Chiudete bene quella porta, per favore. E chiudetela una volta per tutte. Mancano ormai poche ore all'inizio del campionato e la porta della Roma è ancora aperta. Anzi, spalancata.

E, per questo, lì continua a entrare di tutto. I tiri all'incrocio vanno bene; ma le "stracchinelle" al centro dei pali non sono (più) ammesse. Pau Lopez è in caduta libera dal giorno in cui ha regalato il gol ad Acerbi nel derby: da quella partita, una serie infinita di errori grotteschi e di rare parate degne di questo nome. Al punto che, oggi, con lui la papera è tristemente diventata la regola e la parata l'eccezione. Possibile? No. Paulo Fonseca ha continuato a dargli fiducia anche quando lo spagnolo avrebbe meritato di sedersi in tribuna, manco in panchina, e nei tre test di pre campionato l'ha sempre proposto come titolare. Assumendosi rischi e responsabilità enormi, perché se oggi Pau lasciasse il posto ad un altro, nessuno nel mondo Roma - probabilmente - si indignerebbe e alzerebbe la voce per protestare.

Ecco perché la "questione portiere" sta assumendo, giorno dopo giorno, confini paradossali e tristemente indefiniti. Antonio Mirante, dati alla mano il miglior "secondo" del campionato, non potrebbe far peggio di quanto fatto nel recente passato da Pau Lopez: Fonseca è chiamato obbligatoriamente a una scelta che potrebbe rivelarsi geniale (far finta di niente, e continuare con Pau) o fallimentare (far finta di niente, e continuare con Pau), ma una scelta deve farla. In un senso o nell'altro. Deve decidere, una volta per tutte, chi sarà il titolare. Il vero titolare. Anche a costo di mettere in panchina 30 milioni di euro; anche a costo di lanciare un ragazzino di 37 anni abbondanti. Conta la Roma, non contano i soldi: in campo, quindi, deve andare chi – sulla carta – offre le maggiori garanzie per la squadra. Che, per un ruolo così delicato e particolare, non sono soltanto tecniche ma anche psicologiche. Tra i pali servono uomini di grande personalità, che sappiano assumersi in 90 minuti responsabilità di ogni tipo. E che, soprattutto, non fuggano banalmente dai loro doveri professionali.

E, poi, basta con la storia che un portiere nel calcio attuale debba saper giocare con i piedi: un portiere come prima cosa deve saper giocare con le mani, cioè deve saper parare. Poi, se è bravo anche a far girare la palla con i piedi ok, ma tutto questo non può essere una discriminante. Se mai, una qualità in più. Non un requisito. E nella Roma non ci sono portieri con i piedi di Totti, giusto? Se mai, è giusto ricordare che con i piedi si può anche parare: il principale compito di un portiere, del resto, è non fare entrare il pallone in porta, e il regolamento prevede l'utilizzo di una qualsiasi parte del corpo per riuscirci. Parare con i piedi spesso è meglio che giocare con i piedi.