Sembrano avere un debole per le belle storie a Trigoria: Perfection non è l'unico che si è ritrovato in uno dei settori giovanili più importanti d'Italia facendo il giro lungo, quello che a un certo punto sembra una strada senza uscita. Il 18enne gambiano Darboe, che a ottobre è andato in panchina in A, contro il Milan, era un minore non accompagnato, lo Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo del Ministero dell'Interno) lo aveva mandato a Rieti in una struttura protetta, lui girando per la città è arrivato al campo dell'Asd Young Rieti, che dopo un lungo iter lo ha tesserato e mandato a Trigoria per un provino. Cui si è sottoposto, la scorsa estate, anche il senegalese Tall, che, di fatto, fino allo scorso primo novembre, Inter-Roma 2-4, non aveva giocato che con gli amici, e già alla seconda gara ha segnato un gol decisivo ai campioni d'Italia dell'Atalanta. Una storia molto simile a quella del senegalese Keba, classe 1998 come Perfection, che giocava tra i dilettanti dello Spoltore, in Abruzzo, è arrivato a Trigoria in cerca di fortuna e ha convinto De Rossi. Come il difensore Ndiayé, anche lui senegalese, a mezzo servizio tra Primavera e U18: tesserato a ottobre, viene dall'Afro Napoli United, dopo essere sbarcato con un barcone a Lampedusa. «Li conosciamo, quelli dell'Afro Napoli: sono bravi, lavorano bene. Ma sono più competitivi, loro ci tengono a fare bene anche nel calcio. Noi facciamo un lavoro un po' diverso».

Dall'Eneide alla Tiburtina

A parlare è Alberto Urbinati, presidente della "Liberi Nantes", la società sportiva dilettantistica di Pietralata (che prende il nome, parafrasandolo, da un verso dell'Eneide, la storia di esuli da cui nacque Roma) che accolse Perfection, appena arrivato in Italia. «Fino all'anno scorso noi giocavamo fuori classifica, chiudevamo l'anno a zero - spiega - il calcio ci piace, ma è solo un mezzo per far giocare questi ragazzi. Lavoriamo con i migranti, accogliamo tutti, e non chiediamo mai a nessuno che storia ha. Molte sono drammatiche, faticose da rivangare. Se vogliono le raccontano loro, noi non le chiediamo. Noi vogliamo sapere solo se vogliono giocare a calcio». Joseph Bouasse Ombiogno, il ragazzo detto Perfection, sapeva giocare meglio di tutti: in campo, nelle poche amichevoli giocate, non gli stava dietro nessuno, faceva quello che voleva, seguendo solamente il suo talento, che in una categoria di amatori era davvero sprecato.

D'altronde lui era partito dal Camerun per giocare a calcio. Un sedicente procuratore lo aveva portato in Italia, e poi lo ha abbandonato alla Stazione Termini. «E lui si è sistemato, in qualche modo, poi è venuto a sapere della nostra associazione, e si è presentato. Della sua storia non so molto, come detto certe cose non le chiediamo. Ma mi pare di ricordare che fosse venuto in aereo in Italia, non con il barcone. Probabilmente chi lo aveva portato aveva anche chiesto il visto, e fatto le cose in regola. Non so se questo è il caso, non l'ho mai saputo, ma ci sono persone senza scrupoli che organizzano questi viaggi estorcendo soldi alla famiglia, in Africa. Millantano chissà quali contatti, promettono la vita dorata del calciatore in Europa, si fanno pagare viaggio e spese, fanno un biglietto di sola andata, e poi, una volta atterrati, abbandonano il ragazzo e spariscono».

Una storia vista tante volte, finita bene - o almeno così sembrava - grazie ai Liberi Nantes. «Non avevo sue notizie recenti, lo seguivo a distanza: so che giocava il Mundialito, un torneo tra comunità di migranti, con alcuni miei ex giocatori, che era amico dell'ex laziale Minala. Non era semplicissimo parlarci, era un ragazzo particolarmente complesso, anche se si è sempre comportato bene. Come tanti che vengono qui si sentiva bravo, non è stato facile fargli capire che occasione enorme gli stava capitando, quando lo voleva la Roma». Un sogno, durato davvero troppo poco.