Il derby delle prime volte. Fonseca, Darboe, Fuzato, Mkhitaryan, Pedro. Tutti accomunati dalle emozioni della serata di ieri, che è arrivata come una carezza dopo una stagione di schiaffoni presi a destra e a manca dalla Roma. Ma che carezza, visto che arriva in un derby, che, si sa, a Roma non è mai una partita come tutte le altre. Si è visto dalla felicità finale dei calciatori della Roma, consapevoli anche per bocca dell'allenatore che erano in debito con i tifosi.

Le prime volte, come quella di Fonseca, che ha vinto il suo primo e ultimo derby della Capitale. La prima di di Ebrima Darboe, che ha «cambiato la squadra», parola di Paulo Fonseca, che al termine del primo scontro diretto di stagione vinto all'ultima curva, non ha usato mezzi termini per elogiare il giovane gambiano nato pochi giorni prima del terzo scudetto romanista nel 2001. La prima di Daniel Fuzato, inserito per essere valorizzato nel finale di stagione e protagonista quasi a sorpresa del derby per aver sbarrato la strada a Luis Alberto e Immobile soprattutto e tenuto in vita il risultato sperato. Non un esordio, per i due "vecchietti" Mkhitaryan e Pedro, ma il primo timbro, quello sì, nel derby romano. L'hanno decisa loro, realizzando i due gol che hanno permesso alla Roma di vincere il derby. Pedro, subentrato per i venti minuti finali è sembrato il giocatore d'inizio stagione: a rincorrere l'avversario, a mordere e a incidere con la qualità. Ci ha messo sei minuti per liberare il tiro - un sinistro forte e preciso - che ha rassicurato tutti.

Battesimo del gol in un derby romano e record personale di reti (12) in un campionato top per Mkhitaryan: «Voglio ringraziare i compagni che mi hanno aiutato - ha detto l'armeno nel post partita -. Quest'anno abbiamo provato a vincere qualcosa, ma non ci siamo riusciti. Un peccato essere solo al settimo posto. Dobbiamo pensare per il prossimo anno e migliorare, questa squadra vale di più di quello che ha dimostrato. Dopo il girone d'andata quasi tutte le squadre avevano capito come giocavamo e il mister ha capito che dovevamo cambiare, siamo tornati a 4 purtroppo tardi. L'Europa League? C'è rammarico, abbiamo dimenticato che la semifinale si giocava su due partite, non dovevamo andare all'attacco anche se perdevamo 3-2 o 4-2. All'Olimpico si è visto che potevamo batterli e arrivare in finale, siamo una squadra giovane che deve crescere. La mancanza dei tifosi? Con loro sarebbe differente, forse con loro al seguito avrei potuto fare più gol. È peccato festeggiare solo con i compagni, speriamo che nella prossima stagione tornino allo stadio e possiamo vincere le partite insieme. Spero di rimanere a lungo, a Roma sto bene, vediamo. Non posso dire niente. C'è tempo per capire se rimarrò o no, parleremo a fine stagione».