A tre o a quattro, con Cristante o con Jesus, nei mille dubbi che attanagliano la difesa romanista priva di tre centrali, le certezze sono sempre loro due: Gianluca Mancini e Roger Ibanez. Rispettivamente primo e secondo nella classifica dei minuti disputati in campionato dai giocatori della rosa di Fonseca. L'italiano detiene l'en plein con 7 presenze e 630 minuti, ovvero tutti quelli giocati finora. Il brasiliano lo segue a distanza ravvicinatissima, stesso numero di partite ma appena 12 minuti in meno, effetto della sostituzione nella gara contro il Benevento, a risultato ampiamente acquisito (si era sul 4-2) e con un giallo sul groppone che implicava rischi inutili in una serata come quella.

È vero che le scelte di Fonseca in coppa sono state improntate a un largo turnover che ha tenuto la maggior parte dei titolari a riposo (forzatamente nel caso di Mancini, che scontava i tre turni di squalifica in Europa), ma le gerarchie consolidate in campionato antepongono la coppia di difensori perfino a quella dei trequartisti, formata da Pedro e Mkhitaryan. L'armeno è sul podio con 611 minuti, appena tre in più di un altro stakanovista come Veretout e prima anche dell'ex Barça e Chelsea, quinto a quota 593. Numeri alla mano, l'ossatura della squadra fino a questo momento, almeno dentro i confini, è composta da loro.

È chiaro che le statistiche risentono delle assenze non previste di Dzeko e Smalling, che insieme con Pellegrini (recuperato in extremis, ma oggi al massimo pronto a subentrare a gara in corso) formano formano un asse centrale del quale difficilmente si può fare a meno. Ma i due ex atalantini possono essere considerati senza timore di smentite i perni di una difesa con pochi eguali in Italia.

La scelta del modulo a tre li ha lanciati ad alti livelli (anche se Mancini si era ben comportato anche nella prima parte della scorsa stagione, con la linea a quattro), un sistema metabolizzato già nelle rispettive esperienze a Bergamo. Agli ordini di Gasperini, Ibanez il campo lo ha visto poco, ma è anche vero che la giovanissima età può averlo fatto partire più indietro rispetto a un gruppo più che collaudato: solo domani compirà 22 anni, in una quasi coincidenza temporale col compagno di reparto Smalling (che oggi soffia sulle 31 candeline, auguri). È poco più grande Mancini, ma a 24 anni sembra già un veterano: l'esperienza bergamasca lo ha lanciato fino alla Nazionale, quella romana lo sta consacrando ad alti livelli. La sfida col Parma sarà la sua presenza numero 49, rendendo la Roma la squadra in cui ha giocato di più. E rafforzando il suo ruolo di colonna