Achi si ostina a vedere il calcio con le logiche della proprietà transitiva proponiamo un quesito: se la Roma è stata presa a schiaffi dall'Atalanta in campionato, come si giustifica il 3-0 inflitto all'andata allo Shakhtar di Donetsk che nei gironi di Champions ha battuto due volte il Real Madrid che martedì sera ha mortificato le ambizioni dei bergamaschi? Non si giustifica, per l'appunto, perlomeno non con le logiche della proprietà transitiva.

Il calcio resta un gioco nel quale non c'è nulla di più relativo del valore assoluto, neanche nelle 38 sfide incrociate di un campionato nazionale. Perché l'Inter questa serie A la sta dominando, ma solo adesso, dopo aver fatto quella figura barbina nella Champions. E se questo vale per le squadre che hanno investito centinaia di milioni, figuriamoci per quelle che non hanno investito affatto e che si ritrovano una rosa da quinto/ottavo posto.

Per la Roma, ad esempio, le prossime due partite valgono tantissimo, almeno il 50% della serenità delle prossime settimane. Perchè arrivare (ai) quarti è un mantra che a Trigoria hanno iscritto nelle colonne portanti: e per farlo è assolutamente necessario tornare sorridenti stasera da Kiev (Stadio Olimpico, calcio d'inizio ore 18,55 italiane, le 19,55 locali) dove la Roma giocherà la gara di ritorno degli ottavi di Europa League forte del 3-0 dell'andata e poi provare a battere il Napoli domenica all'Olimpico, nonostante l'evidente disparità di trattamento inflitta dalla Lega Calcio che ha ossequiato i presidenti di Juventus e Napoli che hanno deciso lo slittamento della loro sfida che era stata programmata per ieri.

La Roma deve essere più forte di tutto, di chi non sa organizzare le sue stesse competizioni, degli avversari, dell'ambiente interno (assai infuocato dopo ogni sconfitta e sempre asseverante dopo ogni vittoria) e dell'ambiente esterno che poteva tornare ad essere un fattore anche fisico, visto che per la partita di stasera le autorità calcistiche avevano autorizzato la vendita del 25% dei posti dello stadio (e quindi 15000 circa) prima però che il sindaco di Kiev intervenisse per negare la possibilità.

E dunque si giocherà a porte chiuse, con buona pace anche di quel manipolo di tifosi romanisti di Ucraina che si erano attrezzati per essere presenti. Questa Roma è in grado di essere più forte di tutto? Ai posteri l'ardua sentenza. A naso, qualcosa manca nella rosa, nella guida tecnica e anche nella guida societaria considerando che alcune figure chiave stanno lavorando solo da poche settimane e altre ancora saranno individuate nei prossimi mesi. Ma stasera c'è un solo imperativo: da Kiev si deve tornare col sorriso, che derivi da una bella vittoria, da un gagliardo pareggio o da una sconfitta magari immeritata ma contenuta. Altro non è pensabile. E poi si penserà al Napoli e all'altro quarto in palio, il posto in classifica.

Fonseca non si fida, e fa bene. Nella festa del suo ritorno in Ucraina si è affannato ieri a ricordare i rischi che si correranno stasera, ma ha anche ricordato che la Roma non è una squadra nata per difendere. In una bella intervista rilasciata a Federico Balzaretti su Dazn il portoghese ha ammesso che la sua squadra non si trova a suo agio quando la palla ce l'hanno gli avversari: «Ci sono certe squadre, tipo l'Inter, che invece stanno bene anche se non hanno il possesso del pallone, noi no». Da un po' di tempo peraltro la Roma non ha più il mantra del possesso palla (allo Shakhtar sette giorni fa ha lasciato il 63% del possesso, eppure ha vinto largamente). A Kiev stasera sarà fondamentale restare dentro la partita sin dai primi minuti. La qualificazione potrebbe essere rimessa in discussione solo da qualche evento clamoroso. Ma di sicuro basterà segnare un gol per rendere del tutto vane le speranze che anche ieri il suo amico Luis Castro ha vantato in conferenza stampa. Nel dubbio Fonseca ha fatto provare anche i calci di rigore.