Ormai appare sempre più chiaro come l'inchiesta Rinascimento della Procura di Roma si stia concentrando in questa fase investigativa sui rapporti tra il gruppo Parnasi e l'avvocato Luca Lanzalone, e questo a prescindere dalla vicenda stadio. Al setaccio dei pm infatti ci sarebbero tutti gli scambi di documenti tra gli uffici dell'avvocato di Genova e i vari dipartimenti del Campidoglio. Questo starebbe avvenendo grazie alla fattiva collaborazione dell'Avvocatura Capitolina, spinta dall'amministrazione cittadina sempre più convinta della propria estraneità ed anzi sempre più calata nel ruolo della vittima. Un ruolo che in effetti sembra sempre più evidente, così come quello della Roma e del suo Presidente, che rischiano, stando alle pressioni mediatiche di queste ore, di veder crollare il sogno di un impianto moderno e funzionale, finalmente degno della città e delle ambizioni del club. Stando a quanto starebbe emergendo in queste ore infatti il ruolo dell'avvocato Lanzalone ed il raggio dei suoi interessi si sarebbe esteso molto oltre la vicenda dello stadio, utilizzato solo in una prima fase per accreditarsi agli occhi dei funzionari del Comune. Sarebbe emerso per esempio che il commissario straordinario dell'Istituto di previdenza e assistenza dei dipendenti di Roma Capitale, Fabio Serini, scelto la scorsa estate proprio su suggerimento di Lanzalone, avrebbe affidato un incarico all'avvocato Luciano Costantini, dello studio legale di Lanzalone, per un ammontare di oltre 11 milioni di euro. Altro che i 100 mila ipotizzati come corruzione da parte di Luca Parnasi.

Sul ruolo di Lanzalone peserebbe poi la testimonianza dell'ex assessore comunale all'urbanistica, Paolo Berdini. Testimonianza che sarebbe stata resa diverso tempo fa, il 31 maggio scorso, ben prima che l'inchiesta venisse resa in qualche modo pubblica, ed in cui l'urbanista avrebbe ricostruito, dal suo punto di vista, il periodo in cui la giunta capitolina avrebbe rivisto le proprie posizioni sullo stadio. Proprio su spinta, ancora secondo Berdini, di Lanzalone. E venendo poi a Luca Parnasi, l'imprenditore romano al centro dell'inchiesta, continuerebbero ad emergere interessi che spaziano in tutta la regione, e che confermerebbero la volontà dei vertici di Eurnova di sfilarsi quanto prima dall'operazione Tor di Valle. Come il tentativo, messo in atto grazie alla fattiva collaborazione di Luigi Bisignani (anche lui indagato) e poi naufragato, di "agganciare" il presidente della Cassa Forense Nunzio Luciano, e quindi il patrimonio da lui gestito, di circa 12 miliardi di euro. Un'operazione che sarebbe servita a Parnasi per finanziare un ricco giro di acquisizioni immobiliari, che avrebbe visto il proprio punto di caduta proprio nella cessione della quota di Eurnova (e dei terreni) nel progetto per lo stadio. Una vicenda i cui contorni appaiono ancora troppo oscuri per poter essere decifrati in modo compiuto, ma che lascia ogni giorno emergere una verità, forse poco accattivante per i grandi mezzi di informazione di questo paese, che scagiona la Roma ed il suo progetto.

Progetto che in queste ore è ancora al vaglio dei vari Dipartimenti del Comune (Urbanistica, Trasporti, Ambiente, Patrimonio e Lavori Pubblici) e su cui non sarebbero emerse particolari criticità. In questo senso non trova conferma la voce diffusa nelle ultime ore secondo cui il progetto sarebbe a rischio di un azzeramento dovuto alla necessità di una nuova delibera di pubblico interesse da parte dell'Assemblea Capitolina. Se così fosse infatti sarebbe improbabile pensare a una società disposta a ripartire da zero o quasi su un'area, quella di Tor di Valle, su cui in qualche modo sta investigando la magistratura. Molto più probabile sarebbe l'identificazione di una nuova zona o ancor di più l'abbandono del progetto. Ma, come scritto, non è questo uno scenario su cui al momento si starebbe ragionando.