La statua di San Giovanni Nepomuceno campeggia di fronte al ponte e ancora una volta Roma parla di più per mezzo dei suoi monumenti che tramite i suoi abitanti. Il duplice significato della scultura raffigurante il Santo (che comunque, per dover di cronaca morì affogato nel 1393, fatto gettare nel fiume da Re Venceslao IV a Praga) sembra sintetizzare alla perfezione i problemi di Ponte Milvio: raffigura infatti il confessore boemo della regina che, rifiutandosi di svelarne i peccati al Re, diventò protettore da inondazioni e alluvioni, ma anche "protettore dei segreti". Per quest'ultimo aspetto bisogna osservare con attenzione il piccolo angelo che, ai suoi piedi, si copre la bocca con una mano grassoccia, a non voler proferire verbo.

Ma quali sono in realtà i segreti di Ponte Milvio? Che si tornerà a percorre in barca come a fine ‘800 primi del ‘900? L'impressione dopo le prime ore di domande e risposte è che l'amministrazione capitolina sembri molto più interessata all'apparire che all'essere, più a "nascondere" sotto il letto che a riportare di fatto un minimo di ordine e funzionalità. Con degli accanimenti burocratici esasperati a fronte di molti "lasciar perdere" istituzionalizzati. Sul primo punto, ad esempio, Alessandro, dipendente de "L'altro chiosco", mi parla di quanto loro hanno dovuto combattere «per non far rimuovere il chiosco stesso, colpevole di - cito testualmente - ostruire la vista del ponte». Sull'accondiscendenza a volte esagerata invece si può essere testimoni dal venerdì sera alla domenica, quando i ragazzi si danno appuntamento nei locali della piazza arrivando a bloccare con le macchinette, i motorini e le automobili parcheggiate anche in terza fila, il normale traffico della zona. Esiste un modo di dire inglese che fa così: "Every cloud has a silver lining". Letteralmente: ogni nuvola ha un risvolto d'argento. È la versione british e un po' pittoresca del nostro "rovescio della medaglia", quel concetto per cui ogni caratteristica positiva paga sempre lo scotto di un difetto equivalente, e viceversa. Vale per le persone, e pure per i luoghi. È il caso di Ponte Milvio, la cui bellezza è infatti anche la sua più grande fonte di problemi. Tra i più di trenta ponti che sorgono sul Tevere, Ponte Milvio è sempre stato il primo a finire sommerso in caso di alluvione. Ed è, insieme al caos del fine settimana, l'unico problema che, sembra, senza soluzione. Per questo è passato alla storia col soprannome popolare, un po' buffo un po' tragicamente vero, di "Ponte Mollo". Me ne parla Roberta Missori, che abita qui da quando era bambina: «Prima si allagava sempre tutto, alla prima pioggia un po' più forte. Dopo il problema è stato risolto con le dighe sull'Aniene, anche se adesso ad allagarsi è quella zona lì. Ora la questione non sono più gli allagamenti, ma le fogne. Non le puliscono. E quando lo fanno, quella rastrellata è un evento: c'è tanta di quella gente che pare ‘na sommossa!». Ci scherza su, da brava romana troppo abituata ai problemi per non approcciarli col sorriso. Fino a un certo punto, però: «Noi condomini neanche due mesi fa siamo dovuti scendere con i secchi per togliere l'acqua. Il problema delle fogne che straripano, quando si verifica, assume una dimensione privata e il pubblico se ne frega. Così ti ritrovi, secchio in mano, a farci i conti da solo». L'ultima volta che è successo qualcosa del genere è stato il 5 novembre. Carlotta, che lavora anche lei a "L'altro chiosco", il primo locale arrivando dal ponte, mi mostra le foto dell'allagamento scattate dal suo cellulare: «Ogni volta che piove saltano i tombini e rimangono scoperti: volendo ci puoi cascare e farti male. E soprattutto, non si riesce proprio a camminare». In realtà queste voci sono abbastanza clementi. Tutte le abitazioni a pianterreno della vie strettamente collegate con la piazza si allagano totalmente con l'acqua che fuoriesce dalle fogne, non appena il Tevere sale oltre un certo livello.

C'è poi, collegato, il problema del sottosuolo, importante soprattutto dopo il crollo, avvenuto l'anno scorso, della palazzina in via della Farnesina 5 (articolo pagina 25). Si può dire che le fragilità intrinseche di Ponte Milvio e della zona limitrofa rendano necessari adattamento, manutenzione e controllo di tutte le strutture, dalle fogne ai palazzi. I problemi della zona non sono solo legati al sottosuolo. In superficie ad esempio ce ne sono almeno due: carenza di garage condominiali e inadeguati e pochi cassonetti della spazzatura. Sono in molti a garantirmi che spesso e volentieri non trovano posto e finiscono a parcheggiare in doppia fila - anche se non è certo un caso isolato nell'Urbe. Ma si tratta di una lamentela ampiamente ingiustificata. È vero che molti palazzi non sono dotati di proprio garage ma è altrettanto vero che i due parcheggi della zona, uno al chiuso e l'altro all'aperto non sono molto utilizzati da residenti e automobilisti di passaggio.