Falsa partenza. L'inizio dell'anno che passerà alla storia come uno dei più dolorosi del millennio per l'intero globo, in chiave romanista è contrassegnato da una brusca quanto inattesa frenata. La squadra di Fonseca ha salutato il 2019 carica di speranze, facendo fronte a un autunno caldissimo in ambito infortuni senza fare una piega. Le assenze reiterate non ne hanno compromesso il cammino e prima del riposo natalizio la zona Champions è stata consolidata dal poker rifilato alla Fiorentina di Montella al Franchi, che ha tenuto l'Atalanta - rivale diretta - a quattro punti di distanza. L'infermeria che va verso lo sfollamento e i dettami tattici del portoghese che col passare delle settimane appaiono sempre più assimilati, autorizzano pensieri ottimistici.

Per la prima del 2020 il calendario propone il Torino in casa, avversario molto più che alla portata in attesa della sfida alla Juventus che chiuderà il girone d'andata e dovrà dare indicazioni più precise sulle reali ambizioni dei giallorossi in campionato. Come troppo spesso è capitato nel recente passato però, nella calza della Befana la Roma trova più carbone che dolci. Il 5 gennaio la doppietta di Belotti infligge una lezione dura da digerire e fa ripiombare l'Olimpico dai voli pindarici alla più prosaica terra.

Potrebbe essere soltanto un incidente di percorso, se appena una settimana dopo non accadesse l'irreparabile. Ancora una volta sotto forma di rottura del legamento crociato e col nome di uno dei componenti fondamentali del gruppo, Nicolò Zaniolo. L'oggetto proibito del desiderio juventino prova ad acuire i rimpianti bianconeri con una cavalcata delle sue: quaranta metri palla al piede, saltando avversari come birilli col caratteristico mix di tecnica e forza fisica. L'ultimo dribbling però è fatale e il ginocchio destro fa crack. La sfida contro i campioni d'Italia termina con un'altra sconfitta (2-1), ma è il ko del gioiello romanista a preoccupare maggiormente: la stagione per lui si può considerare conclusa e anche la Nazionale sembra doverne fare a meno per gli Europei previsti in estate.

Zaniolo esce in barella dopo la rottura del crociato durante Roma-Juventus

La reazione immediata della squadra sembra in linea con quelle messe in mostra fino a un mese prima, di fronte ai numerosi avvenimenti avversi. Nella gara successiva, a Marassi, Dzeko e compagni stendono il Genoa, ritrovando anche Spinazzola, fino a poche ore prima cedibile al punto di essere in procinto di trasferirsi a Milano (sponda nerazzurra), in uno scambio che avrebbe riportato Politano nella Capitale. L'affare salta last minute e l'esterno - fino a quel momento in chiaroscuro - si accinge a riprendersi un ruolo da protagonista, giocando alla grande sulla tanto agognata corsia sinistra e procurando la rete del raddoppio nel 3-1 che rilancia la rincorsa alle prime posizioni. La verifica è affidata al derby, che si presenta impegnativo come poche volte in precedenza. I dirimpettai arrivano da una serie di risultati utili consecutivi inimmaginabili anche nelle (loro) più rosee aspettative. Eppure la Roma domina dall'inizio alla fine del match, fermata sul pari (1-1 il finale) esclusivamente da discutibilissime decisioni di Calvarese in campo e Mazzoleni al Var.

Mentre nel vocabolario degli italiani (e non solo) s'insinua sempre più minacciosa la parola "coronavirus", la Roma è attesa da due trasferte nel cuore dei primi focolai: prima a Reggio Emilia col Sassuolo, poi a Bergamo, dove è in programma il vero e proprio scontro diretto per le zone di classifica ambite. Nel frattempo Petrachi chiude il mercato invernale con tre acquisti che stentano ad accendere la fantasia della piazza: dalla Spagna arrivano i giovani Villar (prelevato dall'Elche, in seconda divisione) e Perez, prodotto della cantera blaugrana assurto agli onori delle cronache per il gol in Champions che di fatto ha decretato l'eliminazione dell'Inter di Conte; mentre dall'Atalanta viene prelevato il giovanissimo difensore brasiliano Ibanez, utilizzato col contagocce da Gasperini.

Ma gli interventi del ds non si limitano alle trattative. Il campo torna ad essere avaro di soddisfazioni e nella tana del Sassuolo arriva una batosta tremenda. La squadra di De Zerbi rende ai giallorossi il risultato dell'andata (4-2) e già dopo mezz'ora è avanti 3-0, punteggio con cui si va al riposo. Nell'intervallo Petrachi fa irruzione nello spogliatoio, gesto che sancisce una frattura con la squadra che si rivelerà insanabile.

Pellegrini viene espulso al Mapei Stadium contro il Sassuolo

La disfatta del Mapei non resta però isolata e la Roma abbandona definitivamente i sogni di gloria nelle due giornata successive: prima cedendo in casa al Bologna (2-3); poi illudendo di sfatare il tabù in una Bergamo non ancora ferita nel profondo dal Covid. Al Gewiss Stadium ancora carico di tifosi e di entusiasmo, il solito Dzeko permette alla Roma di chiudere il primo tempo in vantaggio. Nella stessa gara si comincia a intravedere il Mkhitaryan che sarà, falcidiato fino a quel momento da una serie di infortuni che ne hanno minato la continuità, non la classe. Ma i due campioni non bastano e l'Atalanta ribalta risultato e classifica, tramutando un possibile aggancio in un più sei che sa tanto di saluto romanista ai primi quattro posti.

L'Europa futura si allontana (quella della prima competizione perlomeno) proprio mentre tocca affrontare quella presente. E il primo timido ritorno al sorriso arriva grazie alla Coppa: col minimo scarto (1-0 a Roma, 1-1 in Belgio) il Gent è eliminato e ci si può proiettare verso gli ottavi di finale di Europa League, che propongono un avversario tanto suggestivo quanto complicato, il Siviglia plurivincitore del torneo dell'ex Monchi. La doppia sfida è in programma a marzo e la squadra di Fonseca è chiamata a recuperare le migliori energie per affrontarla almeno alla pari. Nessuno può ancora prevederlo, ma quelli disputati fra fine febbraio e inizio marzo saranno gli ultimi due impegni di campionato senza limitazioni di pubblico. Il primo, quello casalingo contro il Lecce è superato in scioltezza con un 4-0 che non ammette repliche. Più rocambolesca la trasferta di Cagliari, che frutta comunque un'altra vittoria ricca di reti (4-3). In Sardegna spicca la stella di Micki, ma l'armeno e tutti gli altri dovranno attendere a lungo per incantare ancora sul campo.

Alle porte si è già affacciato il più cupo degli ospiti indesiderati, che fa irruzione alla fine dell'inverno. Inizia l'era della pandemia. A fermarsi è l'intero pianeta, lo stop del calcio ne è soltanto un'ovvia quanto doverosa conseguenza. Anche la lunga trattativa per il passaggio di proprietà da Pallotta a Friedkin rallenta fino a essere sospesa. Intanto la situazione globale da surreale si trasforma rapidamente in preoccupante, poi tragica. L'Italia è chiusa in casa dal lockdown e mentre la maggior parte dei club inscena grottesche liti sulla ripresa del campionato, la Roma entra ancora una volta in simbiosi con la città.

Tramite la sua onlus di riferimento Roma Cares, la società si adopera per aiutare la popolazione in una fase drammatica, con particolare attenzione alle fasce meno agiate. Le iniziative di solidarietà si moltiplicano e la distanza fisica obbligata è ammorbidita - per quanto possibile - dalla vicinanza ideale e al tempo stesso pratica per chi ne ha maggiore bisogno. Paradossalmente la Roma rafforza il ruolo di corpo unico col proprio popolo senza giocare. Quando il 24 giugno torna in campo in un Olimpico forzatamente vuoto e colorato solo dagli striscioni, è l'icona Dzeko a regalare un sorriso con due firme d'autore sulla Sampdoria. Ma 4 giorni dopo in una Milano formato Giamaica la squadra compie un altro passo indietro. Luglio imporrà un'altra marcia.

Dzeko firma la vittoria contro la Sampdoria nella prima partita dopo la ripresa del campionato @LaPresse