La Roma vola ai quarti di Europa League (22 anni dopo l'ultima volta, quando si chiamava ancora Coppa Uefa) col piglio della dominatrice, vincendo con disinvoltura pure a Kiev dopo aver già regolato la questione all'andata contro uno Shakhtar Donetsk che anche ieri ha abbaiato a lungo senza mai mordere nonostante i presuntuosi proclami della vigilia, e quando la Roma ha accelerato un po' ha trovato le praterie alle spalle della linea difensiva ucraina, ha segnato due volte (con Borja Mayoral) e ne poteva fare altri tre con lo stesso Borja, con Perez e con Pedro, lasciando ai locali solo la soddisfazione del gol della bandiera (di Junior Moraes, in seguito agli sviluppi di un calcio di punizione). Tra il calcio elegante e pratico degli spagnoli della Roma e il futbol bailado dei brasiliani d'Ucraina ancora una volta non c'è stata partita. E così ora in Europa la squadra giallorossa si ritrova da sola a portare la bandiera dell'Italia intera, e lo farà con gioia e orgoglio, a dispetto di certi davvero infelici auspici abbozzati ieri mattina sulla Gazzetta dello Sport.

La scelta iniziale di Fonseca è stata quella di non rischiare iniziative avventurose e provare a sfruttare le fragilità difensive dei palleggiatori brasiliani dello Shakhtar. Luis Castro stavolta li aveva messi tutti i piccoletti veloci, rinunciando alla classe di Marlos (tecnico, ma più lento per il tipo di partita che il portoghese aveva immaginato) e a Taison per mettere sulle fasce oltre alla freccia Tetè anche l'imprendibile Solomon che infatti ha fatto soffrire a lungo Ibanez, già in difficoltà per una testata con Kumbulla al 13', poi ammonito e infine costretto a lasciare la scena all'intervallo, sostituito da Mancini. Chiari i piani dei due tecnici portoghesi: per Castro linea alta rischiatutto e palleggio veloce teso ad ingannare i lunghi romanisti della difesa, con la ricerca della combinazione soprattutto su vie centrali; linea bassa e transizioni a sfruttare il dinamismo dei tre attaccanti spagnoli per Fonseca. Ma nessuno dei due piani è riuscito fino in fondo. Lo Shakhtar ha avuto percentuali quasi imbarazzanti di possesso palla nel primo tempo, vicine al 70%, ma non è stato mai realmente pericoloso. La Roma ha tenuto con disinvoltura nonostante non sia abituata a lasciare palleggiare gli avversari, ma ha finito per lasciare sin troppo l'iniziativa e quando è ripartita non l'ha fatto mai con la giusta lucidità.

Castro aveva scelto uno strano sistema con due registi, il giovanissimo Marcos Antonio, classe 2000, affiancato al connazionale Maycon (23 anni), ad alternarsi alla prima impostazione in mezzo ai due centrali, con altissimi già in partenza i terzini Dodò e Matviyenko, scelto al posto di Ismaily assente anche dalla panchina. I due terzini erano le vere ali della squadra, visto che gli esterni Solomon e Tetè giostravano assai vicini a Junior Moraes, con Alan Patrick pronto ad inserirsi pericolosamente per vie centrali. Un 4231 che in possesso diventava stabilmente un 3151 che però non ha mai realmente preoccupato Fonseca, né Pau Lopez, costretto ad intervenire soprattutto sui tiri da lontano (27' su un sinistro di Alan Patrick). Al 13' Solomon è scappato a Ibanez (una costante del primo tempo) e ha aperto a destra a Dodò sul cui cross basso è intervenuto Alan Patrick che ha tirato male e comunque Kumbulla ha deviato in corner: sul cross lo scontro tra i due centrali romanisti ha fatto temere il peggio per l'albanese, colpito al volto, ma in realtà è risultato penalizzante per il brasiliano. Al 34' ci ha provato invece Junior Moraes anticipando ancora Ibanez di testa dal limite, ma la girata è finita fuori. Al 42' ancora Solomon ha sparato alto di destro, ancora su incertezza di Ibanez. La Roma, schierata di fatto con un 541, con Karsdorp e Spinazzola bassi ad occuparsi soprattutto della fase di non possesso ha avuto l'occasione migliore all'inizio, al 6', quando un rinvio lungo di Pau Lopez è stato respinto dalla difesa sui piedi di Cristante che ha rilanciato in avanti verso Mayoral, bravo a spostarsi con la testa la palla sul sinistro, ma il successivo tiro è finito in curva. Pedro e Perez, anomale mezze punte chiamate soprattutto a gestire ripartenze sotto pressione, non hanno mai trovato tempo e spazio giusti per ripartire, Diawara e Villar hanno faticato a trovare le linee del palleggio, bene invece Cristante in copertura, con tutto il suo bagaglio di superiore intelligenza tattica. Altre potenziali palle-gol per la Roma sono state sprecate da Spinazzola al 23' e al 37' con Diawara che ha trovato Mayoral oltre la linea difensiva, ma il suggerimento si è rivelato lungo di mezzo centimetro e Trubin è riuscito ad anticipare lo spagnolo in uscita disperata.

L'ingresso di Mancini per Ibanez ha chiuso l'unico rubinetto della speranza ancora aperto per i padroni di casa e, più sicura, la Roma ha deciso di alzare i ritmi e chiudere la questione. Alla prima uscita buona, al 3', Mayoral ha trovato conforto largo su Karsdorp che, favorito da un rimpallo, ha chiuso un triangolo con se stesso e ha messo dentro forte e basso, sulla traiettoria è intervenuto Krytsov in precario equilibrio, la palla si è alzata in direzione di Mayoral che di testa l'ha indirizzata di giustezza verso il palo lontano, fuori dalla giurisdizione di Trubin. Ancora più bella l'azione al 9' con un prolungato palleggio nei pressi della propria area per uscire dalla pressione avversaria, rapida verticalizzazione verso Perez che poi come un coltello nel burro ha tagliato la difesa avversaria per mettere Pedro davanti a Tribun, con inatteso e clamoroso errore nella conclusione dell'ex Barça. L'altra occasione, sprecata subito dopo da Perez, stavolta su assist di Pedro, ha fatto capire che la questione della qualificazione era ormai sistemata. Così Fonseca pensando al Napoli ha chiamato in panchina Karsdorp, Spinazzola e Diawara per inserire Peres, Calafiori e Pellegrini: sulla punizione successiva qualche malinteso sulle marcature ha messo Alan Patrick in condizione di far da torre per Junior Moraes che ha pareggiato. Ma la Roma non si è scomposta e ha creato altre occasioni, segnando ancora con Mayoral servito ancora da Perez (27') e, dopo l'ingresso di El Shaarawy e una stupidaggine di Peres che ha rischiato un rigore su Matviyenko (in Italia l'avrebbero dato: ai nostri arbitri basta un "contatto" per intervenire), si sono sbagliati altri gol. Clamoroso quello a tempo scaduto, in 2 contro il portiere: ma stavolta Perez è stato egoista e ha tirato addosso a Trubin ignorando Mayoral che avrebbe fatto tripletta a porta vuota. Ma va bene così.