Calcio, integrazione e Roma. Al campo Tre Fontane, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, si è disputata una partita amichevole tra richiedenti asilo dell'organizzazione Città dei Ragazzi e una selezione di personaggi dello spettacolo ed ex calciatori di Roma e Lazio. Un'iniziativa che ha anche un alto valore politico in un momento storico in cui il tema dell'immigrazione ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico. All'evento ha partecipato anche Damiano Tommasi in veste di presidente dell'Associazione Italiana Calciatori che insieme ad As Roma, Figc, Coni Lazio e Associazione Italiana Allenatori ha patrocinato l'evento: «È un messaggio che non ha un momento storico per essere importante, è sempre importante. In questo lo sport e il calcio hanno un ruolo sociale che spesso viene dimenticato e che è giusto ogni tanto ricordare».

Il belga e la maglia

In un periodo in cui la piazza di Roma è scossa dalla cessione di Radja Nainggolan all'Inter, è impossibile non parlare di calcio: «Non conosco la situazione singola e non conosco di chi è stata la volontà di questa cessione. Fa parte del gioco del calcio. Il movimento di calciatori, in squadre che competono ad altissimo livello, è normale». L'ex centrocampista giallorosso, saggiamente, invita il popolo romanista a guardare oltre: «Lo sappiamo bene, in Italia e a Roma, che le eccezioni sono quelli che non cambiano casacca. La cessione di Nainggolan rientra in una dinamica simile ad altre cessioni. Per quanto riguarda i tifosi dico che quello che non viene ceduta è la maglia e per quella bisogna continuare a tifare». Un'affermazione che suona quasi come un appello al romanismo: i calciatori sono (tutti) di passaggio, la Roma resta. Tommasi, come da suo costume, nel commentare la vicenda  non entra mai a gamba tesa: «Non conosco nello specifico il perché di questa cessione e la storia di Radja alla Roma. Certo sorprende il fatto che non sia al mondiale e che i tecnici della nazionale abbiamo fatto una scelta di questo tipo. L'Inter ha preso un giocatore che ha un grandissimo valore tecnico, al di fuori del campo non conosco le dinamiche ed è difficile commentare». Nel finale però, con un guizzo, ci ricorda perché da calciatore era soprannominato "Anima candida": «Sicuramente il calciatore non è che si accende in campo e si spegne fuori, il calciatore è  un professionista che viene valutato ventiquattro ore al giorno». In poche parole non è possibile coniugare una vita di eccessi con una carriera di successi.

Fidarsi del ds

Visto il tono delle discussioni che catalizzano l'attenzione nell'ambiente giallorosso verrebbe da dire che fa più rumore una cessione che cinque acquisti. Per questo Tommasi, nel giudicare il mercato della Roma, ricorre ad un sentimento semplice e candido: la fiducia. «Monchi ha dimostrato in passato e non solo alla Roma, di conoscere il calcio e di conoscere le dinamiche sportive, al di là degli investimenti sull'età dei calciatori che vengono presi. Credo che c'è da fidarsi e sperare che si possa ripetere per la Roma quanto successo l'anno scorso con una partenza in sordina e un finale a sorpresa, che è stato meritato». Tifare prima di giudicare. La partita è finita 4-1 a favore degli ex calciatori ma alla fine hanno vinto tutti. In primis i valori di un calcio che unisce contro un mondo che divide.