Ammucchia Gasperì. Per dire: nove partite ufficiali, zero sconfitte perché a Verona è finita senza gol, cinque vittorie, quattro pareggi; venti gol fatti, otto subiti; con quella di ieri sera, terza partita consecutiva senza subire gol, roba da sottolineare con la matita rossa da queste parti; dieci giocatori diversi già andati in gol (Dzeko, Pedro, Mkhitaryan, Perez, Veretout, Kumbulla, Ibanez, Spinazzola, Peres); qualificazione ai sedicesimi dell'Europa League più più che meno in tasca; posizione in campionato che legittima quell'obiettivo di un ritorno in Champions League che è stato dichiarato un po' da tutti.

Ma al di là dei numeri che comunque pure nel calcio qualcosa dicono, quello che rassicura di più di questa seconda Roma fonsechiana è la sensazione di una squadra in costante ed evidente crescita. Non solo con i suoi titolari, ma con tutti i giocatori che, di volta in volta, il tecnico portoghese decide di mandare in campo. Questo, di solito, succede in quegli spogliatoi in cui prima di tutto si diventa una squadra. Il tutto, peraltro, con una serie di contrattempi fisici che solo per la Roma non vengono quasi mai ricordati. Per ridire: contro il Cluj ieri sera ne mancavano sei, Zaniolo (oh, Zaniolo) e Perez, Diawara e Calafiori, Santon e Pastore, al punto che contro i romeni in panchina c'erano quattro ragazzi della Primavera a uno dei quali, Milanese, Fonseca ha regalato l'emozione dell'esordio, tanti auguri ragazzo, continua ad ascoltare Alberto De Rossi.

Certo l'avversario romeno può legittimare anche un po' di scetticismo sulla cinquina giallorossa in cui, comunque, abbiamo toccato con mano come la rosa sia meno corta, al netto degli infortuni, di quello che si poteva temere. Perché Mayoral con i suoi primi due gol ci ha fatto capire che ha le qualità per poter far riposare Dzeko. Perché Peres è decisamente meno peggio di quello che abbiamo sempre creduto. Perché bisognerà seguire con crescente attenzione i progressi di Villar. Perché Lopez, un passo alla volta, sta tornando a essere un portiere. Perché Ibanez rischia di diventare un giocatore che entra nel mirino dei top club. Perché Pedro e Mkhitaryan sono due campioni dove li metti li metti. Perché Pellegrini sta tornando ai suoi livelli, cioè quelli di un campione. E perché, soprattutto, questa Roma sta metabolizzando sempre di più le idee di un allenatore che meriterebbe maggiore rispetto di quello che gli è stato dimostrato da queste parti. Di certo non gli manca quello dei suoi calciatori e questa è la cosa più importante. Ha costruito un gruppo, ha trasmesso le sue idee che spesso e volentieri non sono banali (Villar trequartista ieri sera per esempio), ha fatto capire a tutti di essere importanti. Il risultato, come ha detto lo stesso Fonseca nel dopo partita, è che questa Roma è una squadra seria, che è capace di capire i suoi errori per non ripeterli, che sta acquisendo la consapevolezza di essere forte. Dovrà solo continuare a esserlo. Poi qualsiasi sogno sarà legittimato.