa, dal crollo del Ponte Morandi a Genova, una tragedia che ha toccato il popolo ligure e l'Italia intera. Impossibile allora non chiedergli una testimonianza, proprio nel giorno del primo anniversario del disastro:  "Mi ricordo perfettamente di quel giorno, noi liguri lo chiamavamo Il Ponte di Brooklyn per via della sua forma. Ero in ufficio e un amico mi ha detto che il ponte era crollato. Non ci volevo credere, cosi sono andato nella sede del Club e ho visto quanto accaduto alla televisione".

Una struttura che era parte della quotidianità dei liguri, improvvisamente crollata tra lo sgomento generale:  "Per noi era come fare il raccordo anulare, quel ponte era importante, qualunque era la tua direzione dovevi per forza passare da lì. A me è capitato di farlo anche quattro volte in un giorno. Conoscevo anche una persona tra le vittime della tragedia ", ha proseguito poi Stefano Macaluso. A un anno dal crollo, Genova sta provando a ricominciare rimanendo unita, proprio come fa sin dalla sua nascita il piccolo Club di Stefano, accomunato dalla voglia di stare insieme per sostenere una fede, quella giallorossa.