Per Chris Smalling ci vuole cautela ma questa volta ci siamo davvero. Il blitz a Londra del Ceo Fienga si è rivelato proficuo, l'ultimo rilancio giallorosso ha fatto cadere le residue resistenze del Manchester. Questa mattina toccherà al mediatore croato Jozo Palac, decisivo e instancabile nell'intera vicenda, la sortita a Trigoria per mettere la parola fine sull'estenuante telenovela.

L'inglese diventerà definitivamente romanista per una somma complessiva che oscilla fra i 15 e i 16 milioni, bonus (di facile raggiungimento) compresi. Il suo ingaggio dovrebbe aggirarsi sui tre milioni annui più bonus, per tre stagioni e un'opzione sulla quarta. Un costo che andrà a incidere meno sul bilancio del club rispetto alla sua prima esperienza nella Capitale. La Roma potrà beneficiare delle agevolazioni previste dal Decreto crescita per i lavoratori provenienti dall'estero, risparmiando un milione e mezzo l'anno sul lordo del contratto. Dal canto suo, anche lo United godrà di un discreto risparmio sul monte stipendi: Smalling era legato ai Red Devils per sette milioni e mezzo (lordi) a stagione.

Per intendersi, i due mesi estivi di tira e molla sulla possibile partenza, sono costati al Manchester qualcosa come 1,3 milioni circa. Per un giocatore ai margini della rosa. Tutti contenti, allora? Quasi. Perché la Roma ha chiesto che a fronte del suo sforzo per avvicinarsi sensibilmente alle richieste inglesi, sia inserito nel pacchetto anche un esterno destro. Più l'olandese Fosu-Mensah, 22 anni, scuola Ajax, contratto in scadenza nel 2021, che il portoghese Diogo Dalot, in pole fino a mercoledì. Ancora oggi si lavorerà per chiudere anche questo versante dell'operazione, poi si procederà con le cessioni. Per un esterno e un centrale in entrata, altrettanti sono in uscita: Peres a Cagliari e Fazio alla Sampdoria. Con buona pace di tutti.