Viene un po' da sorridere, amaramente, a rileggere il titolo di questa pagina alla vigilia della partita d'andata: Giù la maschera, era l'esortazione alla Roma, in difficoltà per gli infortuni (strano, no?) e con Dzeko convocato ad appena due settimane dalla doppia frattura allo zigomo sofferta col Cagliari. Al massimo parlavamo di maschera, nessuno avrebbe potuto immaginare che la partita di ritorno si sarebbe giocata in piena estate, otto mesi dopo, e rigorosamente in mascherina, ma ovviamente l'obbligo varrà per quei pochi che saranno ammessi agli ingressi di uno stadio che resterà maestosamente deserto, e ne saranno esentati solo quelli che scenderanno in campo. 300 persone, compresi i protagonisti, varcheranno i cancelli stasera per rientrare dentro l'impianto del Foro Italico dopo l'incubo del Coronavirus, peraltro non ancora completamente esorcizzato. 

Al bando ogni polemica dei giorni dell'incertezza: detto che questo non sarà mai il nostro calcio, da stasera gioca la Roma e per la Roma tiferemo in questa corsa al quarto posto, ognuno come può, a distanza, sperando di non doverci imbattere in quegli orridi artifici delle tribune fintamente colorate o dei cori modulati al computer, con il cursore alzato quando la palla entra in area. Questo sarà sempre il calcio del Covid, il nostro è un'altra cosa. E quando sarà, si vedrà. L'ultima volta che la Roma ha giocato senza il conforto del suo pubblico è stato addirittura 14 anni fa, e fu in campo neutro, a Rieti, contro il Cagliari, battuto 4-3. Curiosamente, 4-3 al Cagliari è anche il combinato disposto dell'ultima partita giocata dalla Roma, 115 giorni fa, il 1° marzo, quando i primi segni del Coronavirus si palesavano eppure nessuno immaginava a che cosa saremmo andati incontro. Per risalire a una partita a porte chiuse all'Olimpico bisogna invece andare indietro nel tempo fino a Roma-Real Madrid (0-3) dell'8 dicembre 2004.

La Samp poi di suggestioni ne regala di suo, per certi picchi di sogni infranti (il Roma-Sampdoria 1-2 che ci costò uno scudetto dieci anni fa, con Ranieri in panchina, ma sulla nostra) e altri di magnifiche imprese personali, dallo stoicismo spiegato ai posteri di Giacomino Losi (che restò in campo e segnò ai doriani nonostante uno strappo all'inguine nel 1961), alla generosità fatta centravanti (Petrini che alla vigilia del Natale del 1975 chiese scusa al pubblico per gli errori commessi prima di segnare il gol partita, assurgendo a gloria definitiva), al trionfo della tecnica applicata al calcio, col magnifico gol di Totti a Marassi nel 2006 su assist di Cassetti. Roba di gol, roba da Prati, da Pierino Prati: e ci piace pensare che l'Olimpico stasera sarà silenzioso anche in segno di rispetto per la scomparsa di un campione che ha dato davvero un senso al ruolo del bomber con la maglia della Roma, prima di Pruzzo, di Voeller, di Batistuta, di Dzeko.

E la Roma da Dzeko ripartirà, lui sarà il capitano, lui l'uomo più atteso, lui dovrà trovare il modo per battere Ranieri. L'ultima volta che Re Claudio ha affrontato la Roma all'Olimpico tornò a casa con quattro reti sul groppone, guidava l'Inter all'epoca, mentre sulla panchina della prima Roma americana c'era Luis Enrique, il primo di una lunga e per ora ininterrotta serie di tecnici con mentalità vincente che però non hanno alzato trofei. All'andata, nel giorno in cui Ranieri compiva 68 anni e in cui prese l'incarico di allenatore della Sampdoria rilevando Di Francesco (che in sette partite aveva ottenuto una sola vittoria e sei sconfitte), finì 0-0. In 18 partite con un romano in panchina, la squadra che ha un romano anche come presidente, il colorito Ferrero, ha totalizzato 6 vittorie e 16 punti, rialzando un po' la testa. Arbitra Calvarese: con lui la Roma non vince da oltre due anni. In questo campionato sarà la quarta volta: se la cavò benino col Genoa e con l'Inter, ma sbracò nel derby dei rimpianti. Occhio.