Ci vuole un contestatissimo gol di Mkhitaryan, il miglior giocatore della stagione al suo tredicesimo sigillo, per arrivare al 2-2, salvare il settimo posto e dunque il posticino in Conference League dall'assalto dell'incredibile Sassuolo di De Zerbi, che ha ovviamente battuto facilmente la Lazio e si è attestato alla stessa quota della Roma, a 62 punti. A decidere sono stati i due gol in più nella differenza reti (+10 per i giallorossi, +8 per i neroverdi). A decidere il pareggio di ieri, invece, sono stati i due gol segnati da El Shaarawy e Micky in un secondo tempo almeno a schiena dritta dopo un primo tempo indecente, chiuso dallo Spezia di Italiano in vantaggio 2-0, ma avrebbero potuto essere molti di più. Aveva segnato subito Verde, a segno un'altra volta con la sua ex squadra dopo le reti di gennaio in coppa Italia e in campionato, aveva raddoppiato Pobega nel finale. E nella coda del pareggio dell'armeno c'è stato anche il veleno delle proteste dei padroni di casa per le mani con cui Dzeko ha tenuto sotto Capradossi nel contrasto aereo: ma Pezzuto in campo non ha eccepito e Pairetto al Var non ha neanche richiamato il collega alla revisione del monitor.

Alla fine dunque è andata bene, anche se davvero nel primo tempo la prestazione della Roma è stata vergognosa. La squadra si era letteralmente aperta per far passare gli avversari, regalando loro palloni, metri, contrasti, disimpegni, con un'attitudine, un impegno quasi, da far davvero vergognare i tifosi trepidanti a casa, pronti a chiudere senza chiedere nient'altro la pratica di un'indegna stagione di campionato, e a voltare pagina affidando le speranze sul futuro a Mourinho. In 47 minuti c'è stata una costellazione di occasioni per lo Spezia, che pareva il Barcellona dei giorni d'oro, ma in realtà semplicemente raccoglieva i frutti del mancato impegno dei giallorossi. Al fischio di fine primo tempo si conteranno due gol e quattro occasioni nitide, niente male per una squadra che ha appena festeggiato la promozione e si pensava sazia e docile al confronto con un'avversaria assai più motivata. E invece è successo il contrario, anche per una facile spiegazione tattica: non ha retto la difesa a 4 con Kumbulla in versione horror, con i terzini (Karsdorp e Santon) altissimi sempre pronti all'appoggio di un'inesistente fase di possesso, con la prima impostazione lasciata a Darboe (che dopo il grande esordio di queste settimane avrebbe forse bisogno di maggior "protezione") e alla fragilità dei suoi 19 anni, con Cristante appesantito e sempre in ritardo nei contrasti, più quattro attaccanti lasciati alla loro supponenza, alla loro presunzione, come se fossero indispettiti per l'impegno dello Spezia, invece sacrosanto. Risultato: sbagliate quasi tutte le impostazioni, mille palloni lasciati agli avversari e cento transizioni negative sopportate in inferiorità numerica. Era inevitabile che il primo tempo diventasse l'inferno che è stato.

Già al 3° Nzola ha spostato Kumbulla ed è andato in 1 contro 1 con Mancini, l'unico lucido nella serata e bravo nell'azione a tenere la postura giusta a chiudere il sinistro all'attaccante angolano. Un minuto dopo Vignali di tacco ha mandato nel vuoto Verde (con Santon perso nei suoi pensieri nella metà campo avversaria), bravo Fuzato a controllare il sinistro. Al 5° un regalo di Darboe ha rimesso lo Spezia in condizione di partire in superiorità numerica, ma sul cross finale di Verde, Nzola ha cercato la deviazione di tacco mandando la palla fuori. Tempo un altro minuto ed è arrivato l'inevitabile vantaggio, con l'ennesimo errore di Darboe, con Agoume che ha raccolto e ha servito Nzola che ha giustamente aperto ulteriormente il pallone per Verde che di sinistro ha colpito di nuovo la sua ex squadra. In sei minuti, un gol e due palle-gol sbagliate per un'inezia, questo il biglietto da visita della Roma. Il bello, anzi l'assurdo, è stato che lo Spezia si stava limitando al compitino, con il suo 433 da manuale, ma con i ragazzi in campo semplicemente stimolati al meglio, pronti fisicamente, bravi a fare il loro, senza inutili orpelli, attenti a muoversi nei tempi di giocate mandate a memoria, quelle che hanno permesso ad Italiano di conquistare una salvezza nella quale ad inizio stagione non credevano forse neanche i più agguerriti tifosi liguri. In campo il tecnico aveva messo quasi la squadra tipo, anche per onorare un'ultima partita in cui si pensava che la Roma sarebbe stata col sangue agli occhi. All'11° un altro clamoroso rischio, ancora su errore di Kumbulla (e doppio salvataggio di Fuzato prima su Pobega e poi su Verde) e poi ancora al 14°, con l'albanese che non stava in piedi, Nzola andato via, ma per fortuna pescato in fuorigioco di un centimetro. Al 20° è Mancini a sbagliare l'appoggio, e stavolta Kumbulla a salvare su Nzola. Pure lo Spezia ha sbagliato un paio di rinvii, ma la Roma non ha saputo approfittarne e in ogni caso Rafael ha fatto buona guardia sia su un sinistro di El Shaarawy sia su un colpo di testa ravvicinato di Mancini. Nel finale di tempo ancora solo Spezia: al 35° è stato bravo Bastoni a sinistra a risalire sfuggendo alle pressioni fino a trovare ad Estevez (destro a lato), al 37° ci hanno provato entrambi i terzini di casa, prima Vignali di destro, respinto di schiena, poi Bastoni col sinistro, e bravo ancora Fuzato. Poi, sul corner, il raddoppio, con la difesa incredibilmente immobile: Nzola ha sovrastato Kumbulla, sulla sponda Mayoral e soprattutto El Shaarawy sono stati lenti a risalire, così Pobega ha potuto battere a rete in gran solitudine, da un metro.

Dopo un tale scempio, chi si aspettava mosse adeguate da Fonseca all'intervallo è rimasto, ancora una volta, deluso. Dentro Reynolds (il più impaurito dei giocatori della rosa, e forse si può anche comprendere), fuori Santon. Italiano ha messo invece Ricci al posto di Pobega. Però la Roma è apparsa subito più motivata, forse le parole del tecnico all'intervallo hanno smosso un briciolo di amor proprio, forse lo Spezia ha un po' abbassato i ritmi, forse semplicemente i giocatori hanno capito che la stavano facendo troppo grossa. Al il gol che ha riacceso la speranza: l'onda lunga dell'azione decisiva è partita un minuto prima con una transizione portata da Mkhitaryan fino a Mayoral (sinistro bloccato da Rafael), poi sulla palla riconquistata è passata ancora dall'armeno su Pedro in un delizioso taglio interno, sul cross dello spagnolo c'era stata la deviazione di Terzi di tacco che ha aggiustato l'assist per El Shaarawy. All'11° Micky ha sfiorato addirittura il pareggio con un bel destro sottoporta su assist di Karsdorp. A soffrire è rimasto soprattutto Reynold, prima con Verde (al 9° l'ex romanista aveva costretto ancora all'intervento decisivo Fuzato), poi con Agudelo, messo apposta da Italiano per insistere da quella parte. Mancini ha fatto la sua parte chiudendo i varchi rimasti aperti, e la Roma ha comunque preso fiducia soprattutto con l'ingresso di Dzeko e Villar (per Borja e Darboe) e poi anche con Pastore (al posto di Pedro). Al 30° proprio El Flaco ha messo in porta Cristante, ma dopo un bell'aggancio il tiro è stato incredibilmente respinto da Rafael. Poi al 40° un cross senza troppe pretese da sinistra di Cristante ha trovato Dzeko all'impatto (con Capradossi affossato a protestare) e Mkhitaryan lesto sottoporta a deviare in rete. 2-2 e settimo posto ripreso. Ma davvero senza applausi.