Superato. Bollito. Finito. Passato di cottura. Il tutto per condire e ridimensionare l'arrivo di Josè Mourinho sulla panchina della Roma. Il tutto, sempre, riferito alle sue ultime tre esperienze in panchina, tutte in Premier. Prima il Chelsea bis, poi il Manchester United, infine il Tottenham. Concluse, dicono i male informati, con tre disastrosi esoneri. Intendiamoci, ognuno è libero di pensarla come vuole nel rispetto di un confronto dialettico che è alla base della civiltà, ma prima di puntare il dito sul tecnico portoghese che dal primo luglio comincerà ad allenare la nostra Roma, sarebbe però il caso di informarsi meglio. Se non altro per non andare incontro a brutte figure certificate da quei numeri che saranno pure aridi e freddi, ma che certo non si possono discutere perché a noi, alle elementari, ci hanno convinto che due più due fa quattro. Questa, sia chiaro, non vuole essere una difesa d'ufficio dello Special One. Tra l'altro se c'è un personaggio al mondo che non ha bisogno di difensori, non può che essere Mourinho che, nella sua carriera, avrà pure sbagliato qualche cosa in campo (peraltro non conosciamo l'allenatore perfetto), ma in quanto a comunicazione non ci sembra che abbia mai sbagliato una parola. Oltretutto, riguardando la storia del portoghese, non crediamo di sconfinare nella fantascienza, sostenendo come lo Special One abbia dato il meglio quando ha avvertito «il rumore dei nemici» per usare, appunto, parole sue che nessuno ha dimenticato.

E allora, specificato questo, ci sembra opportuno, per amore dei numeri, ripercorrere a grandi linee le sue ultime tre esperienze inglesi. Che non saranno state perfette, ma che certamente non certificano e giustificano gli epiteti da bollito che recentemente sono stati associati al portoghese, magari dettati forse pure da un pizzico di preoccupazione per quello che potrebbe fare sulla panchina della Roma. Dunque, nel 2013, dopo un'esperienza al Real Madrid in cui, con numeri record, era riuscito a vincere la Liga interrompendo il dominio del Barcellona più forte di tutti i tempi, Special One nel 2013 tornò a sedersi sulla panchina di quel Chelsea con cui, nella precedente esperienza, qualche cosetta l'aveva vinta (si ricordi, sempre per amore della verità, che questo signore nella sua personale bacheca può vantare venticinque trofei). Nella sua prima stagione del ritorno, arrivò terzo in Premier e in semifinale di Champions League, gettando le basi dei due successi della stagione successiva, Premier e Coppa di Lega. Lasciando poi, nella stagione successiva, un Chelsea che con Conte riuscì poi a vincere di nuovo il campionato e la Fa Cup. Esperienza disastrosa? Non ci pare.

Passiamo al Manchester United dove il tecnico portoghese è approdato nel 2016. Nella sua prima stagione sulla panchina dei Red Devils, Mourinho vince «appena» tre trofei: la Community Shield (cioè la Supercoppa inglese), la Coppa di Lega e, tanto per non farsi mancare niente, anche l'Europa League (trofeo che mancava dalla bacheca dell'United) battendo in finale l'Ajax con un gol pure di Mkhitaryan. L'anno dopo è vero che non conquista altri trofei, ma in Premier arriva secondo (dietro il mostruoso City di Guardiola) conquistando ottantuno punti, cifra mai raggiunta dai Red Devils del dopo sir Alex Ferguson. Se tre trofei in due stagioni li dovesse vincere da queste parti, state tranquilli che ci sarebbero feste per anni.

Infine arriviamo al Tottenham. È vero, non ha vinto nessun trofeo, ma di fatto non ha mai disputato una stagione intera (e nelle partite in cui è stato in panchina ha ottenuto punti che lo mettono alle spalle solo dei due Manchester e del Liverpool). Arrivò subentrando nel novembre del 2019, per poi essere esonerato, come sappiamo il diciannove aprile scorso. Cioè sei giorni prima della finale di Coppa di Lega che poi la sua ex squadra ha perso contro il City (il Tottenham non vince nulla dal 2008 e il campionato dagli anni sessanta). Nella sua prima stagione al Tottenham arriva sesto in campionato (dovendo fare a meno per mesi di Kane e Son), mentre nella seconda, nel novembre scorso, il Tottenham sale fino alla testa alla classifica. Poi c'è stato un calo evidente culminato con la clamorosa eliminazione dall'Europa League contro la Dinamo Zagabria che è il vero buco nero della carriera del portoghese in questi ultimi anni. Risultati alla mano, quindi, vi sembra bollito, superato, finito? A noi no. Ma soprattutto non risulta a Dan e Ryan Friedkin con cui, sin da fine aprile, cioè quando fu siglata la firma sul triennale con la Roma, Mourinho si sta relazionando giorno dopo giorno per costruire la Roma del futuro. Con obiettivo vincere. Che è la cosa, nonostante i detrattori preoccupati, che Mourinho sa fare meglio di chiunque altro.