L'acquisto invisibile della Roma è stato tesserato sabato e si allena da domenica, ma non è mai stato annunciato dal club giallorosso, che pure ultimamente aveva dedicato un tweet anche a Louakima e Zajsek, presi per l'Under 18.

Anche secondo transfermarkt, forse il più completo e aggiornato database di calciatori sul web, il 37enne Simone Farelli è svincolato dal primo settembre, all'indomani della scadenza del contratto con il Pescara (che due anni fa lo aveva preso sempre da svincolato, a mercato chiuso, per fargli fare da riserva non di Fiorillo, uno dei tanti "nuovi Buffon" che poi si sono dovuti accontentare di una carriera senza infamia e senza lode, ma del dodicesimo, il 21enne Kastrati): in assenza di foto, l'unica prova tangibile del suo tesseramento con la Roma è la famigerata lista dei 25 giocatori, quella del caso Diawara, e del 3-0 a tavolino col Verona, liberamente consultabile sul sito della Lega di serie A. Da lì si scopre anche che numero ha scelto: il 12, un pezzo di storia del calcio, caduto un po' in disuso a Trigoria, tanto che negli ultimi dieci anni è stato assegnato solamente una volta, nel 2017-18, all'ex Primavera Andrea Romagnoli, che a 22 anni fa il dodicesimo nella squadra riserve dello Spartak Mosca, ripensando con piacere a quando si allenava con Alisson. Lontani i tempi in cui lo portavano Superchi, Malgioglio e il giovane Peruzzi: da quando la numerazione è diventata fissa il miglior numero 12 della Roma è stato Chimenti, arrivato dopo Sterchele e prima di Lupatelli, Zotti, Maiorani, Pipolo e Barusso (!).

L'anno dello scudetto

Nel 2000-01 lo portava Marco Amelia, classe 1982, quando ancora il terzo era il titolare della Primavera: giocava con Daniele De Rossi, che quell'anno venne convocato per la prima volta con i grandi, Fiorentina-Roma, panchina senza fare un minuto. Quello stesso anno Mirante debuttava con la Juventus Primavera, mentre Farelli giocava già con i grandi, guardiano dei pali della squadra delle guardie carcerarie, l'Astrea, un pezzo di storia del calcio romano, il punto più alto del calcio dei dilettanti. Aveva cominciato al Fogaccia, a Montespaccato, era andato alla Lazio ma era durato poco, un solo anno, poi due all'Urbetevere, di Gildo Giannini, poi il Siena, che lo girò all'Astrea: titolare in serie D a 17 anni, 31 presenze a fine stagione. Un bel biglietto da visita, che gli garantì la maglia numero uno della Primavera del Siena, dal 2001 al 2003. Incrociò Balzaretti, Taddei, Cufrè e Guigou, il terzo anno fece il terzo in serie A allenandosi insieme a Chiesa e Tore Andre Flo, poi scese in serie C alla Nocerina, tornò a Siena nell'anno in cui lanciarono Mirante, ma andò via prima di inizio stagione, al Vittoria. Poi Ancona e Lanciano, dove ebbe come tecnico Francesco Moriero, che lo portò al Crotone, 14 presenze, promozione in B e conferma. Un anno da secondo (di un altro romano, Emanuele Concetti, che ritroverà a Trigoria: è il preparatore dell'Under 18), poi il ritorno a Siena, dove ai tempi della Primavera aveva conosciuto Selvaggia, la figlia 17enne del presidente De Luca, poi diventata sua moglie. Nel 2010 trovò Antonio Conte: giocò due partite, con due clean sheet, nell'anno della promozione in serie A: venne confermato come terzo, alle spalle di Brkic e Pegolo, e all'ultima partita, ottenuta una comoda salvezza gli regalarono l'esordio in serie A, Napoli-Siena 2-1, con Dossena che lo bucò due volte, la prima dopo 3'.

Ma proprio contro la squadra di Mazzarri si era tolto una gran bella soddisfazione pochi mesi prima: semifinale di andata di Coppa Italia, titolare contro Cavani, Hamsik e Pandev, lo bucò solamente un'autogol, a 4' dalla fine, ma il Siena vinse 2-1, grazie a Reginaldo e D'Agostino, che infilarono il suo attuale direttore sportivo, Morgan De Sanctis. Al ritorno, quando il Napoli vinse 2-0, conquistando la finale dell'Olimpico (poi vinta, battendo 2-0 la Juve di Conte), tra i pali del Siena c'era Brkic. La sua ultima parentesi nella città del Palio, durò 4 anni, tutti condivisi con il preparatore dei portieri che Conte si era portato da Bergamo, Marco Savorani: se ne andarono insieme, nel 2014, uno venne a Trigoria, partendo dalle giovanili, uno andò a Latina, 15 partite in B, nel 2014-15. Aveva 32 anni, fu l'ultima volta che andò in doppia cifra come presenze: nel 2016-17, al Trapani, era il secondo del ventenne Guerrieri, ex Lazio Primavera, che dopo un buon inizio commise qualche errore di troppo. Così a gennaio il club siciliano prese Mirko Pigliacelli, ex Roma Primavera, spedì Guerrieri in panchina e Farelli in C, all'Arezzo. Non scese mai in campo, né in quei mesi, né l'anno dopo a Novara, né nell'ultimo biennio a Pescara: l'ultima partita resta Trapani-Brescia 0-0 del 30 dicembre 2016, un dignitoso clean sheet contro l'Airone Caracciolo e Torregrossa. La chiamata della Roma è arrivata quando rischiava di appendere i guanti al chiodo: è il più vecchio della rosa, cinque mesi più di Mirante, ma ha accettato uno stipendio da ragazzino. Lo ha chiesto esplicitamente l'amico Savorani, che per gli allenamenti vuole sempre quattro portieri: con il suo arrivo non sarà necessario toglierne due alla Primavera, e il 18enne Boer potrà lavorare in settimana con la squadra con cui giocherà il sabato. Sapendo che il terzo portiere in Europa League resterà lui - Farelli non può essere inserito in lista Uefa fino a gennaio, salvo infortuni di Mirante o Pau Lopez - e che potrebbe benissimo venire chiamato anche in campionato, quando le partite di Paulo Fonseca e quelle di Alberto De Rossi non si giocheranno lo stesso giorno. A Farelli sta bene così: a quasi 4 anni dall'ultima partita giocata, allenarsi a Trigoria è comunque un sogno. E non è detto che non ci resti anche l'anno prossimo: chi lo conosce bene lo descrive come molto dotato sul piano tecnico, facile che il suo futuro sia insegnare il mestiere ai giovani portieri.