Trecentocinquanta, la tabellina canta. Sono i gol realizzati da Edin Dzeko dal 2003 ad oggi in carriera. Un numero che significa continuità per un giocatore che - si continui pure a dirlo che magari gli allunga la carriera - non è un killer sotto porta, non è un vero numero nove, che bla bla bla. Eppure continua a superare traguardi. Il sinistro con cui ha battuto Ujkani all'Olimpico Grande Torino è stato un passaggio importante per la risposta al vantaggio granata in una partita che valeva il quinto posto e l'accesso diretto alla prossima Europa League. «Potevamo arrivare quarti», il messaggio del campione a fine gara. Mentalità e frustrazione di non vincere, cosa che non gli riesce da quando è arrivato nel club al quale è rimasto più fedele in vita sua. Il rammarico per aver centrato per ora solo l'obiettivo minimo. Troppe concause, troppi errori ma una reazione di carattere nel finale di campionato che almeno ha posto rimedio a una situazione che sembrava sfuggita ancora una volta di mano.

Un post lockdown da 4 gol e 5 assist (si è giovato di aver vicino Mkhitaryan), ha risposto presente con le prestazioni. Un po' di saltuario nervosismo nelle difficoltà. Tutto in linea con la sua storia. Come i traguardi tagliati: 350 gol in carriera (di cui 106, la maggior parte in maglia giallorossa). E non ha un buon feeling con i calci di rigore. Un vero peccato per un attaccante della sua classe che, non tirandone tanti come alcuni celebratissimi colleghi (nell'attuale classifica cannonieri Immobile e Ronaldo senza penalty non sembrerebbero marziani), non può raggiungere certe cifre. In carriera è andato 20 volte dagli undici metri e ha segnato solo 11 volte, con 9 errori. Con la Roma ne ha tirati 7 (8 con quello tirato in Curva Sud dopo i tempi regolamentari nella partita horror con lo Spezia nella Coppa Italia 2015-16), di cui 3 segnati e 4 (5, vedi sopra) falliti. Anche per questo, da quel Roma-Torino di Coppa Italia del 20 dicembre 2017 ha smesso. Fino a mercoledì sera, quando, per staccare Volk l'avrebbe anche calciato, ma ha preferito lasciare tirare Diawara, per il suo primo gol con la Roma. Stesso gesto di quando permise a Defrel di realizzare l'unico gol con la Roma (al Benevento nel febbraio 2018). A Torino Fonseca aveva designato Kolarov, ma i giocatori ogni tanto infrangono la regola del rigorista: Edin l'avrebbe tirato per scavalcare Volk, invece l'ha lasciato al guineano. Tanto lui Volk l'avrebbe staccato allo scadere, con una perla rara che giusto il Var avrebbe potuto annullare per un "fuorigioco di sedere".

Centosei gol con la Roma, aggancio al quarto posto di un mito come Rodolfo Volk nella classifica marcatori all-time della squadra giallorossa, ora Edin può puntare Amadei che dista di sole cinque lunghezze e raggiungere il podio, dietro a Francesco Totti e Roberto Pruzzo. Ci sarà tempo, in Germania in Europa League, o l'anno prossimo, perché salvo colpi di scena il futuro di Dzeko sarà all'ombra del Colosseo, dove sua moglie Amra a settembre partorirà la seconda figlia femmina. Il suo agente Silvano Martina qualche giorno fa si è recato a Trigoria ma l'argomento del futuro non è stato toccato, perché solo un anno fa c'è stato il rinnovo. Checché se ne dica, pur nella comprensibile logica post Covid, per ora non è arrivata la richiesta di spalmare l'ingaggio né è stato comunicato a Edin che il club non punta più su di lui. Offerte da altre squadre non sono arrivate e sebbene piaccia a mezzo mondo ha un ingaggio alto (anche in rapporto all'età) e una cessione alla Roma converrebbe solo in un'ottica di ridimensionamento (per cancellare uno stipendio alto) e nell'ambito di qualche scambio (dove poter valutare di più il giocatore).

La sensazione, insomma, è che la scelta dalle parti sia stata fatta l'anno scorso a Ferragosto. E poi la domanda è: l'ottica della Roma quale sarà? Tanto dipenderà da chi sarà il futuro proprietario della Roma. Ma Dzeko è tranquillo, ora si preparerà al rush finale per provare a sognare l'Europa League. A Torino contro la Juve con tutta probabilità Fonseca lo farà riposare (tra l'altro sul numero 9 pende una diffida e un'ammonizione in vista della prima gara della prossima stagione potrebbe pesare) per preservarlo in vista di Roma-Siviglia, dove il bosniaco tenterà di continuare a scrivere la storia della Roma.