Mostralo a tutti quello stemma, Justin. Fallo vedere ai tifosi che hanno attraversato mezza Italia per seguire te e tutti gli altri all'esordio stagionale. Sentili cantare. Vogliono solo star con voi e cantar per voi, per la Roma. Kluivert ha già avuto modo di assaggiarlo, tutto questo amore, fin dal suo sbarco a Fiumicino: era l'11 giugno scorso e, dopo la lunga attesa al ritiro bagagli, s'era ritrovato davanti quella marea giallorossa che già cantava per lui e gli occhi gli erano brillati. Aveva sorriso e aveva fatto sì con la testa, mentre con orgoglio mostrava la sciarpa che non a caso recava la scritta «in mezzo ai romanisti». Quei cori già cuciti su misura per lui lo avevano entusiasmato e la sua espressione non aveva fatto nulla per nasconderlo.

Sfrontato, ma come solo i ragazzi sanno e possono essere. Quella linguaccia che fa un po' Michael Jordan e un po' Rolling Stones è come la sua fuga all'ultimo minuto regolamentare di una partita inchiodata sullo 0-0. Parte dal centro, semina il panico nella retroguardia avversaria: ne salta uno, quindi sfugge a N'Koulou e guadagna il fondo. Senza paura, senza alcun timore reverenziale all'esordio in Serie A, arrivato esattamente 20 anni e 4 mesi dopo l'ultima gara giocata nel nostro campionato dal papà Patrick con il Milan. Ma non chiamatelo Kluivert Junior, né tanto meno "Kluivertino". Perché se fisicamente non è un gigante, questo ragazzo che la Roma ha strappato ai migliori club d'Europa (Manchester United in primis) ha carattere da vendere. Ha diciannove anni e mezzo, ma quando il tecnico lo ha mandato in campo lui ha cambiato la squadra, perché quando non si riesce a rompere gli equilibri con la tattica, c'è bisogno di qualcuno che sappia ribaltare il tavolo, cambiare le carte in tavola con il colpo di genio che non ti aspetti. All'Olimpico "Grande Torino" ci ha pensato lui, il più giovane tra i ventidue in quel momento in campo.

Si è rivelato il cambio giusto. Anzi, il cambio Justin. Insieme a Cristante, ha ridato nuova linfa a una squadra che, intorno alla metà del secondo tempo, sembrava troppo stanca e sfiancata dal caldo per andare a vincere una partita ostica. Kluivert questi colpi li ha, ce ne ha già dato un assaggio in occasione dell'amichevole statunitense con il Barça. Stavolta però si faceva dannatamente sul serio. Nessun problema, Justin non vede l'ora di fare sul serio. Intanto fa la linguaccia e mostra lo stemma giallorosso al settore.