Federica Di Criscio ha parlato ai microfoni di Roma Radio. Il difensore della Roma Femminile ha analizzato il momento delle giallorosse, anche in virtù della pausa per le nazionali attualmente in corso. Ecco cosa a dichiarato.

Che momento è per la squadra femminile dell'AS Roma?
Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro fatto in questi mesi. All'inizio eravamo una squadra nuova, dovevamo conoscerci, non era sicuramente facile. Pian piano, grazie anche allo staff che con noi ha lavorato tantissimo, siamo riusciti a creare un gruppo solido e ad avere la consapevolezza dei nostri mezzi e delle potenzialità che abbiamo. Ora la sensazione che ho quando entro in campo è che non abbiamo paura di nessuno e questo è positivo per fare risultato. Viviamo il momento con serenità, c'è piacere a entrare in campo e lottare per qualcosa di bello: questa è l'arma in più che abbiamo.

Avete dimostrato di essere una squadra che sa reagire benissimo a quello che succede in campo.
Questa è una delle differenze rispetto all'inizio, quando magari alla prima difficoltà ci demoralizzavamo. Adesso alla prima difficoltà vogliamo subito reagire perché portare a casa il risultato per noi è vitale. Si respira proprio un'aria bella.

Adesso vi conoscete anche meglio.
Abbiamo un giusto mix: in alcune giocatrici c'è tanta esperienza, in altre - le più giovani - c'è tanta brillantezza. Questo fa bene, è un'arma vincente. Io mi metto in mezzo a questo mix. Ad esempio dalle ragazze straniere si può imparare tantissimo, a partire dalla mentalità e dall'approccio che hanno nell'affrontare le difficoltà. Loro cercano sempre la parte positiva anche nell'errore, noi invece spesso ne facciamo una catastrofe. Su questo posso imparare tanto, poi certo posso anche trasmettere qualcosa.

Che esperienza è stata partire dalla tua città così giovane?
Un'esperienza che non mi è assolutamente pesata, l'ho affrontata con spensieratezza. Non sapevo a cosa stavo andando incontro, il calcio femminile era ancora nel limbo. Quando sono partita per la prima volta ho semplicemente detto a mia madre che andavo a Cervia per un provino. La mia famiglia mi ha accompagnato, a Cervia ho trovato un ambiente completamente diverso rispetto a quello a cui ero abituata, giocavamo in A2 e io facevo parte della Primavera. Il primo anno è stato bello, in quello successivo mi chiamò il Verona e le cose diventarono più dure. Mi chiamarono a giugno e a luglio sarei dovuta partire per la Champions League, che era qualcosa che nella mia testa non esisteva. Da lì è nato qualcosa di bello. Le difficoltà ci sono state, a partire dal poter finire la scuola, passando per il pregiudizio delle persone e la lontananza dai miei genitori. Poi sono andata al Bardolino, una delle squadre che ha fatto la storia del calcio femminile. Ero una delle più piccole e ho avuto la fortuna di giocare con grandi giocatrici come Melania Gabbiadini, che ora è una grandissima amica ma all'inizio non volevo neanche cambiarmi nello spogliatoio se c'era lei (ride, ndr). Da lì in poi è stato tutto in discesa.

Qual è il pregiudizio sul calcio femminile che non sopporti?
Anche solo il fatto di sentir dire "Ma perché, anche le donne giocano a calcio?". Già questa frase è fastidiosa, denota l'ignoranza di voler mettere dei limiti a una persona solo perché è donna. Noi a tutti gli effetti svolgiamo un lavoro. Poi mi dà fastidio anche chi dice "Le donne che giocano a calcio sono sicuramente omosessuali" e fa di tutta l'erba un fascio. Si tratta di pregiudizio, anche perché è un lavoro come un altro.

Avete avuto qualche contatto con i ragazzi della prima squadra?
Alla cena di Natale abbiamo avuto l'occasione di averli tutti lì e c'è stata l'occasione di chiacchierare. Alcuni sono molto interessati: ho avuto la possibilità di parlare con Daniele De Rossi e ascoltarlo dire "Vi seguo e guardo le vostre partite perché non pensavo che il calcio femminile potesse essere così" fa piacere, perché significa che abbiamo fatto cambiare idea a una persona che prima non seguiva il calcio femminile. E poi fa sempre piacere ricevere l'in bocca al lupo di un grande campione.

Come va il lavoro con il coach Betty Bavagnoli?
La cosa più importante che ci sta dando è il gruppo, ci ha fatto capire quanto è importante il gruppo. Fuori dal campo ognuno può fare quello che vuole, ma lì dentro siamo una cosa sola con tutti, anche con lo staff. Questo è uno dei valori che spesso si perde. Se il gruppo c'è è merito suo, è grazie a lei se stiamo facendo questi risultati. Un'altra grande cosa che apprezzo è il rispetto che ha nei nostri confronti, anche nelle piccolezze. Questo è un valore aggiunto.

Si vede che il gruppo è coeso, soprattutto dopo i gol o a fine partita.
All'inizio si vedeva la differenza anche nelle esultanze, adesso anche il portiere viene a esultare con noi. Noi ci mettiamo passione in quello che facciamo e il bello del calcio femminile è proprio questo: c'è ancora la voglia di dimostrare quanto ci teniamo a fare quello che facciamo e quanto è importante per noi portare a casa il risultato, perché vogliamo arrivare in alto