Le parole

Zago: "Mourinho mi ricorda molto Capello"

L'ex giocatore della Roma: "Ho incontrato il portoghese a Trigoria, mi ha confermato di essere un numero uno. E Dybala può essere quello che Totti è stato per noi"

Zago e Mourinho a Trigoria

Zago e Mourinho a Trigoria

22 Settembre 2022 - 09:00

L’appuntamento è nel cuore di Roma. Quartiere Aventino, albergo nascosto ai curiosi, il fascino del Giardino degli Aranci a due passi, tutto intorno il profumo della storia. L’appuntamento è con Antonio Carlos Zago che a Roma ha lasciato un pezzo del suo cuore. "Mi sento italiano, anzi meglio ancora romano, qui ho vissuto gli anni migliori della mia carriera, il ricordo dello scudetto vinto viaggia sempre nella mia valigia, per me è un piacere tornare qui" ci dice con quel suo sorriso da eterno ragazzo anche se adesso la carta d’identità dice cinquantatrè e di professione fa l’allenatore giramondo, Italia, Ucraina, Giappone, adesso la Bolivia dove ha appena vinto uno scudetto ed è vicino al bis. 

Antonio come hai ritrovato Roma?
"Meravigliosa, come sempre. E con il solito valore aggiunto".

Che vuoi dire?
"La gente romana. In particolare i tifosi romanisti. Sono straordinari. Domenica scorsa quando mi hanno portato sotto l Curva Sud, mi sono emozionato come un bambino. Grazie".

É stata la Roma a farti la sorpresa?
"Sì. Non me lo aspettavo. Ha organizzato tutto Tiago Pinto che mi è sembrato un dirigente con una grande visione del presente proiettato verso il futuro. Per un attimo là, sotto quei tifosi, mi sono risentito un calciatore della Roma. E vi assicuro non c’è niente di meglio".

Sei stato ospite anche a Trigoria. Che società hai trovato?
"Ho toccato con mano un’organizzazione americana con un cuore romano. Trigoria è diventato un centro sportivo all’avanguardia nel mondo. Mi hanno accolto come un re. Se queste sono le premesse, sono convinto che faranno grandi cose".

Peccato che poi la partita con l’Atalanta tutto sia stata meno che un successo.
"Ma solo perché il calcio è uno sport che non sempre premia i migliori. La Roma meritava ampiamente di vincere. Nonostante la sconfitta, resto dell’idea che questa Roma sia una grande squadra che può ambire a qualsiasi traguardo".

Scudetto compreso?
"Perché no? Guardate che questa stagione sarà anomala, ci sarà un Mondiale di mezzo da giocare, è legittimo domandarsi cosa succederà al ritorno dal Qatar. E poi nel campionato italiano non vedo una squadra dominante, c’è lo spazio per potersi inserire al vertice. La Roma ha tutto per poter essere ambiziosa".

A cominciare dall’allenatore.
"Assolutamente sì. Nella giornata che ho trascorso a Trigoria, ho avuto l’opportunità di fare una bella chiacchierata con Mourinho. Già la sapevo, ma mi ha confermato di essere di un’altra categoria. Del resto la sua storia lo certifica. Ha vinto ovunque e lo ha già fatto anche con la Roma. Che bella quella vittoria in Conference League. Sai una cosa?"

Cosa?
"Mou mi ha ricordato tantissimo Fabio Capello. Due allenatori che sanno come si vince. Ne conosco solo un altro di questo tipo".

Chi è?
"Pep Guardiola. Io ora alleno il Bolivar, un club che fa parte del gruppo City. Ho avuto la possibilità di incontrare il tecnico catalano a Manchester. Ha idee fantastiche sul calcio, le mette in pratica e vince. Come Capello e come Mourinho".

Vedi qualche altra somiglianza tra questa Roma e quella del terzo scudetto?
"Posso azzardare?"

Ci mancherebbe.
"Paulo Dybala può essere quello che Francesco Totti è stato per il nostro gruppo. L’argentino è un fuoriclasse, da quello che mi hanno raccontato, è felicissimo di stare alla Roma. E se un campione come Dybala è felice, potete stare tranquilli che vi farà divertire".

Allora azzardiamo noi: Abraham come Batistuta?
"Calma. Non perché Abraham non sia bravo, anzi per me è fortissimo, ma è ancora giovane, ha bisogno di crescere e migliorare, Batigol quando arrivò alla Roma era già un campione affermato".

Che ne pensi degli attuali difensori della Roma?
"Bravi. E mi piace che giochino a tre, anch’io in Bolivia schiero una linea a tre con i due esterni che devono spingere. L’ho appreso da Lucescu con cui ho collaborato per un paio d’anni allo Shakthar. Mi ispiro a lui per la fase difensiva, mentre per quella offensiva ho metabolizzato le idee di Zeman".

Ibañez è stato appena convocato per il Brasile.
"Mi piace tantissimo. Spesso quando sento parlare di Ibañez, noto che un po’ tutti dimenticano che non ha ancora ventiquattro anni. Ce ne sono pochi di difensori, a questa età, più bravi di lui".

Con Smalling, Mancini e Kumbulla possono fare un quartetto simile a quello dello scudetto Samuel, Zago, Aldair, Zebina?
"Noi eravamo forti, vero?"

Di più.
"Anche questi sono bravi. Ho grande stima di Smalling, ha esperienza e sa come muoversi in campo. Mancini mi sembra un lottatore, Kumbulla può solo migliorare al fianco di questi giocatori".

Che idea ti sei fatto dell’attuale stato del calcio italiano?
"Non partecipare per la seconda volta al Mondiale è stato un segnale preoccupante. Ma io che seguo sempre il calcio italiano, sto notando dei segnali di ripresa, dopo quello inglese, il campionato italiano rimane quello più difficile al mondo".

Chi lo vincerà il Mondiale?
"Faccio tre nomi: Brasile, Argentina o Francia. Anche se, mi ripeto, sarà un Mondiale molto, ma molto particolare e quindi potranno esserci sorprese".

Ora stai allenando in Bolivia dove ti stai togliendo anche qualche soddisfazione. Nel tuo futuro cosa vedi?
"Allenare. Volevo fare il tecnico sin da quando giocavo, ci sto riuscendo. Il mio sogno è quello di avere un’opportunità in Europa, meglio ancora in Italia che è la mia seconda casa".

Il Palermo è stato acquistato dal gruppo City.
"É presto per parlarne. Il mio sogno,mi potrete capire, è tornare a Roma. Ma mi rendo conto che è ancora prematuro".

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