Ci sono giorni in cui puoi sorridere, ma è meglio non farti vedere troppo in giro. Anche se forse, per Ebrima Darboe, compagni e staff avrebbero fatto un'eccezione: c'è poco da ridere quando si perde 4-0, ma il ragazzo gambiano ha coronato un sogno, col suo debutto in Primavera. Quando è arrivato a Trigoria, nell'agosto del 2017, dopo aver provato con Pescara ed Entella, era in età per l'Under 17: ha visto i suoi coetanei del 2001 giocare e vincere lo scudetto, proprio contro l'Atalanta ritrovata ieri, e poi salire di categoria. Ha visto la prima squadra, ci si è anche allenato, ma non poteva fare altro. E nonostante tutto era già fortunato, perché in Italia non ci è arrivato come calciatore in cerca di squadra, ma come ragazzo che sperava di trovare una vita migliore. Migrante, minorenne, arrivato senza genitori: lo Stato lo ha dirottato a Rieti, in una struttura protetta, ha cominciato ad allenarsi con l'Asd Young Rieti, è stato tesserato, e dopo poche partite segnalato alla Roma. Per giocare ci è voluto un anno e mezzo: il tesseramento di un extracomunitario minorenne (farà 18 anni il 6 giugno) è affare molto complicato.

Alla prima convocazione, il ragazzo è stato subito buttato nella mischia: non era scontato, visto che si giocava sul campo della capolista, quell'Atalanta che ha lanciato in A il suo connazionale Barrow, e ora in Primavera ha un altro gambiano, Colley, autore del gol del 2-0. Subito dopo, al 25' della ripresa, De Rossi ha potato per un triplo cambio: tra gli altri fuori il terzino sinistro Semeraro, dentro col numero 22 Darboe, piazzato interno di centrocampo, con arretramento in difesa di Freddi Greco, un altro ragazzo nato in Africa (ma italiano). È ancora leggerino Darboe, ma è entrato senza paura: alla prima occasione ha dimostrato di saper proteggere bene il pallone dal pressing, alla seconda lo ha recuperato, vincendo un contrasto, e scaricato in avanti, avviando una bella azione, rifinita da un cross di Riccardi e sprecato da un colpo di testa di Trasciani, che non ha indirizzato in porta. Una buona sponda di prima ha mandato Pezzella al tiro, il primo errore lo ha fatto quando ha provato una giocata di classe, una trivela per crossare, senza compagni in area. Ma va bene così: non giocava da un anno e mezzo, ha dimostrato personalità. E di poter dare una mano, in una squadra già competitiva.