Gonzalo Villar è stato protagonista di "Table Talk", una lunga intervista sul canale ufficiale Youtube della Roma mentre gioca una partita di ping pong. Ecco le parole del centrocampista spagnolo che si è messo in luce sotto la gestione di Paulo Fonseca.

Vuoi un caffè?
"No, grazie"

Pensavo lo bevessi prima delle partite importanti.
"All'Olimpico sì, ma qui no (ride, ndr)".

Messi o Ronaldo?
"Questa è difficile. Per me Messi è il miglior giocatore della storia, almeno per quello che ho potuto vedere, poi ci sono Pelé, Maradona, ma sono troppo giovane e non li ho visti giocare. Quindi, Messi per me è il migliore di sempre, ma se dovessi scegliere uno dei due per una gara secca, per una semifinale o finale di Champions, mi prenderei sempre Ronaldo".

Sei a Roma da più di un anno, come sta andando? Cosa ti aspettavi?
"Nei primi mesi in cui ero qui, mi aspettavo andasse un po' meglio. Mi aspettavo di giocare un po' di più. Poi è scoppiata la pandemia e si è fermato tutto. Al rientro mi sentivo molto carico. Nelle prime dieci partite ho giocato poco. Poi c'è stata la partita decisiva, era il 22 novembre, lo ricordo ancora oggi. Era Roma-Parma, all'Olimpico, la mia prima partita da titolare in Serie A. E in quella partita, non sarò modesto, dico che ho giocato davvero bene. Abbiamo vinto 3-0 e da quel momento è stato un crescendo. Se devo tirare le somme, dico che è stato un anno incredibile. Venivo dalla seconda divisione spagnola, qui a Roma moltissime persone mi dimostrano il loro affetto e la loro vicinanza".

Probabilmente la tua maglietta è la più venduta tra i bambini a Roma, come ci si sente?
"Sì, ne parlo spesso con i miei amici, è normale che i tifosi ti chiedano una foto o un autografo, ma vedere che le persone spendono dei soldi per comprare la tua maglietta è una cosa emozionante. Soprattutto i bambini e i ragazzi. Per questo l'ho postato su Instagram, è stata toccante come cosa. Un bambino piccolo che si emozionava perché aveva ricevuto la mia maglietta. Non te lo aspetti".

Cosa mi dici dei tifosi della Roma in generale?
"No, ma qui non ci sono i tifosi (ride, ndr). Le persone in strada non ti fermano, non ti chiedono di fare una foto...Assolutamente no! Non so di cosa tu stia parlando! No, parlando seriamente, è pazzesco. Cammini per strada e ti fermano. Non mi sono mai rifiutato di fare una foto con un tifoso o nulla del genere, perché ci sono passato anch'io. A volte i giocatori non si fermavano e un po' mi dispiaceva. Per questo mi piace essere vicino ai tifosi, per quanto posso".

Pensi che i tifosi siano diversi rispetto a quelli spagnoli? Anche al tuo arrivo in aeroporto lo scorso anno c'erano molti tifosi e giornalisti.
"Quando siamo arrivati in albergo, mia mamma mi ha detto: "Gon, un giornalista mi ha spinto per farti una foto!". Era allibita. Ho chiamato mio fratello maggiore e gli ho detto che gli sarebbe piaciuto molto essere lì, perché era incredibile. C'erano moltissime telecamere, non ero abituato. Ora un po' lo sono, ma lì era pieno di telecamere che mi seguivano. I giornalisti mi chiedevano di girarmi per farmi una foto. I rappresentanti del club mi hanno detto di non parlare, perché la prima intervista dovevo farla con la Roma. Mi chiedevano come stavo, quali erano le mie impressioni e io restavo zitto. Ma è stato incredibile, sono sincero non me l'aspettavo".

All'Elche giocavi molto, venire alla Roma con il rischio di non trovare molto spazio è stata una scelta difficile?
"Non è stata una decisione facile, avevo anche altre offerte da parte di squadre spagnole di prima divisione, ma la Roma è quella che mi ha voluto più di tutte. Mi ha convinto a venire qui, perché mi voleva fortemente. Mi ha chiamato l'allenatore dicendomi perché mi voleva e perché gli piacevo. Questo è stato importante, perché se non piaccio all'allenatore, non gioco. Mi ricordo di aver parlato con Paulo (Fonseca, ndr) per 10 o 15 minuti, è stata una bella conversazione, lui è stato sincero con me. Mi ha detto che durante le vacanze di Natale aveva guardato delle mie partite, aveva visto come giocavo e aveva concluso che avessi tutte le carte in regola per essere un giocatore importante alla Roma. Avevo delle caratteristiche che alla Roma mancavano in quel momento. Quindi potevo essere utile. In questo anno credo si sia visto che aveva ragione e che avevo ragione anch'io".

Sulla sua crescita.
"A livello individuale penso di essere cresciuto. La partita contro il Milan dovremmo non considerarla, non ho giocato bene, è stata una di quelle giornate in cui proprio non ne hai. Una di quelle giornate storte. Capita. Devi essere forte mentalmente e accettarlo. Penso di esserlo, quindi va bene così".

Giocate veramente tante partite durante la stagione, non deve essere facile...
"Sì, non hai tempo per rilassarti. Magari la domenica giochi un'ottima partita, ma il mercoledì devi scendere di nuovo in campo. Mentalmente è più stressante. Solitamente giochi la domenica, poi magari il sabato e hai una settimana per rilassarti e poi preparare la gara successiva, ma ora giochiamo spessissimo. Generalmente tre partite le giochi in tre settimane. Ora le giochi in una settimana. Domenica, giovedì e di nuovo domenica. In una settimana le cose possono cambiare velocemente".

Quali aspetti del tuo gioco pensi di dover migliorare?
"Fisicamente sono diventato fortissimo, come vedi, sono diventato una bestia (ride, ndr). Ormai sono entrato nella modalità bestia e nessuno può più fermarmi. Quindi da questo punto di vista, va bene. Devo ancora migliorare la tecnica. Fisicamente sono migliorato, ma devo lavorare sulla tecnica (ride, ndr). Non volevo dirlo apertamente, ma devo ammetterlo! Sono ancora un po' limitato per quanto riguarda la tecnica, è il mio unico punto debole".

Di cosa parlate con Borja Mayoral quando bevete il caffè prima delle partite?
"Io e Borja abbiamo subito sviluppato un bel rapporto, sin dall'inizio. Parliamo di molte cose, della partita, delle condizioni del campo quel giorno, se è messo bene, se è messo male. Parliamo di tutto... di ragazze, di macchine. Cose di questo tipo, le cose di cui parlano i calciatori".


Villar in allenamento a Trigoria @LaPresse

Quando inizierai a segnare?
"Tornando sulle cose che non so fare ancora benissimo, per me è difficile non tanto segnare, ma avere delle occasioni per segnare. Quest'anno gioco quasi tutte le partite al fianco di Jordan Veretout, è lui quello che va in avanti e si inserisce in area. Io invece tengo più la posizione, per una questione di stabilità. Se giochi a due, uno sale l'altro resta abbassato".

Chi sono i compagni di squadra che ti hanno aiutato di più ad inserirti? Qualcuno degli italiani? Sembri avere un bel rapporto con Mancini in campo, spesso ti spiega le cose.
"Mi stai dicendo che Mancio parla troppo in campo? Forse parla un po' troppo per i miei gusti (ride, ndr), parla in continuazione. Si arrabbia spesso, è un grande giocatore, ma parla veramente tanto, in ogni momento della partita. Non importa che sia con Pedro, Mkhitaryan, Dzeko, lui parla sempre!".