Sarebbe il caso di dire ci risiamo. Se non fosse che il ricorso al Tar annunciato per l'ennesima volta da Francesco Sanvitto contro il nuovo stadio della Roma rischia seriamente di fare la fine di tutti i precedenti annunciati (e a volte depositati). Vale a dire un grosso e fragoroso buco nell'acqua. Eppure da ieri serpeggia un certo pessimismo nell'etere e soprattutto sui social network per quello che secondo Sanvitto sarebbe un clamoroso autogol del Comune di Roma sull'iter per l'approvazione del progetto. Ed allora, prima ancora di riportarvi le posizioni dei proponenti e dell'amministrazione capitolina, vediamo quale sarebbe questo autogol. Sanvitto sostiene che il Comune avrebbe dovuto porre in votazione all'Assemblea di Roma Capitale il Verbale di determina della Conferenza dei Servizi prima di pubblicare la Variante al Piano Regolatore in essa contenuta. Un contenzioso che sarebbe supportato dal parere dell'avvocato Andrea Pavarini del foro di Venezia. Scrive Pavolini nella sua memoria "L'art.62 comma 2 bis del Dlgs 50/2017 secondo periodo (aggiunto al testo in sede di conversione in legge del decreto), prevede che, nell'ipotesi di impianti sportivi che ricadono su aree pubbliche, il verbale conclusivo di approvazione del progetto costituisce variante allo strumento urbanistico. Si tratta dell'ipotesi in cui l'iniziativa dell'opera sia pubblica. Il periodo successivo, invece, disciplina la diversa ipotesi di impianti sportivi privati stabilendo che, in tal caso, il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione di variante ed è trasmesso al sindaco, che lo sottopone all'approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile".

Apparentemente nulla da eccepire, se non fosse che proprio su questo aspetto Comune, Regione e proponenti hanno voluto approfondire la ratio e l'interpretazione di una legge (quella del 2017 voluta dall'allora Ministro Marianna Madia) che ha riformato profondamente l'iter delle Conferenze dei Servizi, snellendo il percorso burocratico, e che trova forse la sua prima applicazione proprio in questo caso. Un approfondimento su cui si è discusso molto e che ha richiesto più di due mesi, e che alla fine ha portato alla decisione di una maggiore cautela, addirittura rinunciando a quel regime di urgenza ed eccezionalità (che pure sarebbe previsto per legge) che avrebbe dimezzato i tempi di approvazione della Variante. Queste sortite di Sanvitto purtroppo non sono nuove e probabilmente non termineranno qui.

Si tratta dell'animatore del Tavolo Urbanistica del Movimento 5 Stelle fino a poco tempo fa, quello che portò il gruppo di Beppe Grillo ad opporsi al progetto fin dai primi giorni, costringendo la sindaca Raggi ad una difficile trattativa con i proponenti, nel tentativo di trovare una via d'uscita ad una posizione che invece sembrava strozzarla politicamente. Ora Sanvitto anima un proprio Tavolo, sempre più lontano dai 5 Stelle. Dal Campidoglio si dicono assolutamente sereni. Al punto che proprio mentre Sanvitto annunciava il proprio ricorso, parlava pubblicamente l'assessore all'Urbanistica del Comune Luca Montuori. E lo faceva nell'ambito dei lavori dell'Osservatorio Stadio della Roma (un organismo che racchiude comitati e cittadini allo scopo di informare e garantire l'interesse della popolazione interfacciandosi direttamente col Gruppo di lavoro tecnico/inter-assessoriale di Roma Capitale). «Ho ricevuto una serie di osservazioni che ho provveduto a trasmettere ai rispettivi dipartimenti. Una delle cose che abbiamo voluto conservare, in una procedura che derivava da una legge dello Stato, era che questa base tra adozione e approvazione della variante poteva anche essere saltata. Invece mi sono impegnato per lasciare una base di discussione per le osservazioni e indicazioni anche da parte dei cittadini. Leggendo tutte le carte siamo completamente sereni che la fase di adozione sarà nei tempi» le parole di Montuori. Parole chiare e nette che tagliano la testa al toro e dovrebbero far cessare ogni polemica. Almeno fino alla prossima volta.