Una Pasqua agitata quella vissuta dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. E le sorti dello stadio tornano ad essere messe in discussione, almeno stando a sentire alcune voci della stampa e di qualche protagonista della politica romana. La realtà è ben diversa ovviamente, anche se la decisione del Gip di Roma rischia seriamente di destabilizzare i già compromessi equilibri della maggioranza capitolina. Tutto nasce da una denuncia di Francesco Sanvitto, ex 5 Stelle, animatore di quel Tavolo dell'Urbanistica, da sempre contrario allo stadio della Roma, secondo cui la sindaca avrebbe compiuto un abuso quando ha deciso di procedere con la Variante (la cui procedura è complessa ed ancora in corso) senza mettere al voto il Verbale della Conferenza dei Servizi. Fatto questo che ha permesso a tutta l'opposizione capitolina di insorgere e chiedere insistentemente le dimissioni della sindaca. Dimissioni chieste (anche se con meno vis) anche dagli alleati del Governo nazionale. E c'è chi si spinge oltre, come il capogruppo del PD in Campidoglio, Giulio Pelonzi. «Al di là degli sviluppi giudiziari della vicenda – ha dichiarato Pelonzi - noi rimaniamo fermi sulla nostra posizione iniziale: il progetto della Giunta Raggi per lo Stadio non ha le caratteristiche che servono in base alla legge 147, non c'è l'interesse pubblico! Siamo ancora in tempo per annullare questo progetto e aprire una nuova procedura,  affinché al più presto la città e la Roma abbiano uno stadio».

Ma occorre non fermarsi all'apparenza. La decisione del Gip Costantino De Robbio presenta sì degli elementi che possono preoccupare, ma sui quali è necessario un approfondimento. Intanto il parere della Procura, che ha chiesto l'archiviazione della posizione della sindaca, ritenendo quindi che non vi sia stato alcun dolo. Per De Robbio, invece, «occorre approfondire la sussistenza e le eventuali ragioni di una evidente violazione di legge che, laddove ravvisata, supererebbe le argomentazioni del magistrato inquirente in tema di dolo intenzionale e dall'altra parte far luce sul tema della mancata convocazione e acquisizione del parere sulla commissione urbanistica nell'iter per l'approvazione della delibera in questione, anche attraverso l'audizione del presidente della Commissione urbanistica e del consigliere comunale indicati dall'opponente». Il Gip non condanna (e non potrebbe per legge) la sindaca, ma chiede un approfondimento di indagine, perché ritiene che se la violazione di legge venisse ravvisata (è fondamentale il "laddove" utilizzato dal giudice) sarebbe tale da non poter essere trascurata.

Ed infatti subito sono intervenuti a rassicurare gli animi i legali della Raggi. «Emerge in maniera intellegibile - precisano in una nota i legali della sindaca Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo - che il passaggio in Consiglio Comunale per la definitiva approvazione del progetto, a seguito dei rilievi della Conferenza dei Servizi e l'approvazione della cosiddetta Variante Urbanistica votata in tale sede, fu all'epoca esclusivamente rimandato (ed è infatti in programma prima dell'estate) proprio per consentire a chiunque interessato (compresa l'associazione presieduta dal querelante Sanvitto) di proporre le proprie deduzioni». «Si decise in sostanza - aggiungono i legali - di applicare una procedura ordinaria, più conservativa, a garanzia e nel rispetto della fase pubblicistica e nel rispetto di buon andamento dell'azione amministrativa, compreso il principio della partecipazione e trasparenza dell'azione amministrativa». «L'arresto di Parnasi del 13 giugno 2018 – concludono gli avvocati  - sospese l'iter di approvazione rendendo opportuni ulteriori approfondimenti, positivamente conclusosi e che consentiranno a breve il passaggio obbligatorio in Consiglio Comunale».