Nuovo Stadio

AUDIO - Nuovo stadio, Veloccia: "Progetto unico. Dai Friedkin messa in campo l'eccellenza"

A Radio Romanista è intervenuto l'Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma: "Dalla proprietà giallorossa poche parole e tanti fatti"

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PUBBLICATO DA La Redazione
17 Marzo 2026 - 11:28

A Radio Romanista ha parlato Maurizio Veloccia, Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Il tema principale trattato, ovviamente, è stato il nuovo stadio della Roma. Queste le sue parole:

Dopo venerdì, la fase politica è chiusa?

"Con successo, una delle delibere più votate. C'è grande soddisfazione".

Come mai ci sono stati degli astenuti?

"Credo sia un'astensione più legata all'appartenenza politica che non al merito, perché poi si è ribadita l'importanza dello stadio della città. L'ho visto come un partito del "nì", del tipo "voterei sì ma arriva da un partito non nostro".

Oltre alle 5 astensioni, 4 consiglieri non hanno partecipato al voto. Questo è un segnale, che racconta la storia e le difficoltà di questo progetto. La Roma ha presentato il progetto a dicembre e due mesi e mezzo dopo c'è stato il voto, è un gran risultato. Oltre 60 mila pagine di documentazione, con un lavoro incredibile dei tecnici della Roma e del Comune. Di queste oltre 60mila pagine, c'è qualcosa che l'ha stupita in positivo o in negativo?

"Mi ha sorpreso la cura con cui è stato progettato il nuovo impianto. Non è uno stadio standard, è uno stadio in cui si vede che c'è qualcosa in più della semplice struttura sportiva. Uno stadio che nella sua identità si ricollega alla storia di Roma, anche nei materiali della costruzione. Si pensi che parte di un'antica cisterna verrà usata nella costruzione. Questo ha fatto lievitare i costi, ma a me sembra che ci sia stato un lavoro per costruire qualcosa di unico. Questo è da apprezzare anche perché chi conosce il quadrante di quella città sa che lì di unico non c'è nulla. Portare qualcosa del genere in una zona popolare con Pietralata è lodevole".

C'è ancora però una fase tecnica importane, la conferenza dei servizi decisoria, che verrà gestita da Massimo Sessa. Con quali tempistiche prevedete di trasmettere la documentazione per l'avvio? Che cronoprogramma vi siete dati?

"Quando ho fatto un video su Instagram per la delibera ho ricevuto commenti che mi hanno fatto capire che forse non si conosce il percorso dello stadio. Il progetto vero, con decine di migliaia di pagine, è stato consegnato a fine dello scorso anno, perché il percorso precedente è stato quello di costruzione del progetto. Ora siamo in una fase importante, la politica esce di scena e si passa alle valutazioni tecniche, con la conferenza che timbra il progetto finale e che ha un percorso di qualche mese perché ogni ente deve realizzare le tantissime pagine di progetto, una marea di enti che su ogni aspetto devono dare la loro. Ci vuole qualche mese perché per esempio un percorso importante è quello di valutazione dell'impatto ambientale, capire come questa opera si inserisce nell'ambiente circostante. Qualche mese ci vuole ma abbiamo concordato per tenere questo dossier all'interno di Euro2032. Il commissario, che confermo gestirà questo percorso, può mettere tutti attorno al tavolo per discuterne".

Che tipo di ostacoli ci possono essere?

"Ostacoli ci possono essere, anche solo per riparare una buca, ma ci si lavora. Penso questo: in due anni è stato fatto un lavoro enorme, la vera sfida oltre a costruire lo stadio è come ci porti i tifosi, come ci esci in sicurezza e come riqualifichi le metro e aumenti i treni per le partite clou, è tutto ciò che è intorno allo stadio la vera sfida. Devo dire che la Roma ci ha messo del suo, ci sono professionisti di estremo valore che hanno già fatto stadi nel mondo. Il nostro lavoro è accompagnare loro, ora ogni ente dovrà dire se le soluzioni trovate convincono. Per esempio abbiamo avuto per mesi il tema del bosco: anche lì bisogna compensare le aree, quindi è stato creato intorno allo stadio un parco in cui capiremo che essenze mettere. Si tratta di considerare proposte della Roma che abbiamo convalidato, ma è normale amministrazione. Siamo riusciti a fare il Giubileo, non vedo perché non fare questo stadio".

Per il suo percorso, se ci fossero gli astri, lo stadio sembrerebbe nel suo destino. Che sensazioni si hanno? Si cambierà nome alla stazione dei Quintiliani?

"Si tratta di una grandissima soddisfazione, se ne parla da tempo, ma per non dar l'impressione che io porti sfiga dico che finché mi occupai del precedente progetto stava andando avanti. Io penso sia un'occasione unica per la città, viaggiare in Europa e vedere che nelle altre città è stato possibile ciò che qui non lo è stato fa inca**are. Noi dobbiamo fare il massimo dalle grandi opere e tra queste lo stadio, grandi strutture sportive perché lo sport è uno degli asset economici della città. Vedremo se cambiare nome della metro, per ora però non ci sono altre stazioni che servono così tante persone. Lo stadio serve anche dare una vocazione urbana a un territorio che da anni lo aspetta".

Perché considerato il bacino di utenza non si è pensato a un stadio da 80 o 90 mila persone?

"Credo che questa scelta sia stata fatta dall'inizio. Uno stadio più grande avrebbe creato problemi a Pietralata. Si è trattato di una decisone in base alla quale è stata scelta Pietralata, perché altrimenti si sarebbe andati in zone fuori da Roma, per cui sarebbe servita solo l'auto".

Senza fare nomi, ma molti erano scettici sul fatto che si lasciasse fare lo stadio alla Roma. Lei come si pone?

"Mi pongo con la serenità di chi decide di fare politica al di sopra di ogni potentato. Dire che a Roma non si possono fare le cose è una scusa per non ammettere che non si è stati capaci di farle. Ci era stato detto così anche per il Giubileo, abbiamo lavorato con tutti ed è andato benissimo. A Roma c'è bel tempo e non si possono fare le cose... questi sono gli stereotipi. A Roma c'è bel tempo ma le cose si possono fare".

Ribadiamo come funzionerà per i trasporti.

"Questo stadio si fa per permettere alle persone di spostarsi coi mezzi pubblici. Ho sentito in aula anche che a Roma non siamo abituati a prendere i mezzi, non è vero. Non si prendono perché non ci sono, così vale per l'Olimpico. I romani non sono stupidi, se metti a disposizione i mezzi pubblici li utilizzano. Io abito vicino ad una stazione, sarei un pazzo a prendere l'auto anziché i mezzi. L'importante è che ce ne siano tanti e sicuri. 

Che impressioni ha avuto degli uomini della proprietà coinvolti nel progetto?

"La proprietà, ed è un approccio culturale, ha l'abitudine di parlare poco e di portare i risultati. Non si sono esposti tanto ma hanno portato un progetto da milioni di euro, vogliono regalare a Roma e alla Roma qualcosa di unico. Io sono molto fiducioso, anche perché hanno messo in campo l'eccellenza. Stiamo parlando di una società molto seria e molto riservata, che lavora con serietà e sono le cose che ci piacciono. Ci piacela correttezza e quando ci sono risultati li rivendichiamo, mi pare sia lo stesso per la proprietà".

 

 

 

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