La questione, a voler sottilizzare, è solo giornalistica. Perché è "colpa" nostra, inteso come categoria, o per meglio dire degli istituti che elaborano statistiche sempre più sofisticate sul calcio, se un comportamento diventa una tendenza, se una scelta fa sistema, se un tiro, un cartellino o un cambio in più o in meno ti mandano sopra o sotto la media di categoria, condannandoti a diventare "quel" numero.

Prendi il tema "Fonseca e i cambi". C'è una tendenza, perfettamente suffragata dai numeri, che indica come il portoghese sia uno sfrenato frullatore di risorse: nessuno, come lui, ha deciso di far turn-over tra una partita e un'altra della sua squadra tra campionato e coppa europea.

Poi c'è un'altra tendenza, anche questa timbrata dalle statistiche, che invece assegna all'allenatore della Roma la patente del più stitico immobilista tra tutti gli allenatori della Serie A: nessuno ha utilizzato le risorse in panchina nelle prime sette gare di campionato meno di quanto non l'abbia fatto lui. Dunque c'è un Fonseca che cambia in maniera sfrenata e ce n'è un altro che pare il più tirato dei conservatori. E la verità qual è? Come nella vita: nella combinazione dei comportamenti; nelle sfumature; nei piani combinati.

Il turnover di coppa

Ne abbiamo parlato anche sul Romanista (Piero Torri, ad esempio, non la prese benissimo): la profonda rotazione tra le partite col Benevento e con lo Young Boys (nove giocatori: confermati solo Kumbulla e Pedro) forse realmente ha rischiato di costare i tre punti dell'esordio (in svantaggio di un gol, la Roma ha ribaltato la partita solo con l'ingresso nel secondo tempo dei suoi giocatori più celebrati). Ma alla fine la vittoria è arrivata (anche perché i cinque cambi possono realmente cambiare l'anima di una squadra, nel bene e nel male) e dunque la strategia ha funzionato.

Col Milan ha giocato ovviamente tutta un'altra squadra (otto cambi) e un'altra ancora con il Cska di Sofia (altre otto novità), quando però la Roma non ha sfondato e il pareggio (0-0) ha sporcato un po' il progetto chiaro del portoghese: sfruttare le maxirotazioni per poter utilizzare i giocatori più importanti in campionato anche per 90 minuti e solo in caso di bisogno in Europa League, quando i primi turni mettono davanti alla squadra avversari di non irresistibile livello, e contemporaneamente però portare a casa il massimo dei risultati.

Ma poi il progetto si è realmente concretizzato nelle gare successive, quando la Roma ha battuto in surplace la Fiorentina (2-0 con otto cambi), ha umiliato il Cluj (5-0, sette cambi) e ha poi espugnato il Ferraris (1-3, sei cambi). E quindi la Roma è arrivata alla pausa delle Nazionali con gli uomini fermati solo dal Covid (13 con Zalewski, solo il Genoa ne ha avuti di più), ma perfettamente equilibrati sotto il profilo del dispendio fisico di questa prima parte di stagione.

Appena 21 cambi in sei gare

Le amplissime rotazioni tra una partita e un'altra tra campionato e Europa League ha conseguentemente consentito a Fonseca di utilizzare senza troppi patemi i suoi giocatori nelle sfide di serie A. La Roma è infatti la squadra che ha fatto meno cambi: appena 21 in sei partite (la gara col Verona non viene conteggiata, anche se quel giorno Fonseca ne fece solo tre, e dunque il risultato assoluto non cambierebbe), 14 in meno delle quattro squadre che invece le hanno fatte tutte e 35, nello specifico Lazio, Atalanta, Genoa e Spezia (ma in sette gare). Appena una in più della Roma, e quindi 22, ne ha utilizzate Pirlo alla Juventus, vincendo a tavolino quella col Napoli.

24 ne ha fatte il Verona (sempre in sei gare), 25 il Parma, 26 il Crotone, 27 l'Udinese, 28 il Milan e per l'appunto il Napoli, che quindi di media ne meriterebbe 32 (e spicci). Le altre le vedete nella tabella qui sotto. Dove trovate anche la grafica dei giocatori più utilizzati fin qui da Fonseca, già pubblicata sul sito del Romanista a corredo di un puntuale articolo firmato Leonardo Frenquelli. Da cui si evince che il giocatore più utilizzato tra campionato e coppe (comprendendo stavolta anche la partita col Verona) è stato l'ultimo arrivato, Pedro Ledesma Rodriguez, in campo per 740 minuti. A ruota Mkhitaryan con 732 minuti, Spinazzola con 688, Veretout con 684, Ibanez con 679, Pellegrini con 645, Mancini con 630, poi Kumbulla con 553, Mirante con 540, Dzeko (frenato da turn over in coppa, dal mercato alla prima uscita e dal Covid all'ultima) con 495 e Peres con 427.

Quanto ai 21 cambi in campionato, Fonseca (che ne aveva fatti tre alla prima a Verona: 0-0 il risultato, 3-0 per gli annali) ne ha fatti due con la Juventus, quattro a Udine, cinque col Benevento, tre col Milan, quattro con la Fiorentina, tre col Genoa. Il che conferma che nelle partite più tirate Fonseca tende a cambiare meno possibile, quando invece vince si può anche largheggiare.

In riferimento ai ruoli, e considerando il sistema base 3421 (abbandonato solo nella prima parte di gara col Benevento) e parzialmente col Cluj, i cambi hanno riguardato una sola volta i centrali di difesa, una volta l'esterno sinistro, sette volte i centrali di centrocampo, quattro volte l'esterno di destra, quattro volte i trequartisti, tre volte la punta.

Le sostituzioni in Serie A