La bomba del giorno verte su una notizia che darebbe davvero senso al calcio d'estate che si sta riprogrammando invece con l'unico obiettivo di non far saltare qualche società indebitata. La regala l'autorevole professore Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene e Medicina preventiva alla Statale di Milano e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi intervenendo ai microfoni di Radio Punto Nuovo: «Pensare che a luglio una piccola fetta di spettatori possa tornare sugli spalti a guardare le partite? Sì, è possibile».

Non è un ultrà a dirlo, ma un virologo di chiara fama con un curriculum lungo così: «Il calcio - ha aggiunto - può ripartire, ma per ora a porte chiuse. Stiamo cercando di procedere gradualmente su tutto. Ad esempio abbiamo verificato che l'aria condizionata nei cinema non è troppo pericolosa, ma il comportamento della gente lo è. Anche nel calcio, evidentemente, perché allo stadio non si va in religioso silenzio ad ascoltare musica classica...».

Oggi Consiglio di Lega

Questa sì che può essere una grande apertura. Ce la teniamo stretta mentre osserviamo quello che succede in questo strano mondo del calcio. Da oggi a giovedì sono in programma altri due appuntamenti decisivi che potranno ulteriormente dividere tutti o all'improvviso riunirli sotto la grande bandiera della Lega calcio: oggi c'è il Consiglio che dovrebbe servire a preparare l'incontro con il Ministro Spadafora di giovedì, data ormai da tutti individuata come quella utile a fissare nei dettagli la ripartenza del calcio italiano (o almeno quello di Serie A, mentre la B attende ancora e gli altri sono già finiti nel dimenticatoio). I nodi però restano grossi e stanno ancora lì, tutti da sciogliere. Vediamoli nel dettaglio.

Date e orari: Sky e Rai in guerra

Lo spostamento decretato dal Consiglio Federale del termine ultimo della stagione al 20 agosto è stata la mossa decisiva per salvare una ripartenza che altrimenti sarebbe stato davvero arduo immaginare. Così invece sono aumentati gli slot e anche se ad agosto ci sarà il problema della contemporaneità delle coppe europee, si potrà agevolmente trovare il tempo per incastrare le 127 partite che mancano per decretare tutti i verdetti della stagione, coppa Italia compresa.

L'ipotesi è cominciare il 13 giugno (se però il Governo lo consentirà) con i quattro recuperi che mancano per allineare tutte le squadre al traguardo delle 26 giornate disputate. Parliamo di Atalanta-Sassuolo, Verona-Cagliari, Inter-Sampdoria, Torino-Parma. Poi il 20 si ripartirebbe dalla 27ª giornata (la Roma sarebbe impegnata all'Olimpico contro la Sampdoria) e via col calendario fitto con dodici slot più quelli per la Coppa Italia: fino al 20 agosto sono quasi 20 tra infrasettimali e week-end, quindi il piano è sostenibile.

Un problema potrebbe essere sugli orari: c'è l'ok di tutti per giocare alle 18,45 un turno e alle 21 un altro, in Lega però hanno individuato anche un terzo orario alle 16,30 e considerando l'afa in molte regioni d'Italia prevista per fine giugno e tutto luglio è assai complicato. I calciatori non ne vogliono neanche sentir parlare. Gastaldello, capitano del Brescia, ieri ha parlato chiaro a Radio Anch'io lo sport: «Finire questo campionato è una forzatura, giocare 12 partite d'estate ci espone a rischi incredibili e giocare alle 16,30 sarebbe scandaloso».

C'è la questione protocollo, soprattutto per l'eventuale contagiato che, ad oggi, farebbe sospendere il campionato: la speranza è che la curva dei contagi faccia allentare la presa e induca il Comitato Tecnico Scientifico a rivedere le sue certezze.

C'è poi pure la questione televisiva: Spadafora auspica che giovedì la Lega arrivi all'incontro con un accordo raggiunto con Sky sia sui pagamenti sia sull'eventualità di trasmettere in chiaro Diretta Gol, ma nessuno al momento sta trattando con i broadcaster. E oltretutto con gli orari differiti si giocherà praticamente ogni giorno e mai ci saranno più di tre partite in contemporanea. Forse Spadafora su questo è stato informato male. In più la Rai minaccia: dare questa possibilità a Sky sarebbe sleale.

Durissima l'Aic

Tommasi e Calcagno, presidente e vicepresidente dell'Aic in due diversi interventi hanno ribadito il concetto dell'orario: «Questo orario non è sostenibile. E non dimentichiamo il problema dei contratti. Infine spostare il controllo dei pagamenti degli stipendi rischia di lasciare molti giocatori senza emolumenti per cinque mesi».

Già che ci siamo, registriamo pure la durissima dichiarazione di Calcagno alla Gazzetta Regionale, a proposito della candidatura di Tardelli all'Aic: «Lui e Dossena vanno negli spogliatoi a sostenere che io e Tommasi abbiamo fatto sparire 13 milioni di euro dalle casse: è uno sciacallo». Si attendono repliche.