Basso profilo era, basso profilo è rimasto. In questo senso, la Roma dei Friedkin come quella di Pallotta (anche se il bostoniano quando decideva di parlare non le mandava a dire). Nessuna esagerazione dialettica, zero risposte ufficiali, pure dopo l'accoppiata perdente Maresca-Guida che domenica scorsa, contro il Sassuolo, non è che siano stati impeccabili (eufemismo) nei confronti della nostra Roma.

Si sussurra che la scelta sia stata dettata anche dalla volontà di non creare alibi per allenatore e calciatori che, altrimenti, le proteste e le urla le potrebbero usare a loro uso e consumo, aggregandosi a quel vittimismo piagnone che è stato sempre un capo d'accusa nei confronti della squadra giallorossa. Discorso che ci può stare dal punto di vista dell'eleganza e dei comportamenti politicamente corretti, ma che considerando anche la storia degli ultimi trenta-quaranta anni di sicuro non garantisce effetti migliorativi, se non altro dal punto di vista del rispetto evocato da Fonseca. Come, peraltro, non li portarono il violese dell'ingegnere o i vaffa di Franco Sensi.

In ogni caso, possiamo dire che la direzione arbitrale dell'accoppiata di cui sopra, una certa irritazione alla famiglia Friedkin l'ha procurata. Che è tutto dire considerando da dove vengono, cioè da quegli Stati Uniti dove le decisioni arbitrali, in qualsiasi sport, quasi mai diventano un caso su cui discutere e arrabbiarsi. L'irritazione (eufemismo pure qui), peraltro, è stata testimoniata, per esempio, da un'inquadratura televisiva nel secondo tempo della partita contro il Sassuolo. Papà e figlio in piedi (mai visti prima così, Ryan con cappotto, Dan senza, complimenti) in tribuna a cercare di capire perché il vigile del fuoco Maresca (è la sua professione) e il consulente commerciale Guida quando c'era da prendere una decisione era sempre quella sfavorevole alla loro squadra (a parte il fuorigioco sul gol del Sassuolo, ma lì le immagini non consentivano interpretazioni).Da quello che sappiamo, però, nel dopo partita hanno dato indicazioni di non commentare ufficialmente la direzione arbitrale, lasciando la facoltà di farlo al solo Fonseca che non se lo è fatto dire due volte dando a Maresca e Guida quello che era di Maresca e Guida.

Non c'è da soprendersi troppo sulla scelta dei Friedkin. La loro breve, fin qui, storia romanista, in qualche maniera ce lo aveva anticipato. Basti pensare che sono tre mesi che sono sbarcati da queste parti e finora nessuno ha ancora asoltato la loro voce. Si sono limitati a qualche virgolettato in occasione dell'acquisto e dell'annuncio di Tiago Pinto, per il resto silenzio assoluto. Ci hanno spiegato che hanno un senso della riservatezza che sfiora l'ossessione, ma anche che prima o dopo si presenteranno ufficialmente. Appena, ci garantiscono, avranno una sufficiente conoscenza della nostra lingua che sia Dan che Ryan stanno studiando con cadenza quotidiana.

Non vogliono rischiare di andare incontro a equivoci linguistici perché non vogliono sbagliare. In questo senso, ci raccontano sempre, la scelta è stata quella di darsi un anno di tempo per avere la possibilità di capire il meglio possibile le mille sfaccettature di quel variopinto mondo che è quello pallonaro. Ce li descrivono attenti a tutto, dettagli compresi. Se qualcosa gli è poco chiara, chiedono spiegazioni e prima di prendere qualsiasi decisione preferiscono aspettare un minuto in più piuttosto che uno in meno.