Ci mancava il Rompipallone di Gene Gnocchi sulla Gazzetta dello Sport di ieri a dare un po' di spessore (almeno ironico, vivaddio) al partito dei delusi: "Nainggolan all'Inter e Santon alla Roma. Sono previste per oggi le visite mediche per Monchi". Messa così, fa pure abbastanza ridere. Ma al netto delle intemperanze dei comici, degli eccessi di chi contesta a prescindere e pure della banalizzazione di una trattativa che non è stata certo posta su quelle basi (Santon non arriva al posto di Nainggolan, semmai copre la cessione di Peres), le domande sui perché della decisione della Roma di privarsi di un giocatore così importante sono tante e di non ovvia risposta. A cominciare dalla valutazione economica.

38 milioni di buoni motivi

Sulla cifra che sarà messa a bilancio dalla Roma solo ieri le diverse fonti di informazioni hanno trovato una certa concordanza. La valutazione su cui Roma e Inter si sono trovate d'accordo è quella di 38 milioni, appena un gradino più in basso rispetto ai 40 milioni che sin dall'inizio la società giallorossa aveva comunicato quale base da cui partire per ogni trattativa. Ci si arriverà sommando ai 24 milioni della parte cash i 14 delle valutazioni dei calciatori Zaniolo e Santon: il primo è la stellina dell'Inter primavera campione d'Italia, il secondo è l'alternativa per la difesa che serviva a Di Francesco. La cessione garantirà alla Roma una plusvalenza di 32 milioni e sarà contabilizzata entro il 30 giugno e questo consentirà al club di mettere a posto anche gli spiccioli che andavano residuamente sistemati per il Fair Play Finanziario. Dunque, sotto il profilo economico si tratta di una cessione davvero molto conveniente.

Perché proprio ora?

La tempistica è un altro aspetto decisivo per capire le motivazioni della Roma. Dal punto di vista contrattuale neanche un anno fa la società aveva proposto ed ottenuto il prolungamento al 2021 dell'intesa preesistente, portando lo stipendio annuale a circa 4,5 milioni annui tra bonus e parte fissa, segno di una stima tecnica tangibile. Qualcosa dunque deve essere successo in questa stagione per spingere i dirigenti, con l'avallo dell'allenatore, a rivedere il progetto iniziale tanto da mettere il giocatore sul mercato e spingere per la sua cessione entro il 30 giugno. Qui entriamo nel campo dei sussurri più che delle grida e non ci sembra serio correr dietro alle voci sulla vita privata di un giocatore che in ogni caso sul campo, al di là del calo atletico della seconda parte di questa stagione, ha sempre corso per sé e per gli altri. Limitiamoci dunque a ciò che si sa, ad esempio all'ormai famigerato video delle poco sobrie feste dell'ultimo dell'anno. Quel post in diretta su Instagram nella notte di San Silvestro fece salire a livelli di guardia la rabbia dei dirigenti già furiosi per il pareggio del 30 dicembre col Sassuolo: Nainggolan fu multato per una cifra di poco inferiore a 200.000 euro (il massimo possibile) e fu escluso dalle convocazioni per la sfida con l'Atalanta, poi finita malissimo. Quell'episodio resta decisivo (e, dicono, non l'unico) nella scelta della dirigenza di arrivare al divorzio. Monchi è delusissimo dal loro rapporto personale e recentemente ha avuto modo di dirglielo.

Di Francesco che ne pensa?

Dal punto di vista tecnico, l'allenatore della Roma ha manifestato più volte il suo giudizio assai lusinghiero sul calciatore, soprattutto in riferimento al rendimento della prima parte di stagione. Ma dopo capodanno (e le successive vacanze) la condizione è vistosamente calata e prima della partita con la Sampdoria il tecnico rispose in maniera significativa ad una domanda sulla condizione della squadra: «Qualcosa durante le vacanze non ha funzionato, non c'è stata la giusta attenzione su certe situazioni e parlo anche dei giocatori. Questo ci deve far riflettere sul futuro». Con chi ce l'aveva? Forse dal mercato è arrivata una risposta. Certo è che più volte durante l'anno Di Francesco ha fatto riferimento al cambiamento necessario per crescere, «soprattutto dentro Trigoria». E probabilmente lui è tra i primi a voler imporre un nuovo stile anche comportamentale tra i suoi giocatori.

Perché la cessione all'Inter?

A Trigoria sanno benissimo che l'eventuale affermazione di Nainggolan con la maglia dell'Inter rischia di attirare loro parecchie, ulteriori antipatie. È logico dunque pensare che Pallotta, Monchi e Baldissoni avrebbero preferito venderlo all'estero, ma sul tavolo non sono arrivate altre proposte concrete. E quasi sicuramente Radja non avrebbe accettato altre destinazioni. Il suo punto di vista è già chiaro e non perde occasioni per ribadirlo (anche ieri a un tifoso che gli ha scritto privatamente su Instagram ha risposto in maniera significativa: «Non credere che io sto benissimo che devo lasciare qui. Ma a volte ti mettono a delle scelte», testuale): lui voleva restare alla Roma. Ma in caso di cessione, tornare a lavorare con Spalletti era l'unico aspetto in grado di consolarlo. Se insieme faranno bene, a Roma aumenteranno le polemiche, se il rendimento si abbasserà ulteriormente e i suoi sostituti in giallorosso lo faranno dimenticare, a Trigoria si prenderanno qualche rivincita rispetto a chi li sta insultando senza requie.