Non è servito molto tempo a che le parole della sindaca di Roma Virginia Raggi producessero i primi effetti e le prime, piccate, reazioni. Dopo pochi minuti infatti, come noto, è stato il Presidente d'Aula Marcello De Vito a voler precisare come le accuse lanciate dalla prima cittadina non trovino (totale) fondamento nei fatti. E nelle ore immediatamente successive è intervenuta anche Eurnova, nella persona di Flavia Parnasi, sorella di Luca ed attuale "reggente" della società che ha ceduto la partecipazione al progetto ed i terreni di Tor di Valle a Radovan Vitek, ma che risulta ancora essere ufficialmente il soggetto proponente. «Ci si consenta di smentire in modo assoluto – ha esordita la Parnasi in una nota - che Eurnova non abbia ottemperato alle richieste dell'Amministrazione e di indignarci, quali imprenditori e cittadini romani, per il totale asservimento degli interessi della collettività a quelli di una società privata, quale è la A.S. Roma». Parole che fanno trasparire senza ombra di dubbio come ormai tra le parti i rapporti siano del tutto consumati. «L'area – prosegue la nota - è libera da qualunque vincolo che ne possa ostacolare la realizzazione dello stadio e dell'intero progetto edificatorio che, solo pochi mesi fa, la Sindaca riconosceva essere di enorme importanza per il rilancio della Città e nell'interesse della collettività». Ed in realtà proprio su questo sia il Comune che la Roma puntano le proprie fiches in questa partita, convinti entrambi che Eurnova da tempo non sia nella condizione di proseguire con il progetto. «È evidente che il pregiudizio che si produrrà a carico della società proponente – scrive ancora Flavia Parnasi, riferendosi all'eventualità che si proceda con la revoca - dovrà essere indennizzato e risarcito. Così come è evidente che di tale danno si saranno resi responsabili gli amministratori che tale revoca abbiano deliberato, ponendo l'ambizione personale e l'interesse di una società privata dinnanzi al bene della cosa pubblica». Una conclusione che non lascia spazio ad interpretazioni, ma che non tiene conto delle condizioni di difficoltà che proprio il comportamento di Eurnova e dei suoi dirigenti ha determinato. La Roma per ora non replica, ferma nelle proprie posizioni, espresse più volte pubblicamente, e convinta delle proprie ragioni. L'impressione è che comunque si sia solo alle prime schermaglie di una battaglia legale che si protrarrà nei mesi, ed i cui effetti si vedono già ora. Martedì prossimo l'Assemblea Capitolina sarà chiamata nuovamente alla prova. E qualche segnale pur arriva, come la decisione della capigruppo di spostare lo stadio al terzo punto in discussione (dal nono occupato in precedenza). La sensazione però è che, con l'aggiunta della sessione di bilancio che aggraverà il peso dei lavori, anche questa volta non ci sarà la fumata bianca attesa dal club giallorosso.