Dall'ideale comignolo di viale Tolstoj, l'ultima fumata per il nome del prossimo direttore sportivo è apparsa grigia. Tendente al nero, dopo il depennamento dalla lista di Luis Campos, ovvero del candidato che soltanto poche ore prima veleggiava spedito in testa ai favoriti. Mai fidarsi dei sondaggi, non completamente almeno, lo insegnano le ultime vicende dal lato opposto dell'Atlantico. Da quel versante del globo provengono anche i Friedkin, che a elargire exit poll non ci pensano proprio. Quale che sia l'argomento in questione. E stavolta si tratta di un tema di primissimo piano: la scelta dell'uomo che avrà in mano la delicata e fondamentale gestione sportiva del club. Lo ha chiesto a più riprese Paulo Fonseca, pubblicamente e forse anche con maggiore insistenza nelle segrete stanze di Trigoria.

Ma proprio la crucialità del ruolo impone scelte ponderate e i nuovi proprietari se ne sono assunti onori e oneri. No a Campos dunque, che sembrava a un passo dalla rottura con il Lille proprio per accordarsi con la Roma. Da queste parti però serve un direttore sportivo che non sia soltanto un ottimo uomo mercato - e il portoghese nelle sue esperienze in Francia ha dimostrato indubbie capacità - ma che pure si dimostri disponibile a una costante presenza al fianco della squadra, "con tutti i sentimenti". Presenza che Campos non avrebbe potuto garantire per almeno due ragioni: è abituato a gestire a distanza le necessità quotidiane, delegandole suoi uomini di fiducia; e non sembra intenzionato a rinunciare alla propria residenza a Montecarlo, che a fronte di tanti vantaggi fiscali impone almeno sei mesi annui vissuti nel Principato.

A parte questo piccolo-grande particolare, l'identikit su cui sta lavorando la proprietà corrisponde a quello incarnato dal portoghese e dagli altri suoi colleghi che nelle ultime settimane sono stati accostati alla Roma. Si cerca un dirigente di statura internazionale: indizio che è stato tradotto con "straniero", ma più probabilmente risponde a canoni come esperienze in diversi Paesi, approfondita conoscenza delle lingue e scarse implicazioni italiane. Appare fondamentale anche la propensione per lo scouting, come dimostrano i recenti colloqui con Boldt e l'interesse per de Jong, entrambi ancora legati ai rispettivi club e quindi fuori gioco. Sembra restare in lizza Berta, l'italiano che ha riportato in auge l'Atletico. E un altro candidato, il cui nome è ancora top secret.