Sembrava un po' la scena di fuga per la vittoria, quando Pelé indica alla lavagna lo schema vincente: «Date la palla me, io faccio così, poi così, così, così e faccio gol. Facile no?». Quando Mancini, inquadrato dalle telecamere della Rai di Sogno azzurro, parlava dei movimenti della catena mancina (non perché fosse sua, ma in riferimento solo alla fascia sinistra) non aveva bisogno di tratteggiare schemi: «Quando Spina parte, in un modo nell'altro la palla vi arriva qui. Quindi andate!». "Spina" è Leonardo Spinazzola, il giocatore più veloce degli Europei secondo le statistiche diffuse dalla Uefa. Ed è anche l'uomo che fa cambiare gli schemi offensivi alle squadre in cui gioca. Succederà anche sabato a Wembley contro l'Austria che ieri ha battuto a sorpresa l'Ucraina. Era successo con la Roma di Fonseca, senza che però il portoghese sia mai riuscito a trovare definitive soluzioni nello scaglionamento difensivo in transizione e nelle marcature preventive per evitare che la Roma prendesse qualche imbarcata. Mancini, invece, parte da un vantaggio: con Chiellini e Bonucci è più facile garantire quella impermeabilità difensiva che peraltro è testimoniata dalle impressionanti cifre di una squadra che vince e non prende gol ormai da 11 partite.

Ma resta il fatto che anche Mancini ha pensato ad una variazione del suo sistema di gioco. Quando c'è "Spina" l'attacco non è più un tridente, ma è a quattro punte, cinque quando dalla parte opposta si inserisce Barella, sei se Locatelli assalta centralmente partendo da lontano, proprio come ha fatto in occasione del goal che ha sbloccato la sfida con la Svizzera. Il sistema di gioco della Nazionale diventa dunque un 334, laddove i quattro sono Spinazzola, Insigne, che rientrando sul destro si trova più facilmente a dialogare col suo conterraneo Immobile, e Berardi dall'altra parte. Dietro l'Italia si sistema nell'impostazione a tre con il terzino destro (lo ha fatto Florenzi nella prima gara, poi Di Lorenzo nella seconda) che resta a sostegno per le marcature preventive o, alzando anche il terzino, con un centrocampista che si schiaccia tra i due centrali. È successo anche l'altro giorno contro i gallesi, soprattutto quando è entrato Cristante e l'Italia si è trovata in superiorità numerica. Così Mancini si è sentito più sereno di alzare anche Emerson, estemporaneo sostituto del titolare romanista, abbassando l'altro giallorosso in impostazione tra i centrali.

Certo che fa sorridere pensare oggi a come Spinazzola sia arrivato alla Roma, con la società convinta soprattutto per la plusvalenza garantita alla valutazione di Luca Pellegrini: negli occhi la splendida partita di Leonardo in maglia bianconera con l'Atletico Madrid, ma anche il timore nel cuore che fosse stato solo un fuoco di paglia. E fa ancora più ridere a pensare a come l'Inter lo abbia prima preso e poi rimandato indietro come un pacco sgradito, poco più di un anno fa, condizionando l'acquisto ad ulteriori verifiche mediche. Saltò lui all'Inter e Politano alla Roma: «In quel periodo - raccontò successivamente Spinazzola in un'intervista - sono cambiato anche mentalmente. È successo qualcosa dentro di me, ho capito che sbagliavo io a lasciarmi andare quasi in uno stato di depressione, dovevo reagire e puntare su me stesso. Così ho fatto, il risultato è lo Spinazzola che state vedendo adesso». Adesso era un anno fa, Leonardo volava sulla fascia giocando in continuazione, senza infortunarsi mai.

Quest'anno, nel momento decisivo della stagione, purtroppo è mancato nuovamente e anche sulla Roma sono calate le tenebre. Il nodo, insomma, è tutto qui. Come ha detto anche Mancini pochi giorni fa in conferenza stampa «quando Spina sta bene non ce n'è per nessuno». Per essere davvero se stesso Spinazzola ha bisogno di stare bene. Lì esce quello splendido sorriso a 32 denti, lì torna il bambino prodigio della Virtus Foligno.

Sentirsi ripetere quell'aggettivo lo ferì profondamente. «Zoppo». «Potete dirmi che sono scarso, ma dire zoppo a un giocatore che ha giocato tante volte nel campionato quest'anno - disse l'anno scorso in un'intervista al canale del club durante il lockdown - significa mancare di rispetto. Io sono un giocatore integro, sto bene, e lo dimostrerò». Lo ha dimostrato, Spina. In una nazionale in cui è diventato piano piano un punto fermo, un titolare indiscutibile. La Spina nel fianco, un'Italia alla Spina, ci si sbizzarrisce giocando con i titoli che lo riguardano. Pensare a un'Italia senza di lui è diventato inconcepibile. Per quanto Emerson sia in grado di dare un buon contributo, con Leo è un'altra cosa. Sarà un punto fermo anche per Mourinho, non si discute. E chissà se l'allenatore portoghese farà un salto a Wembley nel fine settimana. C'è l'Italia del suo Spinazzola.