Ventidue anni dopo, quarti di finale. Allora, stagione novantotto-novantanove, Zeman in panchina, ci toccò l'Atletico Madrid nella coppa Uefa che fu. Stavolta Europa League, Paulo Fonseca (perfetto) al timone: cinque gol realizzati in centottanta minuti, ottava vittoria in dieci partite e tutti a casa. Strabattutti quegli ucraini figli di un torneo minore secondo qualcuno di memoria corta e preferiamo non aggiungere altro per evitare querele. Oggi alle tredici conosceremo chi sfideremo nel prossimo turno. Sapendo che se la Roma farà la Roma, a preoccuparsi dovranno essere anche gli altri.

Ci piace dire che a Kiev sia stata una vittoria romana, romanista, europea. Tutta nostra, solo nostra. Nessuno si azzardi ad applaudirci, sapremmo con certezza che sarebbero ipocriti. E i romani l'ipocrisia l'hanno sempre schifata. Siamo e vogliamo essere solo noi. Del resto nessuno si potrà offendere visto che gli italiani ieri sera tifavano Milan e basta. Per paradosso quasi ci dispiace che i nostri successi europei contribuiscano a dare una sistematina a un ranking europeo offeso da Juventus, Lazio, Atalanta, Napoli, Inter, Milan. Soprattutto perché la Roma che abbiamo visto a Kiev è stata una squadra che può far sognare. Pensate solo alle assenze: Smalling, Veretout, Zaniolo, il lusso di tenere in panchina Pellegrini e Dzeko. Quasi non ce ne siamo accorti. Apprezzando le idee chiare e l'organizzazione da grande squadra, la leadership di un Cristante meraviglioso, un Borja Mayoral a cui l'aria europea fa bene (con sette gol adesso è il capocannoniere dell'Europa League), un Pau Lopez rinato, un Diawara tornato quel direttore d'orchestra che aveva fatto innamorare Fonseca quando vestiva la maglia del Napoli contro uno Shakthar allenato proprio dal portoghese.

È stata una Roma che ha legittimato un interrogativo senza risposta, ovvero come abbia fatto domenica scorsa a perdere a Parma. Speriamo non succeda più, soprattutto se questa qualificazione garantirà nuova fiducia e autostima a un gruppo che ha solo bisogno di credere in se stesso per mettere in campo tutte le sue qualità tecniche, fisiche, tattiche. È una vittoria che può costituire la benzina perfetta per andare a guardare negli occhi il Napoli in novanta minuti con il forte sapore di Champions League. È una vittoria, ribadiamo, solo nostra. Romana, romanista, europea. Gli italiani se ne dovranno fare una ragione. Forza Roma.