Camicia bianca, pantaloni blu, mocassini senza calze: vestito alla sua elegante maniera, in quel 25 agosto 2019 Paulo Fonseca scoprì la Roma e l'Olimpico, (mezzo) riempito da 38.779 spettatori, nei giorni in cui ancora si poteva andare allo stadio. Fu quella la sua prima esperienza da allenatore della Roma, di fronte al Genoa allora allenato da Aurelio Andreazzoli (poi esonerato per Thiago Motta, poi esonerato per Davide Nicola, poi sostituito da Rolando Maran). Finì 3-3 e se già si scorgeva l'anima coraggiosa e offensiva della sua squadra, si sollevarono invece diverse perplessità di fronte a quel 2-2-6 del primo sistema di gioco presentato dall'allenatore portoghese: dove i due erano Fazio e Juan Jesus, gli altri due Cristante e Pellegrini, e i 6, da destra a sinistra, Florenzi, Ünder, Zaniolo, Dzeko, Kluivert e Kolarov.

Quasi inevitabile che la pur non irresistibile squadra rossoblù sia riuscita a segnare tre volte. Oggi Fonseca è un altro allenatore, ma soprattutto ha a disposizione altre scelte: Fazio e Jesus sono rispettivamente la scelta numero 5 e numero 6 del parco dei centrali, e a giocare lì dietro sono in tre. Anche se proprio l'altra sera con il Cluj il tecnico ha rispolverato una sorta di attacco a sei (due esterni, due mezzeali, una mezzapunta, un attaccante).

Si vedrà con quale sistema di gioco scenderà in campo a Marassi oggi pomeriggio (calcio d'inizio ore 15, la prima stagionale a quest'ora), contro il Genoa di Maran, con diversi ex romanisti tra campo (Scamacca), panchina (Luca Pellegrini e Destro) e infermeria (Zappacosta), e pure un paio di ex laziali che contro la Roma rivivono spesso personalissimi pseudoderby (Behrami e Pandev). Solo tre squadre in questo inizio di stagione hanno fatto peggio del Genoa e una, il Torino, ha appena espugnato Marassi: le altre sono Udinese, che ha bloccato il Sassuolo venerdì sera, e il Crotone. Nessuno invece ha un attacco meno prolifico: appena 6 gol. Il capocannoniere è proprio Scamacca, una rete ha testa hanno segnato Zappacosta, Pellegrini, Pandev e Pjaca.

Al Genoa sono legati alcuni dei più lucenti ricordi (ne basti uno: 8 maggio 1983, senza bisogno di spiegare perché) e altri di indigeribile suggestione (28 maggio 2017, e chi ha visto in questi giorni il film su Francesco Totti sarà rimasto ancora stordito dalla rinnovata emozione). In questo stadio, ma contro la Samp, De Rossi segnò il suo ultimo gol con la maglia giallorossa il 6 aprile 2019 e gli diede una bella fregatura Lapadula il 26 novembre 2017, provocandone una reazione che lo tirò fuori dal campo in una partita contro il Genoa che andava vinta e che invece fu pareggiata. Qui la Roma non perde dal 2014, degli altri sei confronti due sono finiti x e quattro li ha vinti la Roma. Qui l'anno scorso si vinse 3-1, ma un giorno con Ranieri si vinceva 3-0 e si finì per perdere partita e Ranieri.

Ma queste statistiche sono buone solo per inquadrare le chiacchiere sulla gara, Fonseca ci fa poco. A lui servirebbe molto sommare tre punti ai 14 presi nelle ultime sei gare, quelle del miniciclo tra una sosta e l'altra. Arrivassero anche questi, allora la Roma andrebbe all'altra pausa in una posizione sicuramente privilegiata, e tollererebbe meglio l'assenza di Dzeko, considerando che la giornata di oggi sarà aperto dallo scontro all'ora di pranzo tra Lazio e Juventus e vivrà anche dell'altro confronto diretto, quello tra Atalanta e Inter. Col Sassuolo fermato in casa e il Milan, stordito dai tre schiaffi col Lille, atteso in serata dal non facile esame Verona, quota 14 potrebbe essere anche piuttosto panoramica (e non parliamo della vista a quota 15, se il ricorso della Roma per il fattaccio di Verona trovasse la logica comprensione della Corte Sportiva d'Appello). Mancherà Edin, è vero. Ma dalle nostre parti i tamponi positivi lo sono per davvero.