Prima i fatti. Chris Froome parteciperà al Tour de France che partirà sabato prossimo dalla Vandea. Con grande tempismo, il giorno dopo l'annuncio dell'esclusione da parte degli organizzatori perché poteva ledere l'immagine della competizione, è arrivata l'assoluzione da parte del tribunale antidoping dell'UCI sul caso di doping tenuto in sospeso da dieci mesi. E cioè la non negatività all'ultima Vuelta. 

Froome potrà quindi andare alla caccia della doppietta Giro-Tour a 20 anni di distanza dall'impresa di Pantani. Alla corsa rosa, infatti, ha partecipato senza che a nessuno potesse venire in mente che la presenza di un ciclista non negativo alla Vuelta e non ancora giudicato potesse ledere l'immagine della corsa. «Non ho mai dubitato - ha dichiarato Froome - che questo caso sarebbe stato archiviato per il semplice motivo che sapevo di non aver fatto nulla di male».

Il farmaco anti-asma

Froome era finito sotto inchiesta per l'uso di salbutamolo, un medicinale per l'asma, utilizzato durante la Vuelta del 2017. La motivazione dell'assoluzione sarà resa nota solo nei prossimi giorni, anche se il Team Sky ha parlato di «una revisione di tutti i 21 risultati dei test antidoping di Chris a partire dalla Vuelta che ha rivelato che il risultato rientrava nella gamma di variazione prevista e pertanto coerente con la sua assunzione di una dose consentita di salbutamolo».

Froome è uno dei tanti campioni dello sport che risultano essere asmatici fin dall'infanzia e ha sempre fatto uso di farmaci antiasmatici. La quantità di salbutamolo riscontrata nelle analisi alla Vuelta era il doppio rispetto al consentito. Evidentemente, dopo 10 mesi ed esattamente il giorno dopo la già citata minaccia di esclusione dal tour, sono state accolte le tesi difensive per costruire le quali Froome ha speso qualcosa come 7 milioni di euro fra avvocati e consulenti.

Tutti felici: organizzatori, atleta e squadra

Tutti contenti, insomma. Gli organizzatori del Tour, che si levano da quell'imbarazzo che gli organizzatori del Giro non hanno mai provato e naturalmente atleta e squadra. Resta un'ambiguità di fondo del mondo dello sport dove i confini tra controllato e controllore non sono chiari e dove per gli stessi motivi alcuni vengono condannati e altri no. La possibilità di poter dimostrare l'assunzione involontaria, infatti, autorizza a poter immaginare qualsiasi tipo di sentenza.

E il pensiero non può non andare ad Alex Schwazer e a una battaglia giudiziaria non ancora conclusa ma già segnata da fin troppe stranezze per poter impedire di pensar male. Dalle anomalie del percorso svolto dal campione di urina, alla ritrosia del laboratorio di Colonia nel consegnare il campione B, poi consegnato mal conservato, per le analisi del Dna. Peraltro se si usassero gli stessi criteri usati per Froome, e cioè la comparazione con altri controlli, Schwazer ne uscirebbe scagionato. Ma non ha potuto partecipare alle Olimpiadi, mentre Froome ha vinto il Giro e parteciperà al Tour.