La Roma brinda al primo posto nel gruppo A goleando col Cluj e ipotecando il passaggio del turno. È vero che manca mezzo girone, ma il vantaggio su Young Boys (che ieri ha strapazzato il Cska) e sui romeni è già ampio, e se non ci saranno scherzi a fine novembre con i granata di Petrescu (sempre che ci sarà anco- ra lui, ieri sera a fine partita era avvelenato e ha sparso molti dubbi sulla sua permanenza sulla panchina granata), la sfida successiva in casa con gli svizzeri potrebbe garantire già la qualificazione. Inutile in ogni caso ragionare troppo in prospettiva, Fonseca preferisce concentrarsi partita per partita e con questa mentalità la Roma sta raccogliendo molti risultati interessanti. Ieri per esempio ne ha segnati cinque al Cluj, con un gol per tempo di Mayoral, belle capocciate di Mkhitaryan (dopo 57", gol più veloce della storia in Europa League) e Ibanez (24') e sigillo finale di Pedro (89'), con la solita, efficace eleganza. Cinque carezze per Gigi Proietti, salutato ieri mattina dalla commozione di tutti i romani e omaggiato prima della partita con un video commovente che nello stadio vuoto ha smosso qualche corda in più nell'anima già lacera- ta di ogni suo appassionato estimatore.

La Roma la pratica della partita l'ha archiviata praticamente in 57 secondi, il tempo impiegato da Mkhitaryan per incornare il cross di Spinazzola e infilare il povero Balgradean, nonostante il tentativo disperato del portiere romeno, l'unico peraltro della sua squadra a toccare il pallone in questo primo minuto giocato. Sì perché la Roma è partita a razzo, dal pallone giocato al fischio d'avvio dell'arbitro l'azione si è snodata prima all'indietro, poi in verticale sulla sinistra, poi di nuovo indietro sul tentativo di pressione degli avversari, quindi l'ha rimessa in circolo Pau Lopez, dal giro palla si è passati a un'altra bella verticalizzazione finché non si è cercato lo sfogo offensivo ancora a sinistra con Spinazzola che, dopo un dribbling col destro, ha crossato di sinistro per l'armeno che ha fatto gol. Una maestosa azione offensiva che è passata sui piedi di tutti i giocatori tranne uno: Bruno Peres. Ma l'ironia che potrebbe serpeggiare nell'animo beffardo di ogni tifoso romano (un'altra magnifica caratteristica di questa città di cantori disillusi, morti sempre troppo presto, da Petrolini a Trilussa, da Alberto Sordi a Gassman, a Fabrizi fino a Gigi Proietti) si può rintuzzare facilmente spostando subito il nastro della partita più avanti e rivedendo l'azione del terzo gol, al 34', condotta in solitaria proprio dall'ispirato esterno brasiliano, poi passata prima sui piedi assai sapienti di Mkhitaryan, poi sulla sovrapposizione di Veretout che ha tirato in diagonale, e sulla respinta di piede ancora di Balgradean, è stato ancora Peres a domarla di testa per far segnare Mayoral, al suo primo gol in maglia romanista, salutato da pacche di affetto non banale, come se in tanti attendessero l'evento. Tra i due gol ce n'è stato anche un altro, di Ibanez, bravo a svettare ancora di testa in area e a deviare in porta, nonostante il solito tentativo del portiere, un bel corner di Veretout. Tre gol su tre palle alzate in area: il sospetto di Petrescu della vigilia («Abbiamo un solo centrale superstite in rosa, non so come faremo a difendere, se Fonseca ce ne prestasse uno dei suoi gli pagherei una pizza») forse non era solo la lamentela preventivo di un tecnico impaurito. Effettivamente lì in mezzo il Cluj non l'ha mai presa e per la Roma è stata una serata di facile gloria, grazie comunque alla felice ispirazione di tutti i suoi interpreti, attenti in difesa e illuminati in avanti, con uno Spinazzola praticamente immarcabile.

Petrescu aveva provato a resistere al prevedibile assalto disegnando una squadra con un sistema cangiante: 4132 in fase di non possesso, con una sentinella in mezzo al campo, Hoban, pronta ad abbassarsi tra i due centrali (il superstite di cui si parlava, Ciobotariu, e l'adattato Manea), tre centrocampisti di contenimento e due punte. In possesso, però, il veterano Deac (unico superstite del precedente tra le due squadre del 2010) si apriva a sinistra e Rondon, una delle due punte, si spostava a destra, disegnando un 433 che però ha avuto poche occasioni per mettersi in luce. Pure Fonseca ha presentato qualche novità tattica nel suo sistema, alzando Veretout e Villar rispetto a Cristante e dise- gnando quindi una sorta di 3511, con Mkhitaryan che si è spesso af- fiancato a Mayoral. Ma al di là degli esperimenti tattici, favoriti indubbiamente dalla evidente permeabilità degli avversari, l'esigenza del portoghese è stata soprattutto quella di dosare le energie col bilancino. All'inizio ha schierato i soliti quattro titolari solo di coppa (Lopez in porta, Fazio in difesa, Villar a trequarti, Mayoral in attacco) facendo prendere altri minuti a Ibanez e Kumbulla dietro, scegliendo Veretout ma spostato più avanti di Cristante, e giocandosi la staffetta Mkhitaryan (primo tempo) con Pedro (secondo). Nel primo tempo la Roma non ha schiacciato gli avversari, si è limitata a capitalizzare tutte le occasioni, lasciandone un paio anche a loro: al 20' Itu ha rubato la palla a Cristante ed è entrato pericolosamente in area, poi ha perso l'equilibrio e ha tirato male, chiedendo un fallo che nessuno ha visto; al 23' Pau ha respinto a mano aperta un bel diagonale di Hoban.

Nella ripresa la partita non è cambiata, nonostante le tre sostituzioni immediate di Fonseca (dentro Pellegrini per Veretout, Jesus per Spinazzola e, per l'appunto, Pedro per Mkhitaryan) senza cambiare sistema: così il brasiliano si è piazzato sull'esterno ed è diventato un attaccante aggiunto, anche se non ha avuto molte occasioni per mettersi in evidenza. Poi allo scadere dell'ora di gioco, l'allenatore ha tolto anche l'imperforabile Ibanez e ha dato mezz'ora a Smalling. Per il quinto cambio si è concesso un omaggio, regalando l'esordio tra i grandi a Tommaso Milanese, diciottenne di Galatina, alla Roma ormai da quattro anni, dopo essere stato cresciuto da Fabrizio Miccoli. E il ragazzino, autore di una serie di grandi prestazioni con la Primavera che hanno convinto evidentemente Fonseca di dargli una chance probabilmente ascoltando anche il parere di Alberto De Rossi, ha risposto regalando a Pedro l'assist per il quinto gol al penultimo minuto della sfi- da, con una rapida combinazione con Mayoral, e splendida finaliz- zazione mancina dello spagnolo in diagonale, già al quarto gol con la maglia della Roma, il primo in Eu- ropa League. Il quarto di serata in- vece l'aveva segnato ancora Mayo- ral, su bel cross ancora di Bruno Pe- res allungato di testa da Manea: bravo l'ex Real a controllare e a bat- tere a rete, tutto di destro. Mayoral poteva segnarne un altro paio in due minuti: uno al 20', deviando di piatto un bell'assist di Peres (con- clusione respinta sulla linea), uno subito dopo, con un sinistro da buona posizione spedito altissimo. Anche il Cluj poteva fare un gol: al 32', con un bel cross lungo da sinistra del subentrato Pereira un- cinato sul palo lontano da Rondon, su cui Lopez ha fatto opposizione: poi Kumbulla ha spazzato via.

Vanno segnalate anche un paio di proteste dei romeni, rumorosi anche nella delegazione dei diri- genti in tribuna (ma l'arbitro in entrambe le occasioni ha giustamente fatto proseguire) e l'ennesima buona prestazione della difesa, con Pau Lopez attento a richiudere ogni increspatura e Ibanez ormai quasi abituato a uscire da ogni duello con la palla al piede e il sorriso sulle labbra. È il quinto clean sheet su nove partite. Davvero niente male. Ora prima della sosta si rende visita al Genoa, mentre al- tre big si affrontano in dirimenti scontri diretti. Messaggio ai navi- ganti: da queste parti si sta lavorando bene. Occhio.