Vivere il calore della propria passione nel freddo inverno russo. Un gruppo di romanisti custodisce una fede e un'identità seguendo le "Vecchie Maniere", quelle di una tifoseria che si unisce per condividere un amore senza confini o barriere. Pier Paolo Celeste, Direttore dell'ICE (Istituto Commercio Estero) di Mosca e Presidente del Roma Club "Vecchie Maniere", racconta con entusiasmo questo tentativo di ricreare in Russia una famiglia giallorossa, puntando sullo spirito di unione e condivisione che solo la Roma riesce a offrire.

Come e quando nasce il vostro Roma Club?
«C'è una data: 8 dicembre 2013. E tutto nasce da un pensiero, da un'idea: "Dove va una persona, a Mosca, se vuole vedere la Roma?". Eravamo 2, poi 3, poi 4 e infine 7. Quando eravamo ormai 7 persone abbiamo deciso di fondare il Club e ci siamo subito affiliati all'AIRC. Nel nostro primo anno c'è stata subito la sfida contro il CSKA. Vincemmo 5-1 all'Olimpico e poi loro riuscirono a pareggiare con quel gol al 93' qui a Mosca, un 1-1 che ci mise in crisi per la qualificazione agli ottavi. Ma in quella partita ci fu anche l'ultimo storico gol di Totti in Champions. Proprio qui, proprio a Mosca».

E cosa vuol dire essere romanisti a Mosca?
«In una sola parola è condivisione. Si condivide una passione, ma la città, lo stadio, i colori. E più sei lontano più questo bisogno di condivisione lo si avverte intensamente. Poi ognuno di noi è diverso: abbiamo lavori diversi, vite diverse, orari diversi. La Roma, però, rappresenta per noi la livella».

I Romanisti del Roma Club Mosca "Vecchie Maniere", in posa nella celebre Piazza Rossa 

E cosa vuol dire, invece, essere Presidente di un Roma Club?
«Essere il Presidente è molto bello. Per lavoro io promuovo il mio, il nostro paese. E fare lo stesso per la Roma è stupendo. Tremano i polsi. Devi portare avanti un progetto e fare del tuo meglio per far crescere il club in termini di numeri, attività e visibilità. Il Presidente deve rappresentare tutto il Club ed essere tutte le voci in una».

La Roma con la gestione americana.
«Premesso che gli americani hanno dato una bella scossa, ora anche per i Club è tutto diverso: dobbiamo fare risultati. E i nostri risultati dipendono anche dal numero dei tifosi affiliati al Club e alla visibilità che riusciamo a dare alla Roma. E questo è bene ricordarlo sempre: la visibilità è della squadra, non dei Roma Club. Per quanto riguarda i social, Facebook è utile universalmente, ma con i russi dobbiamo lavorare anche su VKontakte (il Facebook russo, ndr). Quello che dobbiamo condividere è lo spirito, e di questo spirito ci assumiamo la responsabilità. Convincere i russi, in fondo, non è facile, anche a causa del fuso».

Che rapporti avete con gli altri Roma Club?
«Noi abbiamo rapporti con altri Roma Club: con Bruxelles e l'Argentina, per esempio. Ovviamente speriamo che la società ci aiuti sempre di più. Non deve essere una cosa una tantum, ma una solida realtà, volta a creare una condivisione di esperienze e modi di operare. Questo sarebbe davvero molto utile e non serve assolutamente che qualcuno detti regole rigide: al contrario, per noi l'ideale sarebbe riuscire ad avere una carta dei valori fondamentali».

Che rapporti avete con i russi?
«L'80% dei russi è arrivato per Francesco Totti. Prima lo avevano visto e ammirato con la maglia della Nazionale, poi hanno voluto seguirlo anche nella Roma. Loro sono stati uno stimolo per la creazione di tutto questo. Peccato, ovviamente, per la barriera della lingua, ma noi ci proviamo. Per fare un solo esempio: Michela, una delle nostre ragazze che studia e lavora tra Mosca e San Pietroburgo e che collabora attivamente al Club, una volta è andata allo stadio a Roma a vedere il derby e ha incontrato Roman, uno dei nostri affiliati. Non parli, ma è lo stesso. È quella condivisione che è alla base di tutto. Non c'è la lingua. C'è il gol. C'è la Roma. Il giallo e il rosso. Non ti importa chi sia l'altro, c'è solo la Roma».

Il Roma Club "Vecchie Maniere" nella "Tana del Lupo", il LIGA PAP sito in Ulitsa Bol'shaya Lubyanka, 24/15, Mosca 

Il 7 novembre arriverà la Roma per sfidare il CSKA.
«Noi vogliamo accogliere i tifosi e offrire un pacchetto per aiutare tutti coloro che affronteranno la trasferta. Il nostro desiderio è quello di cenare insieme, per condividere la nostra passione. Ci stiamo organizzando anche con i biglietti: la partita sarà al Luzhniki, un palcoscenico unico, dove si è disputata anche la finale del Mondiale. Il Club ci tiene all'accoglienza. Vorremmo replicare l'esperienza di Kharkiv, dove vennero coinvolti anche Scarchilli, Alex e Roma TV. Spero che la società ci voglia aiutare. Io posso proporre, ma certe proposte vanno avallate. Con poco potremmo ottenere grandi risultati. Ovviamente la squadra avrà altri pensieri e altri impegni, ma avere un personaggio della Roma che venga a fare una visita alla scuola italiana di Mosca sarebbe una grande cosa. Presto spero di potervi dare il programma definitivo. Ma a tutti i Romanisti dico: noi ci siamo e ci stiamo muovendo. Noi speravamo nel CSKA, perché questo vuol dire vedere la squadra dal vivo. Noi la seguiamo sempre, ma averla a Mosca è tutta un'altra cosa. Dobbiamo vendicare, se così vogliamo dire, quell'1-1. La scorsa stagione abbiamo dimostrato di essere alla pari con tutti. Ci dobbiamo credere. I tifosi ci credono, qui a Mosca».

Previsioni sulla stagione appena iniziata?
«Questa è la squadra e non si discute: si deve far giocare. I risultati arriveranno. Per quanto riguarda il mercato i rimpianti li abbiamo perché ci affezioniamo a tutti. Poi ultimamente hanno segnato tutti quelli che abbiamo venduto (ride, ndr)».

Il tuo desiderio più grande da tifoso della Roma.
«Vorrei un buon posizionamento in campionato per poter giocare nuovamente la Champions il prossimo anno. Vorrei che la Roma facesse nuovamente un grande cammino nella competizione europea più prestigiosa».

Pier Paolo Celeste, Direttore dell'ICE (Istituto Commercio Estero) di Mosca e Presidente del Roma Club "Vecchie Maniere"