«Lavoro. Lavoro. Lavoro. È l'unico modo che conosco per tornare a essere la Roma». Sicuramente il discorso sarà stato più articolato, ma il concetto che ieri Eusebio Di Francesco ha trasmesso alla sua squadra, si può sintetizzare con una parola, lavoro, appunto. Un discorso, quello del tecnico, previsto e che era stato rinviato dopo la delusione di San Siro contro il Milan, solo perché in tredici erano partiti per rispondere alla convocazioni delle rispettive nazionali. Inutile, insomma, farne uno con chi era rimasto e poi ripeterlo nel momento in cui fossero rientrati i nazionali. Ieri erano tutti presenti a Trigoria, a eccezione di Dzeko a cui è stato concesso di riposare a casa dal rientro dell'impegno con la sua Bosnia che ha battuto l'Austria con un gran gol di sinistro del centravanti giallorosso.

L'assenza del bosniaco, forse perché con Edin non ce ne sarebbe stato bisogno, non ha impedito a Di Francesco di parlare ai suoi giocatori, avendo come obiettivo, sin dalla prossima partita contro il Chievo, di tornare a vedere la Roma applaudita negli ultimi mesi della passata stagione. E proprio ricordando il suo primo campionato sulla panchina giallorossa, Di Francesco ha battuto forte sul tasto del lavoro. Portando come esempio la passata stagione quando, dopo un inizio faticoso, il lavoro portò la squadra a riconquistare i tifosi, all'indimenticabile notte della vittoria contro il Barcellona, la semifinale di Champions con un Olimpico tornato a regalare emozioni e passioni come non si vivevano da anni. I giocatori hanno ascoltato con grande attenzione le parole del tecnico, convinti pure loro che la strada del lavoro sia l'unica da percorrere per far dimenticare in fretta un inizio di stagione che non è stato proprio un successo. Giocatori, peraltro, che nonostante quello che circola in questi giorni, non sarebbero nè nervosi, nè preoccupati per come stanno andando le cose, anzi ci garantiscono che sono convinti di poter uscire in fretta da questa situazione e risalire in classifica. Di Francesco conta molto sulla voglia di rivincita della sua rosa e questo è un altro aspetto a cui ieri ha fatto riferimento nella chiacchierata che ha tenuto nel chiuso dello spogliatoio. Dove erano presenti lui, i giocatori e nessun altro.

Il tecnico, peraltro, dopo la notte di San Siro, ufficialmente non ha più aperto bocca, negandosi a qualsiasi tipo di intervista, compreso il dopo partita dell'amichevole contro il Benevento. Anche a questo proposito qualcuno ha parlato di direttive della società al tecnico per non rilasciare dichiarazioni. Un modo come un altro per gettare ulteriore discredito all'interno della squadra giallorossa, operazione che in questa città ormai è in voga da anni, non capendo che per certi versi alla fine è soltanto un suicidio mediatico. E allora possiamo dire con totale certezza, invece, che la scelta del silenzio è stata tutta e unicamente del tecnico abruzzese che alla società ha detto chiaro e tondo che in questo momento di difficoltà la migliore risposta da dare è quella del silenzio per poi replicare soltanto sul campo.

Il ritorno di Monchi

Il direttore sportivo ieri è rientrato a Trigoria dopo i giorni di vacanza trascorsi con la sua famiglia. Monchi non ha partecipato alla chiacchierata tra l'allenatore e i giocatori. Del resto non ne avvertiva il bisogno. Per il semplice fatto che il dirigente spagnolo è sempre presente a Trigoria e quotidianamente si confronta con i giocatori. Lo farà anche in questi giorni che ci dividono dalla partita contro il Chievo (12.30 di domenica, diretta televisiva su Dazn, prima volta per i giallorossi, speriamo bene). Di solito Monchi si fa chiacchierate singole o anche con piccoli gruppi di giocatori, avendo come obiettivo quello di ribadire la sua fiducia nei confronti della squadra, puntando a tranquillizzare quei giocatori che magari stanno attraversando un momento difficile. Farà così anche in questi giorni, probabilmente con un occhio particolare nei confronti di Olsen apparso tra i più spaesati in questo inizio di stagione.