Doveva essere l'uomo in più. Il talento in grado di garantire qualità a quella transizione offensiva che nella passata stagione era stata un po' la palla al piede di una Roma che aveva comunque sognato in grande. Il giocatore in grado di far fare il salto di qualità a tutta la squadra. Niente di tutto questo. Javier Pastore non se la prenda, ma fin qui è stato un flop. Di quelli che il rumore si sente fino a Parigi: oltre venticinque milioni per il suo cartellino, cinque anni di contratto a nove milioni lordi a stagione, un investimento a perdere. Tra un paio di colpi di tacco che avevano fatto illudere e una serie di stop muscolari ai polpacci che hanno definito ancora meglio i contorni di un fallimento. Tecnico e tattico. Acquistato per giocare centrocampista, in quel ruolo è durato lo spazio di un tempo, i primi quarantacinque minuti nella gara inaugurale del campionato a Torino contro i granata. Poi basta. Con un progressivo allontanamento dalla formazione titolare tra una visita in infermeria, un viaggio a Barcellona, un altro e un altro ancora stop muscolare.

Con Di Francesco ha giocato in totale 450 minuti, in pratica cinque partite intere, Ranieri non lo ha mai preso in considerazione. Adesso, però? Con Cristante e Zaniolo squalificati e Pellegrini costretto ad arretrare al fianco di Nzonzi, si è creato il buco nel ruolo di trequartista centrale. Che poi è il ruolo ideale per le caratteristiche tecniche dell'argentino. Quella contro il Cagliari potrebbe essere veramente la sua occasione per riuscire a dare almeno un minimo di dignità alla sua stagione che fin qui è stata molto, ma molto al di sotto delle attese. Chissà che Ranieri non ci pensi. Magari ricordando il Pastore di Palermo e quello dei primi anni a Parigi. Ora o mai più.