Tutto scorre. Anche in casa Roma. Intesa questa volta in senso lato. Gran parte dei giocatori sono lontani da Trigoria, in giro per il mondo con le proprie nazionali, ma catalizzano ugualmente l'attenzione a distanza. Così Robin Olsen, accompagnato da diffidenza diffusa fin dal suo arrivo nelle Capitale, torna sugli scudi con la maglia della Svezia. Dopo aver già cominciato ad abbattere il muro (pregiudiziale) di scetticismo alzato intorno a lui, suo malgrado. Un mattoncino dopo l'altro, una parata alla volta.
A dare una mano all'operazione "ravvedimento" ci ha pensato la sua, di mano. Quella destra per la precisione. Immortalata da un tweet della Uefa, che per l'occasione ha riproposto il video della grande parata compiuta da Olsen nel corso della sfida di Nations League a Kaliningrad fra la sua rappresentativa e la Russia. Un tiro a giro dal limite dell'area sventato con la mano di richiamo, dopo un gran colpo di reni. «Parata di livello mondiale», per gli organizzatori della competizione. E in effetti è sembrato di rivedere il portiere dell'ultima rassegna iridata, tenuta proprio in Russia durante la scorsa estate.

Nel corso della Coppa del Mondo, Robin si era segnalato come uno dei migliori portieri del torneo, contribuendo a portare la propria selezione a un insperato (alla vigilia) quarto di finale. Tanto da convincere Monchi e lo staff tecnico giallorosso a puntare su di lui per la sostituzione più delicata da trovare durante la sessione estiva di mercato: quella di Alisson. Ovvero di uno dei primi numeri uno del panorama internazionale.
A prima vista una scelta di ripiego, o comunque poco "glamour", rispetto all'onda emotiva sulla quale viaggiava il brasiliano dopo la stagione da protagonista disputata con la maglia della Roma. Si erano scatenate le illazioni, sempre di pari passo con giudizi poco lusinghieri nei confronti dello svedese. Ancora prima di vederlo all'opera. Come peraltro era già accaduto un anno prima - ironia della sorte - allo stesso Alisson, quando a Trigoria hanno puntato su di lui come successore di Szczesny.

Eppure anche Olsen si è rapidamente scrollato della fastidiosa etichetta di inadeguato. A suon di prestazioni convincenti. Senza mai rubare la scena tramite numeri eclatanti, ma semplicemente regalando al resto della squadra (e ai tifosi) una sensazione di crescente sicurezza. Con qualche picco di rendimento. Sempre in maniera discreta, senza essere chiamato a compiere miracoli. Facendo quello che compete a un portiere: parare il parabile. E magari attrezzarsi anche per l'imparabile. Come con la maglia della Svezia. In attesa di tanti bis con quella della Roma.