Gira tutto intorno alle manone protese di Pau la partita di ieri e forse anche la stagione della Roma, che al momento del rigore di Tadic all'8° del secondo tempo, col risultato già indirizzato dal gol di Klaassen per gentile omaggio della coppia Diawara-Mancini, sembrava compromessa e quattro minuti dopo, il tempo di applaudire la parata dello spagnolo, è decollata verso lo splendore di un altro risultato positivo con il pareggio di Pellegrini su punizione (facilitato dalla papera di Scherpen), per poi diventare stellare con lo splendido gol vittoria finale di Ibanez che regala la quinta vittoria consecutiva nelle sfide ad eliminazione diretta di questa Europa League e rende solido il sogno di una semifinale con il Manchester, ieri corsaro a Granada. E soprattutto restituisce a Fonseca quella dignità che troppe cronache indegne stavano appannendo, secondo un cliché molte volte visto da queste parti e ancora incredibilmente tollerato: e a fine partita il portoghese non le ha mandate a dire, con uno sfogo durissimo, ancorché misurato nei toni, che non passerà inosservato.

Come volevasi dimostrare la partita era ampiamente alla portata della Roma, al netto di tremolii ingiustificati, della solita ingiustificabile quantità di errori tecnici, della mancanza di quella cattiveria agonistica che potrebbe rendere decisivi momenti che scivolano via anonimi, tanto da rimandare gli olandesi all'intervallo in vantaggio nonostante l'ottima partita giocata dalla Roma. Sul campo l'Ajax si è dimostrato come era stato descritto da chi l'aveva osservato attentamente, un Sassuolo un po' meno cattivo nei centrali difensivi e un po' più orizzontale, non certo lo squadrone che ha dominato a lungo in Europa nella sua storia e pure due anni fa. A suo merito - di ten Hag che li allena e della società che continua imperterrita nella sua nobilissima produzione di talenti educati al bel gioco - va sottolineata proprio l'età media: a un certo punto erano in campo tutti insieme due 2000, un 2001, due 2002 e un 2003, più della metà della squadra in età praticamente da primavera. Logico dunque che pecchino di ingenuità, così in difesa sono spesso sfilacciati e discretamente ingenui, con tre quinti del reparto che da noi giocherebbero nelle giovanili (il portiere Scherpen oltre al terzino Rensch, addirittura 2003, e il suo centrale di riferimento, Jurrien Timber, 2001, che ha addirittura un fratello gemello in panchina), più i più esterni ma poco mobili Martinez e Tagliafico, mentre Alvarez è il regista di prima impostazione, Gravenberch (che studia da Pogba, è uno dei classe 2002) taglia e cuce e Klaassen è il regista di trequarti, e in non possesso si abbassa a fare la mezzala, mentre davanti hanno tre mancini, le alette veloci Neres e Antony e il vecchio Tadic che ha un gran piede, ma gioca quasi da fermo.

Così la Roma ha trovato spesso terreno facile difendendo piuttosto bassa, ma provando sempre ad alzarsi veloce, quando non hanno rovinato tutti gli appoggi precari di troppi giocatori quasi impauriti dalla prospettiva di cambiare il passo della stagione. E in una formazione straannunciata, Fonseca aveva scelto il più pratico Diawara agli svolazzi di Villar ed era sembrato un manifesto di un'intenzione precisa: non rovinarsi il fegato col palleggio prolungato e l'attacco scriteriato per subire magari le transizioni avversarie. Ed è stato proprio Diawara a tradirlo alla fine di un primo tempo condotto senza troppi sussulti, trasmettendo al 39' un pallone moscio verso Mancini, a sua volta tradito dal pensiero di sbagliare l'anticipo su Klaassen, senza rendersi conto che così si è consegnato a un 2 contro 1 letale per chi è abituato dalla culla a giocare a torello, e infatti il biondo idolo di casa è andato in porta col pallone dopo lo scambio con Antony. E subito dopo, con la difesa in bambola, Antony ha avuto addirittura la palla del 2-0, neutralizzata da Pau Lopez. Peccato finire così, ma la Roma è sembrata salda e concentrata finché è rimasto in campo Spinazzola, il migliore dei suoi fino allo scatto che gli ha bruciato il flessore, l'ennesimo, proprio nell'azione che poteva portare la Roma in vantaggio (al 23'). E fino ad allora le azioni più pericolose le avevano costruite proprio i bianchi di Fonseca, quasi tutte sulla catena di sinistra, dove Spina, Veretout e Pedro hanno trovato spazio per i loro ispirati sensi.

Al 3° Dzeko ha cercato in area Pellegrini, arrivato in area con una frazione di secondo di ritardo. All'11° ancora il bosniaco ci ha provato con un bel destro dopo veloce combinazione con Peres e Pellegrini, sfiorando il palo. Al 13° ancora lo scatenato Spinazzola aveva cercato Dzeko sul secondo palo, anticipato di un soffio. E al 16° un gran destro di Cristante è stato neutralizzato da Scherpen, con un gran volo a deviare in corner. E al 23' Spinazzola lanciato in un 2 contro 2 con Dzeko ha stranamente temporeggiato invece di bruciare l'avversario: sembrava strano, ma il flessore lo aveva già tradito: e dopo pochi minuti ha lasciato spazio a Calafiori. Niente contro il ragazzino che ha pure ben giocato, (ed è stato bravo fino all'ultimo, quando ha resistito senza reagire all'assurda pallonata che gli ha tirato un raccattapalle infastidito dalla perdita di tempo del pallone calciato fuori), ma al momento del cambio sembrava proprio il segno di una maledizione divina, dopo le assenze già insopportabili di Zaniolo e El Shaarawy, di Mkhitaryan e Smalling, e Kumbulla.

Nel secondo tempo infatti la Roma è entrata in campo impaurita e contratta: Ibanez è stato prima bravo a salvare su Antony, ma poi su suo stesso errore in rifinitura ha cercato di rimediare eccedendo come spesso gli capita in area su Tadic, e l'inflessibile ma attentissimo arbitro russo Karasev ha indicato il dischetto. Sull'orlo del baratro, nessuno avrebbe considerato le concrete attenuanti delle assenze dei giocatori infortunati e degli errori tecnici dei presenti, ma si sarebbe scatenata un'altra orda di avvoltoi a banchettare sui resti della squadra. E invece Pau è rimasto in piedi e ha respinto il rigore, Dzeko di testa ha sfiorato il pareggio e Pellegrini lo ha colto battendo una punizione non irresistibile, ma resa tale dall'incerto Scherpen. Lì è cominciata un'altra partita. La Roma improvvisamente ha ritrovato il carattere che sembrava definitivamente smarrito e nelle difficoltà all'improvviso spianate si è persino esaltata nella tenuta difensiva senza disdegnare qualche sortita offensiva. E quando i lancieri hanno trovato i varchi per far male, Lopez li ha richiusi con la necessaria determinazione: al 24° su Brobbey, al 28° su tacco di Antony e ancora al 34° su Antony. Un fallo ignorato su Pellegrini con gli olandesi che non hanno voluto interrompere l'azione ha fatto scaldare gli animi, tirando fuori ancor di più la tanto evocata tigna testaccina, e tanto ardore è stato premiato all'87°, con un calcio d'angolo tagliato di Pellegrini, allungato da Klaassen fino al petto di Ibanez, che poi in girata, senza far toccare terra al pallone, l'ha scaraventato in porta con una girata degna del signore che ha dato il nome allo stadio in cui si è vissuta questa bella serata. Sperando che non si rivolti nella tomba.