Come preannunciato (in primis dagli stessi protagonisti), come scritto ormai da mesi, e come ampiamente previsto la CPI di Radovan Vitek e la Eurnova della famiglia Parnasi hanno presentato in questi giorni due ricorsi al TAR del Lazio contro la decisione del Comune di Roma di revocare il pubblico interesse sul progetto per il nuovo stadio della Roma. Una decisione formalizzata lo scorso 21 luglio dopo settimane di impasse, e contro cui da subito le società proprietarie dei terreni di Tor di Valle si erano scagliate. I legali che curano i ricorsi hanno preso tutto il tempo a loro disposizione per studiare le carte ed alla fine hanno ritenuto di dover concentrare gli sforzi su due aspetti, un più formale e l'altro più sostanziale.

Il primo ricorso punta il dito infatti contro un aspetto forse solo formale, e contesta come nel testo approvato dall'Assemblea Capitolina si faccia riferimento al parere fornito dalla Commissione Urbanistica. Parere che non sarebbe valido per l'assenza del numero legale. Nell'occasione furono solo tre i consiglieri ad esprimersi, facendo sorgere dubbi sulla legittimità dell'atto di indirizzo fin da subito. Se non fosse per il fatto che il parere della Commissione è, per l'appunto, solo di indirizzo e non vincolante. Il secondo ricorso invece rischia di avere basi più solide, contestando la scelta del mezzo giuridico con cui si è arrivati alla revoca. I legali di Vitek e Parnasi ritengono illegittima la decisione di utilizzare l'annullamento in autotutela, di fatto impedendo al proponente la possibilità di difendersi in Aula. Se riuscissero a far accogliere il ricorso il Comune rischierebbe di pagare un risarcimento di 265 milioni di euro (234 per la CPI e 31 per Eurnova), e per questo l'Avvocatura del Campidoglio sarebbe stata già incaricata di studiare al meglio le carte.

Già in passato i legali di Vitek hanno avuto la meglio su quelli del Comune (nel caso del centro commerciale Maximo), ed il nuovo sindaco vorrebbe evitare di cominciare il proprio mandato con un handicap di questa portata. Per ora sembra da escludere che si possa rimettere in discussione il progetto su Tor di Valle, e su questo sembrano essersi rassegnati anche i diretti interessati. Dal Campidoglio filtra una certa tranquillità circa l'esito dei ricorsi, ma anche un leggero fastidio per una eredità di cui nessuno si sente responsabile. Non aiuta sicuramente il fatto che con ogni evidenza si stia procedendo a rilento con la costituzione dell'ufficio di scopo dedicato allo stadio aleggiato in campagna elettorale, e che avrebbe non solo il compito di facilitare il dialogo tra la Roma e la pubblica amministrazione, ma soprattutto dare un segnale chiaro sulle reali intenzioni del sindaco Roberto Gualtieri. Quella che era parsa da subito come una buona idea, forse oggi comincia a diventare una urgenza non più differibile.