Se s'era detto che forse non negli undici, ma nei 25 giocatori della rosa la Roma era decisamente migliorata rispetto all'anno scorso, il derby vinto 3-1 con la Lazio sembra fatto apposta per confermare che le soluzioni tecniche e tattiche a disposizione di Di Francesco ora gli consentono persino di sbagliare qualcosa, ma mantenendo sempre un livello di competitività di valore assoluto. Ieri per esempio il migliore in campo è stato un ragazzo romano, Lorenzo Pellegrini, che non avrebbe neanche dovuto giocare, ma che è entrato per sostituire il gioiello del mercato romanista, Pastore, che dopo un inizio di stagione complicato stava dando buoni segnali di forma; ha segnato di tacco proprio per smentire chi ha temuto l'improvviso deperimento tecnico, ha regalato l'assist a Fazio del 3-1 e non ha praticamente sbagliato niente nel ruolo inedito (nella Roma) da trequartista. E dopo di lui si sono messi in evidenza capitan presente De Rossi, uno che c'è sempre, e il bistrattato Santon che, dopo la buona prova col Frosinone, ha confermato ieri di poter garantire una valida alternativa per il ruolo di terzino destro, facendo scivolare addirittura in terza fila Karsdorp. E in panchina c'è un signore che studia anche di notte le soluzioni migliori per la Roma, che è in grado di mettere in campo i suoi giocatori con tre diversi sistemi di gioco nel corso della partita (ieri 4-2-3-1 , 4-3-3 dopo l'ingresso di Cristante per Daniele De Rossi, 3-5-2 nel finale, con Jesus al posto di Florenzi) e che non si stancava di ripetere che a volte la Roma va in difficoltà soprattutto mentali e infatti è bastato un ritiro di tre giorni per far rifiorire giocatori e soluzioni.

Tatticamente la partita ha prodotto un'iniziale superiorità biancoceleste per via di uno scaglionamento che la Roma ha dimostrato di soffrire particolarmente. I due "quinti" di centrocampo del 352 (ieri Marusic e Lulic, mica Cafu e Candela) finiscono sempre, contro la squadra di Di Francesco, a mettere in difficoltà i "quarti" della linea difensiva se non ci si abbassa molto in fase di non possesso anche con gli esterni offensivi: era già successo col Bologna ed è accaduto anche nei primi minuti della partita di ieri, quando sfruttando alla perfezione i tempi di gioco con verticalizzazioni centrali e successiva ricerca dell'ampiezza, spesso la Lazio si è ritrovata in situazioni offensiva di 4 contro 4 o 5 contro 4, con i due attaccanti (peraltro bravi, soprattutto Immobile, a muoversi sul filo del fuorigioco) che sfidavano continuamente i due centrali della Roma. Per fortuna però i meccanismi hanno funzionato (5 volte si sono ritrovati in fuorigioco gli attaccanti laziali) e nell'uno contro uno, a un certo punto apertamente accettato dalla Roma, i difensori giallorossi sono stati bravissimi, anche nell'azione di temporeggiamento a favorire il recupero degli altri. La superiorità laziale iniziale peraltro non ha prodotto occasioni clamorose, ma solo una serie di potenziali palle-gol: un destro di Immobile rimpallato da De Rossi, un destro di Luis Alberto deviato da Manolas, una mancata conclusione di Marusic e un destro alto di Caceres.

Nel suo 4-2-3-1 confermato da Di Francesco dopo i confortanti recenti progressi, Pastore era apparso ispirato e finalmente mobile finché è rimasto in campo (è uscito per un risentimento al polpaccio dopo 36 minuti, sostituto da Lorenzo Pellegrini) e al 26' era stato lui ad ispirare una bellissima ripartenza per El Shaarawy e rifinita sulla verticale Dzeko-Florenzi, con il recupero miracoloso di Felipe. Ma già prima due sviluppi in transizione avevano portato vicinissimo al gol Dzeko al 23' (gran rientro a ingannare Leiva e Acerbi e destro respinto da Strakosha) e Pastore al 24' (sinistro ribattuto di piede). E anche al 28' e al 31' c'erano state favorevoli opportunità, con un colpo di testa di Nzonzi su calcio d'angolo verso il secondo palo (con De Rossi a sfiorare la deviazione vincente) e con un'altra splendida imbeccata del capitano per lo svagato El Shaarawy, nell'occasione indeciso su quale parte del colpo usare per segnare fino a far sfilare la palla sul fondo. Poi il gol, su rinvio lungo di Manolas deviato di testa da Dzeko, con il Faraone pronto a gettarsi sulla deviazione infilandosi tra Strakosha e Felipe, col risultato che la palla è rimasta lì e Pellegrini l'ha mandata di tacco a riposare in fondo al sacco. Prima dell'intervallo Immobile si è addormentato su una buona verticalizzazione e Olsen ha recuperato.

Nel secondo tempo Inzaghi dopo otto minuti ha cambiato l'assetto inserendo Badelj e Correa per Parolo e Luis Alberto e sistemandosi col 4-2-3-1, abbassando Caceres e alzando Lulic, con Correa a destra e il discontinuo Milinkovic alle spalle di Immobile. È in questo momento della partita che la Roma ha rischiato di sprecare tutto quello che aveva con fatica ottenuto nel primo tempo, gettando al vento tutta una serie di occasioni propizie per maldestre rifiniture, di Florenzi, di Dzeko, di El Shaarawy, finché Fazio al 23' ha trasformato un semplicissimo disimpegno in un regalo per Immobile, che ha incartato e portato a casa: 1-1 e tutto da rifare. Ma per fortuna c'è Lorenzo Pellegrini nella Roma, il suo immediato inserimento centrale è stato sventato fallosamente proprio al limite (giallo per Badelj), ma sulla punizione Kolarov ha fatto giustizia (sfruttando un buco nella barriera laziale). E poi ancora Pellegrini ha servito Fazio per il 3-1 finale: il campanile argentino rimesso al centro della chiesa, dal 1927 al centro del villaggio.