Ancora due giorni di allenamenti e poi si farà sul serio, perché inizia il campionato. Questa sera alle 20 chiuderà il mercato e - salvo opportunità improvvise che assomigliano per lo più a colpi di scena - la rosa della Roma rimarrà questa, quanto meno in entrata. Perché il problema resta sfoltire e lo sapevamo. Monchi ha costruito con un buon anticipo più di due "Rome" da affidare al tecnico Di Francesco. È stata una strategia, quella di completare (almeno) una coppia per ogni ruolo e l'obiettivo è stato raggiunto. E con i giocatori che voleva Eusebio. Che, per esempio, su Gonalons ci ha ripensato. Così è arrivato Nzonzi, che ci metterà un po' però per essere in pari con i compagni di squadra, complice la vittoria del Mondiale che gli ha "ritardato" le vacanze. E magari se fosse arrivata qualche offerta, non alludiamo solamente il francese ex Lione, ma anche qualche altro calciatore che rimarrà sarebbe partito.

Discorso diverso per i giovani che la società potrebbe decidere di mandare a "farsi le ossa", Nicolò Zaniolo e Ante Coric, che sono «più pronti» di quanto la Roma pensasse e sarebbe un peccato tenere a zero minuti. Meglio ritrovarseli pronti e basta, ma tra un anno.
Una coppia per ogni ruolo, se non di più, come accade a centrocampo. Così Di Francesco potrà (e dovrà) tornare a fare quello che nella scorsa stagione, almeno nella prima e nell'ultima parte aveva portato a buoni risultati: il turnover. Perché se si fa eccezione per quel blackout di un mese e mezzo a ridosso del cambio d'anno, quando il turbo del terzo scudetto cambiava l'ordine degli addendi il risultato non cambiava. Allora così ce lo immaginiamo, Di Francesco. Si metterà comodo sul prato verde dove nascono le speranze romaniste e inizierà a sfogliare la margherita dell'abbondanza. Quella che a tutti gli allenatori va a genio, o comunque, quella che è meglio abbondare che deficere.

E i calciatori che diranno?

Al momento, dichiarazioni pubbliche alla mano, sono tutti molto sereni. Strootman, che ieri sui social network non ha nascosto con il suo conto alla rovescia la voglia di Serie A, l'ha detto chiaro e tondo durante la tournée in America: «Le grandi squadre hanno più alternative, la concorrenza ci rende più forti, ne abbiamo bisogno perché dobbiamo giocare tre competizioni». Insomma, "a chi tocca non s'ingrugna". E se lo dice lui, che il "grugno" lo usa per spaventare gli avversari (anche fossero i compagni nelle partitelle d'allenamento) c'è da crederci. E chi più di tutti non vede l'ora della Serie A, o meglio della Roma, sono i tifosi giallorossi che hanno polverizzato i 1.500 biglietti disponibili per il settore ospiti dello Stadio Olimpico Grande Torino.

Il gioco delle coppie

Domenica alle 18 la prima sfida della Roma in campionato contro il Torino non sarà semplice. Intanto perché è un esordio e poi perché quella di Mazzarri è una squadra ostica. Di Francesco - che parlerà in conferenza domani alla vigilia della partita alle 12.30 - continua a preparare la squadra a Trigoria e lo fa con tutti gli effettivi a disposizione ad esclusione di Steven Nzonzi, arrivato solamente da tre giorni, che sta proseguendo il lavoro personalizzato (ma ha preso parte a 15 minuti del match in famiglia).
Nella retroguardia anti-Toro l'unica novità dovrebbe essere rappresentata da Olsen fra i pali, con la conferma della linea difensiva della scorsa stagione (Florenzi ripartirà terzino). A centrocampo con la scelta nel mezzo che cadrà su De Rossi, si balla sugli intermedi: Cristante (favorito) e Pellegrini da una parte e Strootman e Pastore dall'altra, le coppie. Davanti la certezza è rappresentata da Dzeko, mentre Ünder, l'unico dal piede invertito a destra (Schick, che fa gol su gol anche in allenamento è per ora il vice Edin) sembra imprescindibile nel 4-3-3 di partenza. El Shaarawy è sembrato in palla negli ultimi allenamenti, ma attenzione a Perotti. Kluivert scalpita, ma è logico anche che sia dosato, almeno all'inizio.